martedì, 05 giugno 2007
Parlare di boy's love all'interno del genere j-rock, come ben intenderà chi conosce il fandom, è qualcosa di sostanzialmente obbligato, vuoi perché il background su cui muove l'attività dei fans è quello del fanservice di chiara impronta omosessuale, vuoi perché simili fantasie rappresentano uno dei motori che senz'altro qualificano la scelta di simili trame.
Proprio perché il crisma dell'omosessualità pare codificato a prescindere dalla verosimiglianza, però, è anche tremendamente difficile trovare opere che abbiano un minimo target di originalità e, soprattutto, prestino un'adeguata attenzione ai caratteri. Ne sa qualcosa il fandom relativo ai Dir en grey, la cui popolarità non solo ha sdoganato le coppie più improbabili, ma anche proposto letture lontanissime dai caratteri originali. Eppure, come sempre accade se si prova una passione autentica per la lettura come per la composizione, persino in un oceano di PWP è possibile trovare qualcuno in grado di regalare un sogno, un sorriso, un'interpretazione indimenticabile.
E' senz'altro il caso di Fonulyn, finnica cultrice della coppia KaoruxDie e probabilmente una delle migliori firme del fan anglofono sulla coppia.
Quali sono le caratteristiche che concorrono a rendere le sue opere estremamente godibili, realistiche e gradite persino a chi non è propriamente un devoto del pairing? A mio avviso il suo punto di forza è senz'altro uno splendido realismo. Benché sia opinione condivisa - e senz'altro fondata, fosse pure per il pubblico di destinazione - lo yaoi nasca senza la minima pretesa di verosimiglianza, ritengo comunque più gradevole, meritoria ed interessante una storia che non trasformi i protagonisti in svenevoli donnette solo per giustificare un'accoppiata contro natura.
Fonulyn realizza uno splendido equilibrio tra fiction e realtà, mostrandoci in ogni sua pagina i due chitarristi entro una cornice di quotidianità che non stride mai con la plausibilità delle situazioni. Se Daisuke (l'uke) mostra una mascolinità più sensibile e fragile dietro la maschera da joker, Kaoru (il seme) è un ritratto incredibilmente - e godibilmente - fedele del Niikura originale: grezzo, greve, insensibile ed a tratti cinico per il puro gusto di esserlo.
Malgrado il sesso sia una componente senz'altro importante della narrazione, non è mai il solo protagonista delle scena: spiccano piuttosto due uomini autentici e credibili, intrecciati in un'amicizia-amore dalle conseguenze sorprendenti.
Per chi fosse interessato a scoprire il colorato universo di questa autrice, non posso che rinviare al suo livejournal od alla sua traduttrice ufficiale, Neve83, le cui curatissime translations conservano intatto il brio dell'originale.
posted by satsuki alle 21:32 in 05 kabuki quotidiano
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giovedì, 23 febbraio 2006
Michelle - D.H. - Tra j-rock e farsa
La nascita di questa sezione obbedisce ad un desiderio molto peculiare della sottoscritta, sebbene mi auguri rappresenti una valida guida ed un gradito contributo per tutti coloro che hanno curiosità in merito ad un genere di cui molto si dice, ma che pochi praticano davvero. Come ho tentato di esplicitare nell'articolo dedicato alle fanfictions yaoi, solo il dilagare di un sensazionalismo modaiolo (lo stesso per cui ho scelto di oscurare il mio malauguratamente celebre Prometheus), non sorretto da un'adeguata sensibilità e preparazione culturale, ha concorso ad alimentare la fola secondo la quale nelle yaoi tutto vada bene, purché il sesso sia il più anomalo possibile. In Italia, in sostanza, o si leggono Harmony gay - in cui, in luogo del termine anima, sarebbe del tutto possibile inserire i vari nomignoli dell'organo genitale maschile o dell'orifizio posteriore -, oppure manuali di anatomia redatti da un Lombroso cieco e pazzo, per cui l'uomo - inteso come maschio - sarebbe un individuo plurisnodato ed in grado di espellere fluidi con la continuità di una pompa idraulica.
