martedì, 15 luglio 2008

Diffamazione in ambito RPF

Mi ritrovo a ribadire su questa piattaforma (estremamente meritoria di una lettura approfondita, e proprio per questo adattissima ad uno scopo divulgativo quale vorrei proprio fosse indirizzato questo post) quanto già alcuni di voi hanno probabilmente letto sul mio blog, a riguardo del reato di diffamazione e delle effettive possibilità che qualcuno che scriva in ambito RP (real person) si ritrovi dall'oggi al domani con una denuncia fra capo e collo.

Premessa: non nasconderò che, nonostante l'indiscussa e notoria stima che nutro nei confronti di Marco Travaglio (giornalista per Unità, Repubblica, Espresso e, in generale, qualsiasi piattaforma gli permetta di esprimere la sua opinione e diffondere ciò che scopre), ritrovarmi nei panni del "Travaglio della situazione" (quello, cioè, che non sta zitto solo perché glielo dicono. Quello che cerca di far sapere le cose come stanno. Quello, insomma, che ci tiene a che i fatti non scompaiano) non mi sta granché bene. Quella del Travaglio è una posizione scomoda, perché c'è poco da fare, quando dici una cosa poi ne rispondi. E non che io abbia qualcosa in contrario rispetto a questo, ovviamente. Il punto è che, contrariamente agli ingenui che dicono che l'EFP non è affatto il più importante archivio di fanwriting in Italia (io mi stupisco ancora di chi dice cose simili. Anche al di là della grandezza, è palese che quando vai a mordere l'EFP poi ne paghi le conseguenze. E' successo, succede e succederà, non prendiamoci in giro), io sono del tutto a conoscenza dell'importanza dell'EFP. Un po' perché la mia fama s'è costruita lì, un po' perché ne ho visto le alterne vicende negli anni scorsi, un po' perché, be', lo frequento da quando è nato, praticamente.
Quindi sì, "remare contro" mi fa un po' paura.
E' una paura limitata, perché è miei spazi li ho anch'io e vivaddio le persone continuano a seguirmi, ma esiste.

In ogni caso, dopo quanto venuto fuori ultimamente sul forum dell'EFP (andate qui per ulteriori quanto sconvolgenti chiarimenti), sento il bisogno di darvi una mano. E no, non è che sono una filantropa, è che l'idea che un'intera categoria di fanfiction che per lo più amo sparisca all'improvviso perché magari gli autori non hanno capito bene cosa si trovavano davanti ed, impauriti, ne sono fuggiti via, m'indispettisce non poco. Soprattutto perché ehi, in quella categoria ci scrivo.

Prima di tutto specifichiamo che io non ce l'ho con l'amministrazione dell'EFP, in effetti. L'amministrazione dell'EFP, poveretta, non fa che pagare lo scotto di un'ignoranza un po' comune passata per verità giuridica. A questo riguardo saprei perfettamente chi incolpare, ma grazie a Dio la persona in questione sembra essere del tutto sparita da EFP e net (io, almeno, non l'ho più vista), quindi, almeno il j'accuse me lo risparmio.

E' da quando le RPF sono diventate fenomeno di massa che cercano di farci passare per criminali incalliti. Gente irrispettosa, pazze maniache asociali e psicologicamente disturbate con gravi deficienze a livello educativo e pronte a tutto pur di scrivere/leggere un porno con protagoniste due figurine da poster.
Hanno cercato di dirci di tutto, per farci paura. Hanno paragonato ciò che scriviamo al razzismo, alla pedopornografia ed alle offese religiose (e non sto parlando per partito preso: perché quando omologhi i provvedimenti per le RPF a quelli per i suddetti crimini, di fatto li stai equiparando). Ci hanno detto perfino che siamo passibili di denuncia!!! Il terrorismo psicologico (ed io non ho paura di usare i giusti termini. Questo s'è fatto, quando s'è discusso dell'argomento) s'è spinto fino a questi estremi!
Ed è proprio qui che io mi voglio soffermare. Perché questa è, in effetti, la cosa più "divertente". Ed anche la più falsa.

