domenica, 02 aprile 2006

Pitochan in Dragonball

Esordisco confessando una sottile emozione nella stesura di questo articolo, che vorrebbe essere la presentazione di una fanwriter che, forse, non necessita di presentazione alcuna, per la qualità e quantità di opere che ha dedicato a Dragonball, contribuendo in maniera determinante a rendere il suo fandom il migliore in assoluto.
Conobbi Pitochan in un modo che è ormai quasi estinto, ma che all'epoca (nel lontano 2001) era la prima ed anche unica forma di comunicazione trai fanreaders (dove fanreaders erano gli appassionati di un determinato manga, spesso concluso, che continuavano a divertirsi leggendo pagine amatoriali di altri fans dove ritrovarne personaggi, avventure, caratterizzazioni ed atmosfere): l'email. All'epoca (nel lontano 2001) le fanfictions erano un hobby di nicchia ed in Italia semi-sconosciuto. Io traducevo fanfictions su Dragonball dall'Inglese per l'eccellente sito-archivio "My fanfictions' world" e corrispondevo (appunto via email) con una lettrice che aveva la gentilezza di farmi sapere puntualmente come apprezzasse le mie traduzioni.
In una sua email, questa lettrice, mi aveva parlato di una fanfiction italiana che aveva letto e trovato eccezionale: "Le nere ali dell'odio". Era la prima volta sentissi quel titolo (cosa che mi sorprese, dal momento che credevo di conoscere tutti gli spazi ospitanti fanfictions su DB) e le domandai di cosa parlasse quest'opera. La mia corrispondente fece di meglio che rispondermi: mi inviò la storia in questione augurandomi buona lettura.
La lettura non fu buona: fu travolgente, appassionante e sconvolgente.
Dico sconvolgente perché in quei dieci capitoli trovai qualcosa di assolutamente inedito: la prima saga su Dragonball scritta in lingua italiana.
Lo stile narrativo era corretto, scorrevole, accurato e piacevolissimo, ma non fu quello a colpirmi. Non avrebbe potuto colpirmi perché, all'epoca, chiunque mettesse on line una propria storia rispettava in primis con grande dignità la nostra lingua madre.
Ciò che mi colpì de "Le nere ali dell'odio" fu la sua struttura come racconto ed il lavoro di caratterizzazione svolto dall'autrice.
In un gioco di specchi, l'autrice aveva narrato una storia di atrocità e perdono, di passione e di battaglia, di riscatto e di sacrificio, di realismo e creatività che si incasellava perfettamente nei profondi coni d'ombra che hanno fatto la grandezza di Dragonball come serie di ispirazione per fanfictions.
Contattai subito l'autrice perché non potevo non ringraziarla per l'emozione che mi aveva trasmesso la lettura della sua storia e da quel momento cominciai a seguire la sua produzione come autrice amatoriale, una produzione destinata ad incidere e rivoluzionare la concezione stessa del fandom di Dragonball.
In un panorama principalmente consacrato alle vicende di cuore della seconda generazione (Trunks, Goten, Pan, Bra&c), o che al più aveva dedicato qualche pagina alla coppia Goku+ChiChi, le opere di Pitochan focalizzarono l'attenzione sulla famiglia Briefs in generale e su Bulma e Vegeta in particolare, rendendoli anche in Italia ciò che all'estero già erano da alcuni anni: la prima fonte d'ispirazione del fandom targato DB.
Fedele allo spirito dell'eccellente shrine tematico di cui è tutt'ora webmistress (La Strana Coppia), Pitochan si è fatta narratrice dell'amore più autentico ed imprevedibile donatoci dall'animazione nipponica: quello tra Bulma Briefs ed il Principe Vegeta.
Durante quella che mi viene da definire come la prima stagione narrativa di Pitochan (ovvero i primi mesi della sua attività come fanwriter) sono loro i grandi indiscussi protagonisti delle sue opere: a "Le nere ali dell'odio" seguono 4 nuove saghe realizzate come autentici sequels che raccontano l'estate di guerra seguita all'OAV "L'eroe del pianeta Conuts", formando i primi capitoli di una macro-opera intitolata "La Rabbia degli Angeli".