E' evidente, dunque, che l'amante di una buona storia tende ad evitare per principio qualsivoglia narrazione in cui compaia - per onestà dell'autore - una simile sigla. Persino se, come nel mio caso, non vi è alcun preconcetto in merito alla scelta di un pairing omosessuale. La ragione profonda delle brutture di cui sopra e del conseguente, aristocratico rifiuto per un'eventuale lettura, sta in quel che diffusamente si è detto in merito al genere nel suo complesso: OOC selvaggio, cura nulla per la trama, nessun rispetto per i personaggi e, ragione principale, inserimento di una coppia omosessuale in un contesto in cui la coppia omosessuale NON può esistere.
Il contesto è senz'altro il fronte narrativo che in Italia è stato più brutalizzato, sino a farne un accessorio che nessuno crede vada tenuto in conto. E' invece l'unico elemento che il buon autore dovrebbe aver ben presente per scrivere una storia buona, ottima o almeno appetibile. Proprio muovendo dal contesto della storia e dalla cura con cui è reso, è mio interesse usare quest'angolo per parlare della BELLA narrativa yaoi, degli autori degni d'esser letti - a mio avviso - e delle pagine che desidero consigliare come esempio di ottimo plot, magistrale uso del registro linguistico e cura dei caratteri.
Per inaugurare questo mio particolare e personalissimo Digesto, ho scelto una delle firme che meglio rappresenta il fandom anglofono del j-rock: Michelle, altrimenti nota come D.H. (Doi Hachiro). Amatissima ed incredibilmente celebre nel contesto delle fanfictions ispirate a gruppi j-rock (soprattutto L'Arc~en~ciel, di cui è fan e coscienza storica, come mostra il suo magistrale Sakura no Honki), D.H. è un'autrice colta, poliglotta, incredibilmente prolifica e ricca di un'inventiva che rende le sue pagine autentici pezzi unici. Dotata di un sarcasmo feroce e di un umorismo pungente, è in grado di illustrare persino una tragedia senza mai privare il lettore di un siparietto comico, di una battuta che allenta la tensione, di una caratterizzazione caricaturale o psuedocaricaturale. Nelle sue pagine capita con frequenza imbarazzante di commuoversi fino alle lacrime o di ridere sino ad un analogo punto di tensione, tant'è che sconsiglierei di leggerla in un luogo pubblico. Molto duttile, sa giocare con notevole maestria nell'uso dei registri linguistici, passando da descrizioni vivide e quasi poetiche, a dialoghi da angiporto. Quest'ultimo punto merita un approfondimento, perché il dialogo è uno degli strumenti cui D.H. ricorre con la massima frequenza ed in virtù del quale tratteggia il personaggio nei suoi vezzi e nei suoi difetti. In una mimesi perfetta con la realtà, nessuno dei caratteri descritti dall'autrice parla come un altro: ciascuno ha il suo registro, il suo intercalare (Michelle conosce il giapponese e se ne serve abbondantemente, riportando, nel caso dei L'Arc~en~ciel, persino i vezzi e le inflessioni dell'Osaka-ben), il suo peculiarissimo modo d'impostare la comunicazione. Ciò offre a chi legge l'impressione di una naturalità del confronto davvero viva e gradevole da ritrovare sulla pagina. D.H. è soprattutto un'autrice brillante, con una chiara vocazione al farsesco e con una profonda intelligenza compositiva: non è difficile interpretare le sue pagine come una sorta di colorato fanservice, oltre il quale, però, i protagonisti recuperano in modo pieno ed assoluto la propria statura umana. E' la prima, nei fatti, a non celare la propria avversione per il fangirlismo che ha corrotto la naturale essenza della fanfiction j-rock. Uno dei temi più ricorrenti nelle sue pagine, dedicate - almeno le più note - ai L'Arc~en~ciel, con fondamentale preponderanza del pairing SakuraxHYDE (scelta non casuale, poiché nei fatti è storicamente ambiguo il rapporto tra i due), è quello della maschera. Ogni carattere lotta con se stesso, con l'immagine allo specchio (ho scoperto