Ci hanno detto che possono denunciarci per diffamazione.
Ora. La diffamazione è un reato che, in effetti, in Italia è passibile di denuncia ed è condannabile perfino con la reclusione (da sei mesi a tre anni, con aggravanti se portata ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio) e con una multa pecuniaria non inferiore ai 516 euro e non superiore ai 1032, in genere.
Prima che vi spaventiate, però, vi rassicuro. E' quantomeno improbabile (se non impossibile), che uno qualsiasi dei personaggi che utilizzate nelle vostre storie vi denunci per diffamazione. E vi spiego anche perché.
La legislatura prevede (e mi rendo conto che, in uno Stato in cui uomini politici denunciano la gente solo perché dice la verità sul loro conto, sia difficile crederlo, ma è così) che la diffamazione sussista quando vengono dette falsità, presentate come vere e con l'intenzione precisa di rovinare la reputazione di un soggetto non presente.
Se è vero che, quando scriviamo una storia slash (ma anche het) su qualcuno, parliamo in effetti di un soggetto non presente, è pur vero che, fortunatamente, Dio ci ha dato il disclaimer.
Il disclaimer - una cosa che molti non usano, con mio grande stupore. Perché, voglio dire, il disclaimer palesemente ti salva la vita - non è altro che un piccolo elenco di dichiarazioni con le quali, fondamentalmente, eliminiamo il pretesto di diffamazione in un colpo.
Scriviamo cose non vere, ma le presentiamo proprio come non vere.
Dichiariamo di non avere alcun contatto con le persone coinvolte.
Dichiariamo altresì di non scrivere a scopo lucrativo.
Assicuriamo, infine, che nessuna offesa è intesa contro i soggetti di cui scriviamo.
E come sarebbe possibile, d'altronde, intendere un'offesa nei confronti di personaggi per i quali in genere si prova della stima, se non dell'affetto? Perché non dimentichiamoci che le RPF esistono per questo, si scrivono per questo: per stima; per affetto.

E veniamo così al secondo motivo per il quale nessuno - nessuno - ci denuncerà mai per diffamazione. Soprattutto - e qui mi metto in prima persona - in ambito di RPF su musicisti/gruppi/cantanti.
Quelli che scrivono RPF sono fan. Gente che paga. Album, concerti, singoli, libri, merchandising. Gente che costruisce le loro ville. Che manda a scuola i loro figli. Che paga i loro matrimoni. Che contribuisce in gran parte anche a costruire l'enorme fama che li avvolge e li rende immuni a quasi tutte le critiche non siano quelle dei presunti opinionisti di E! Entertainment.
Sono quelli che permettono a Matthew Bellamy di vivere sul lago di Como, in villa Bellini. Sono quelli che permettono ai Tokio Hotel di avere appartamenti sparsi in ogni dove in Germania. Sono quelli che permettono a Brian Molko di andarsene in vacanza per interi mesi senza fare un tubo perché ha già guadagnato abbastanza con ciò che ha fatto. E questo solo per fare degli esempi di fandom a me vicini e che conosco bene, non per sentito dire.
Sono quelli, insomma, che rappresentano esattamente il piatto nel quale si mangia. Quello dove non si sputa mai, ricordate?

Perciò tranquille: nessuno vi denuncerà mai. Non fino a quando i siti delle slasher continueranno ad essere linkati nei MySpace e nelle pagine personali dei gruppi. Non finché se ne parlerà nelle interviste con i diretti interessati (e si fa). Non finché le case produttrici daranno il permesso alle riviste di pubblicare interi articoli pieni di fotomontaggi incestuosi (ed è successo. Dio! Se non è stato denunciato Yam!, non lo sarà mai nessuno!).

Perciò scrivete in pace. E divertitevi. Fatelo per sfregio: contro della gente che, invece, la cultura dell'hobby e del divertimento l'ha persa da un pezzo.

[Ci sarebbero altre precisazioni da fare, in realtà. Ad esempio, quando vi parlano di "argomenti vietati per legge", vi stanno prendendo in giro. Non dicono la verità. Equiparano leggi che non hanno niente a che fare l'una con l'altra. Vi dicono che siccome è reato praticare incesto (cosa peraltro non vera, perché almeno in Italia l'incesto viene condannato solo in presenza di pubblico scandalo) allora è anche vietato parlarne. Vi dicono la stessa cosa della pedofilia. Vi dicono che, quando scrivete di pedofilia, state istigando a compierla.
Vi mentono. Informatevi. Non ascoltateli.
Ma questa è un'altra storia e con la diffamazione non c'entra.]

Ciò detto, vi invito a rispondere a questo post. A commentare. Ad aggiungere ciò che sapete. A perfezionarlo. Ed a spargere la voce, soprattutto: non siamo criminali solo perché loro cercano di farcelo credere.


posted by lisachan alle 23:09 in 02 pillole di fandom
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mercoledì, 02 luglio 2008

Università e AU

Visto che negli ultimi giorni si è parlato così tanto dell'informazione riguandante gli AU in campo di fanfiction, col permesso di Sara, mi accingo a raccontare la mia personale esperienza sul processo da fare per Iscriversi a un ateneo universitario straniero.
Ovviamente mi baserò su ciò che ho dovuto fare io, ma per fonti abbastanza certe (la sorella di due mie amiche aveva fatto le carte per l'Università di Boston) posso dire che il processo è abbastanza simile per tutti i paesi, penso che le uniche differenze si basino sulla scadenza delle iscrizioni che variano da nazione a nazione.

Come prima cosa bisogna aver acconsentito e ricevuto il diploma o maturità che permette di entrare all'Università del proprio paese.
Fatto ciò bisogna andare all'ambasciata del paese nel quale si desidera frequentare l'università.
Di solito si trova personale addetto proprio a questo campo al quale rivolgersi e che spiegano tutto ciò che bisogna fare e preparare.
Poi bisogna andare in tribunale dal notaio a far validificare la firma del preside o della persona che ha firmato il diploma. La validificazione si ottiene tramite apostille – bollini a pagamento, che vengono attaccati su un foglio al retro del diploma, legati al documento primario tramite un adesivo (nel mio caso col simbolo nazionale sloveno). Insieme alle apostille viene dato anche un timbro e la firma del notaio. Tutto questo viene fatto presso il tribunale regionale.
Ottenute le apostille alla firma del preside, bisogna andare alla sede di un'università nazionale che prevede una facoltà simile a quella nella quale ci si voglia iscrivere (nel mio caso sono dovuta andare all'università di Lubiana poichè la Facoltà di filosofia si trova soltanto lì). Il certificato prevede la conferma che il candidato è idoneo all'iscrizione di un qualsiasi programma a livello universitario. Nota: nella richiesta bisogna specificare se la facoltà prevede programmi di studi affini (letterlamente - ti rompono le palle se non lo scrivi).
Ottenuto il certificato si ritorna al tribunale regionale (la regione nella quale si è preso possesso dell'ultimo certificato) e nazionale per valificare i nuovi certificati. In questo tribunale vengono fatte e validificate le fotocopie di tutti i documenti garantiti fin'ora poichè sono quelli che si faranno tradurre più in avanti.
Ottenute tutte le carte e apostille (ovviamente dopo aver perso una dose assurda di tempo e nervi perchè è ovvio che quelli non ti stanno ad aspettare, ma sei tu quello che deve chiamare e cercarli in giro con la lente d'ingrandimento) bisogna andare da un traduttore giurato (la lista dei traduttori giurati si trova tranquillamente all'ambasciata) e portarci le fotocopie da tradurre.
Ottenute tutte le traduzioni (e aver speso come minimo 100 euro per esse) si ritorna all'ambasciata dove si lascia: le fotocopie con tanto di traduzione giurata del diploma (che da 3 pagine A4 sono diventate una quindicina) e il certificato originale ottenuto dalla Facoltà e si lascia la domanda per l'iscrizione all'università straniera presso l'ambasciata.
Dopo qualche giorno si ritorna all'ambasciata e si preleva la fantomatica Dichiarazione di valore in loco, che è semplicemente un foglio sul quale scrivono che tale vocabolo equivale a tale significato e una breve descrizione del sistema di valutazione nazionale.
A questo semplice foglio vengono attaccate tutte le fotocopie e i fogli di valore che si ha precedentemente portato all'ambasciata, con l'aggiunta di due adesivi, due firme e un timbro che garantisce la conferma della traduzione.
Ottenuto questo bel mattone di fogli, ti salutano dicendo: Ora vai all'Università e mostri questi fogli, grazie e arrivederci.
E ti chiudono lo sportello in faccia.

PS: l'ironia della sorte è che alla fine, quel blocco di fogli, l'università mica se lo tiene! Te lo ridà dopo averlo guardato per 5 secondi scarsi!!
Ps2: chiedo scusa per errori vari, ripetizioni di termini e virgole mancanti, sono letteralmente fusa. Inoltre spero di non aver preso una cantonata con i nomi dei tribunali vari O.o
Ps3: ho fatto alcune foto ai documenti (censurando cognomi e voti XD)
Fotocopia di maturità
Fotocopia di maturità tradotta
Traduzione del certificato di conferma (si vedono le apostille attaccate alla conferma originale)
Blocco finale

Conclusione: la prossima volta che vi trovate davanti una storia dove il protagonista di turno si iscrive ad un'università straniera senza problemi, senza litigare e discutere coi genitori, senza preoccuparsi dei soldi e senza crisi isteriche a causa della burocrazia, fatemi un favore e mandate l'autrice a quel paese da parte mia. *smile*


posted by marochan87 alle 16:47 in 02 pillole di fandom
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