molte affinità con D.H.: e chi mi ha letta e vorrà leggerla se ne renderà conto. Suppongo essere vere fans importi automaticamente questo), con l'idea di un successo che schiaccia e priva di qualsivoglia dignità. Una delle sue opere più drammatiche - ed eccezionalmente comiche al contempo -, Offer and demand, si apre con uno splendido monologo di Hideto Takarai, che parla con il riflesso di Haido allo specchio: l'uomo di trentaquattro anni contro l'immagine patinata ed eterna di un se stesso di carta. Un monologo che diventa un dialogo ironico, pungente, amarissimo, atroce nelle sue verità ed eccezionalmente vivo e credibile nei temi e nelle velate accuse che porta. In Good Morning, HYDE, intenso e dolente p.o.v. di Sakura, il tema dell'essere e dell'apparire viene senz'altro ripreso ma in un'ottica ancora diversa: c'è lo scollamento tra Yasunori, ragazzo di Tokyo con sogni di musica, e Sakura, batterista dei L'Arc~en~ciel e designato amante di Haido. Quest'ultimo, inquietante ed inafferabile, mostrato in un ruolo che ricorda non poco le suggestioni de "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov, erode poco alla volta la dignità e le resistenze di Yasunori, impadronendosi della sua anima e liberando solo lo strato più superificiale del Sakura maschera. Una delle frasi a mio avviso più belle che connota, con pennellate essenziali, proprio la tormentata figura di Yasunori Sakurazawa è senz'altro (cito a memoria) "Avrei desiderato tornare indietro, ai tempi in cui guadagnavamo, sì, ma solo per vivere ed ancora non eravamo finiti schiacciati dal tallone della macchina della produzione". Come evidente dall'inserimento in questa sezione, D.H. è un'autrice yaoi. Ma cosa vuol dire essere un'autrice yaoi? Se vi aspettate di trovare checche isteriche od harmony nelle sue pagine resterete fortemente delusi: non ci sono. D.H. non chiama neppure mai in conto l'anima, ma l'attrazione fisica pura e semplice. Ed altrettanto semplicemente, quando parla di sesso, lo fa in modo poco o nulla poetico, ma con una veridicità dal sapore brutale - ragione per la quale le sue pagine sono NC17-NC21, del tutto sconsigliate ad un pubblico minorenne -. D.H. muove da situazioni di forte ambiguità storica e le interpreta senza alcuna forzatura. E' molto attenta - e lo fa in più contesti - nel rilevare, ad esempio, 'Haido e Sakura non sono gay. Non sono ragazze. La loro storia nasce per effetto di un'attrazione improvvisa e del tutto unica. Non destinata a ripetersi con altri'. Oppure, per giustificare l'attrazione di Tetsu per Haido: 'Tetsuya non poteva fare a meno di pensare Haido fosse la creatura più bella avesse mai visto. E se c'era una cosa cui Tetsuya non sapeva resistere, quella era proprio la bellezza'. Oppure, in uno dei momenti più drammatici - e son veramente tanti - della trilogia aperta con First blood - la rivendicazione rabbiosa di Haido a Tetsuya: 'Non chiamarmi kawaii. Io non sono carino. Io non sono una ragazza né un animaletto domestico. Io sono un uomo'. O ancora, questa volta Tetsuya ad Haido, "Tu non ami né gli uomini e le donne. Tu ami solo quello che vedi riflesso nel tuo specchio". D.H. ha una sensibilità molto spiccata ed una grande facilità nel rendere il bipolarismo quasi schizoide di molti dei suoi personaggi, la cui umanità viene spesso messa a nudo con una prosaicità crudele e priva di orpelli, dando a chi legge l'imbarazzante sensazione di spiare dal buco della serratura.
Entrando nel merito delle sue opere, comincio con il segnalare quelle a mio avviso più significative - D.H. cade talora nel gore e nel morboso fine a se stesso, come nel tremendo shotakon L'amour fou, che ammetto di aver trovato davvero impressionante e molto gratuito, malgrado ci sia da dire l'autrice abbia avuto la cura di segnalare il contenuto in modo debito e possa chiamare in conto solo la mia curiosità per ciò che ho letto -.
Senz'altro da leggere la trilogia First blood, Fall apart ed Angel and Demon, dedicata tanto agli esordi dei L'Arc~en~ciel che alla nascita e degenerazione del rapporto Haido-Sakura (Angel and Demon è dedicato alla crisi del 1997 - per i contenuti rimando al making of di Anemone), sebbene la seconda parte sia tutt'altro che riuscita, per un eccesso di violenza e morbosità davvero disturbante (tra le scene davvero GRATUITE quella di Haido violentato da Sakura prossimo all'overdose davanti ad una prostituta), malgrado sempre giustificata e contestualizzata. Perché questa trilogia merita uno sguardo (per quel che mi riguarda, adoro la prima e la terza parte)? Per la bravura con cui D.H. pennella i personaggi e per la complessità incredibile che essi assumono. Haido è ambiguo, disturbato, irritante, violento, prevaricatorio, querulo, infantile, indifeso, rabbioso ed indecifrabile. Tetsuya mostra una dolcezza ed un rigore morale esemplari. Ken Kitamura è STRAORDINARIO. E' senz'altro il personaggio che ho amato di più in assoluto, anche perché protagonista di alcune delle trovate narrative più irresistibili della storia. (ad esempio: ad Ogawa, che trova finalmente il coraggio di confessargli i suoi sentimenti per Haido, replica "Le ragazze, Tetchan! Cos'hanno di sbagliato le ragazze? Ripensaci, Tetsuya!". Sempre a Tetsuya, che lo chiama di prima mattina, nel bel mezzo di un'emergenza emotiva del prophet, "Ken, abbiamo un grosso problema!" "Che ho messo incinta una?". Ma si potrebbe continuare all'infinito). Sakura è un personaggio molto difficile da classificare. Il termine più adatto forse è triste. Yasunori è un personaggio triste: è qualcuno, per usare un'espressione cara ad Herman Hesse, che è finito sotto la ruota. Yukihiro ha una parte solo alla fine, ma diventa un meraviglioso filtro visivo: fosse pure perché gli vengono sempre riferiti pensieri sul genere 'Eppure visti da fuori sembravano professionisti seri'. Momenti memorabili? Oltre a TUTTI quelli che vedono protagonista Ken, direi la scena in cui Haido si finge un'orfanella povera - e si trascina dietro pure un Tetsuya truccato a forza che gli urla 'Ma ci vuoi far passare per travestiti?' - per mangiare a sbafo; il monologo di Haido con un gatto raccolto per strada, che mostra l'incredibile bravura di D.H. nell'illustrare una tragedia con il sorriso (è evidente infatti il cantante sia in uno stato di totale degrado mentale) o il dialogo Tetsuya-Haido, in cui il bassista tenta di far ragionare il suo prophet (anche in questo caso, uno scambio allucinato che suona come "Con chi vuoi parlare? Con Haido la star o Hideto il pervertito che ha rovinato il gruppo?" "Voglio parlare con il mio amico Hideto" "No, ha detto che non ti parla" "Allora va bene pure Haido" "Ha da fare"). Una menzione a parte va ai signori Takarai, che compaiono poco ma sono eccezionali (soprattutto papà Takarai!), benché non possa dire molto di più senza guastarvi il piacere di una lettura impegnata, ma senz'altro destinata a lasciare il segno.
Vivamente consigliate le due one-shot, Good morning, HYDE e Bravery, rispettivamente p.o.v. di Sakura e p.o.v. di Tetsu, per la delicatezza e la sensibilità con cui vengono dipinti i personaggi ed illustrato un complesso gioco di relazioni ed equilibri interni: di vita e carriera.
Fleabag credo sia, tra tutte le fanfictions di D.H., quella destinata ad essere la mia preferita. Breve - appena sette capitoli, quando il desiderio profondo del lettore è che non finisca mai - è una riuscitissima pastiche tra yaoi e comedy. Sulla base di un plot semplicissimo - Haido e Tetsu vanno in settimana bianca sperando di lasciarsi alle spalle il lavoro per fare altro -, D.H. costruisce una storia esilarante che devasta tutti i luoghi comuni sulla classica storia gay ed i ruoli cardine dei protagonisti. Così troviamo un Haido assolutamente comico che quasi si ammazza sulle piste da scii, mentre si perde in tremende fantasie erotico-culinarie su Tetsuya in vesti di casalinga-sexy che gli prepara la cioccolata, salvo tornare allo chalet, sbattere il muso sulla realtà ed esser ripagato da un prosaico "Lo sapevo che a passare tanto tempo fuori ti si gelava il cervello". Il ritrovamento di un cane abbandonato - che viene battezzato da Tetsuya Cutie (e sulla scelta del nome si apre tra i due una querelle che lascia senza fiato dalle risate) - complica soltanto una situazione già ai confini della realtà: ne nasce infatti un'ininterrotta sequenza di gags che descrivono la personalissima lotta di Haido contro il cane che gli ha rubato le attenzioni del bassista. Tra realtà - ridicola - e fantasie oniriche del prophet (magistrale la scena - che dovrebbe essere - di acme drammatico con Tetsuya che si butta dal trampolino ed Haido che ne trattiene la zeppa stringendola al petto. Ma ancor più magistrale la sequenza in cui Haido sogna di esser rimasto incinto di Tetsuya e lo sveglia gridandogli 'Almeno sposami, PORCO!'), il lettore non riesce quasi a seguire la trama, tanto è impegnato a controllare un riso che minaccia di scoppiare convulso ogni due parole.
Offer and Demand è l'opera che D.H. ha completato più recentemente e, come tutte quelle che portano la sua firma, contrappone un plot serio e profondamente drammatico a tratti ad un'ironia al vetriolo che volge in farsa qualunque contesto. A dispetto del 90% della produzione dell'autrice, nondimeno, questa volta non troviamo più l'Haido degli esordi, ma l'Haido del 2002-2003, già sposato con Megumi, già attore - in Moonchild -, già solista e produttore. Un uomo all'apice del successo eppure costretto a far fronte ad un'emergenza tutt'altro che patinata: il conto in rosso. Originariamente sospettosa nei confronti di un'opera che l'autrice chiaramente diceva presentare Megumi Oishi in un ruolo fortemente negativo (come, nei fatti accade), alla fine ne sono stata conquistata. La ragione è molto semplice: anche a glissare sul finale - che giustifica TUTTO e mostra una genialità compositiva più unica che rara -, Offer and Demand è una storia di un'intelligenza assoluta, di una comicità che non ha nulla di demenziale, ma nasce da una gestione incredibilmente accorta dei contesti, e di grande studio psicologico. Emerge davvero un Haido diverso dal solito ed adorabile, semplicemente: un uomo adulto, ma infantile ed incapace di cavarsela, succube di una moglie che lo comanda a bacchetta, lo sfrutta in modo brutale (e probabilmente ha pure un amante); preso poco o pochissimo sul serio dagli amici (nessuno crede sia diventato povero, ovviamente), eccetto da Sakura (e qui si sfiora un amarcord quasi esilarante, perché il messaggio subliminale che passa è del tipo 'non dovevo sposare Megumi, dovevo restare con te'); odiato dai cognati (soprattutto il fratello di Megumi!) e fortemente tentato di chiedere aiuto ai propri genitori. Come può sopravvivere a tutto questo? Vi consiglio di leggere, perché a riassumere in due parole un paio d'ore di divertimento puro sarebbe assolutamente ingiusto.
Sotto il profilo linguistico, posso dire D.H. usi una lingua semplicemente esemplare, non perché corretta, ovviamente (all'estero nessuno valuta positivamente una storia per il fatto sia scritta in modo ineccepibile sotto il profilo ortografico. Solo in Italia ci sono imbecilli del genere), ma perché incredibilmente duttile ed adeguata ad ogni contesto. Persino il mio inglese elementare mi ha permesso perciò di esplorarne le pagine ed innamorarmene brutalmente. Grazie a Neve83, che ha contattato l'autrice, e si è impegnata a renderne una traduzione che sarebbe senz'altro più degna della mia, c'è qualche speranza di poter portare in Italia queste pagine. Se ciò, nei fatti, sarà possibile, avrò cura di indicarvi il sito di lettura. Per ora resta il link di apertura e la speranza di avervi reso un valido servizio.
posted by satsuki alle 19:38 in 05 kabuki quotidiano
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