Raggiunta la sua ottava parte, questa saga ha una battuta d'arresto e Pitochan ripone la linea ordinaria per inaugurare generi che saranno la croce e la delizia del fandom di DB: gli AU-ambientazioni alternative, ovvero Dragonball riletto secondo le atmosfere e gli scenari più diversi. Con "Il Cuore del Drago Nero" nasce l'AU fantasy. Con "Love Heals" nascono l'AU shojo e ciò che si può definire senza dubbio alcuno un fenomeno di massa. Dopo "Love Heals" chiunque scrivesse fanfictions voleva scrivere shojo, ma quegli shojo erano (9 volte su 10) cloni e patchworks della succitata opera.
Con il discusso ciclo di Prometheus (inaugurato da "Knockin' on every doors") nacque l'AU-real (ovvero ambientazione alternativa immersa nel realismo della realtà quotidiana, che, nel caso di Prometheus, si concentrava sui suoi aspetti più degradati, degradanti e piscologicamente insani). Nella produzione degli Universi Alternativi, Prometheus fu un successo di pubblico a parer mio eguagliato solo da "Love heals" dove il peso di Pitochan nel mondo delle fanfictions (non solo limitate a Dragonball) venne, purtroppo, comprovato da un aumento esponenziale dei casi di plagio ai suoi danni, mostrando anche l'immaturità dei lettori e la malafede ed indifferenza di molte webmistress.
Peculiarità della produzione di Pitochan è sempre stata, comunque, la capacità di reinventarsi, realizzando storie diversissime sebbene appartenenti allo stesso genere: nello shojo, al drammatico "Love Heals" seguì l'adorabile "Watercolors in the rain"; nel real dopo "Prometheus" ci fu il divertentissimo "Institutiones"; così nel fantasy ci furono il gotico "Knockin' on hell's door" ed il raffinatissimo "L'azzurro cielo dell'Inquisizione".
Sempre negli universi alternativi non si possono non citare il literary "Like HC" (squisita prova di stile su Salinger e spassoso diario di Bra e Trunks, presentati come due fratellini dell'America wasp), la variazione su Trama "The God of Rebels" (splendido omaggio al più tradizionale dei generi alternativi) ed il parodistico ciclo di "Riders in the sky-Visual kei" (dov'è impossibile non ridere fino alle lacrime ed emozionarsi come bambini nell'esaltante gioco di ricostruzioni-citazioni documentato dall'autrice).
Nell'estate nel 2003 Pitochan torna a "La Rabbia degli Angeli" e lo fa dimostrandosi la più severa, spietata ed esigente critica di se stessa. Nell'estate 2003 comincia la ristesura integrale de "La Rabbia degli Angeli". Partendo da "Le nere ali dell'odio" fino a "Lost in time", l'autrice riscrive ogni pagina: l'indagine psicologica ed il realismo delle ricostruzioni militari donano al lettore una narrazione completamente inedita. E' un lavoro che l'autrice conclude in pochi mesi, grazie alla velocità che l'ha sempre contraddistinta ed alla chiarezza del quadro narrativo che ha in mente.
Con "La Rabbia degli Angeli" Pitochan realizza qualcosa di mai visto in qualsiasi panorama ed in qualsiasi fandom: in circa 35 parti complessive l'autrice racconta 4 generazioni di eroi ed oltre 100 anni di passioni (belliche e sentimentali che siano).
Pitochan rilegge tutto Dragonball Z attraverso gli occhi attenti e maturi di una fan adulta, ne penetra le atmosfere, le ombre, i personaggi, i tradimenti, gli eroismi, le grandezze e le meschinità, li tesse in trame seducenti ed attentamente pianificate, fedelissime al canon del Maestro Toryiama, e così li racconta ai suoi lettori, secondo uno stile che diventa sempre più acuminato, chirurgico e tagliente.
L'intero universo diviene lo sfondo delle vicende, un universo rappresentato in molteplici razze aliene e pianeti, con i loro usi, costumi e peculiarità. E' l'universo del Maestro Toriyama, anche nella sua dimensione trascendentale, ma presentato al lettore secondo la formazione culturale dell'autrice. La guerra è guerra, resa con tutte le sue più crudeli ed autentiche aberrazioni. Gli alieni sono alieni: non terresti, non umani, la loro cultura e la loro etica si affermano come tali. Alieni. Così anche i Saiyajins vengono resi a loro stessi, sia nella loro grandezza di machine guns, sia nella bestialità respingente ed efferata dei loro istinti extraterrestri.
Ed è appunto con i personaggi che Pitochan fa perdere la testa ai suoi lettori. Non solo nella resa straordinaria dei personaggi di Dragonball, ma anche nel cast di sua invenzione che pian piano si affianca a quello originale fino a legarsi indissolubilmente ad esso.
Pitochan rovescia la concezione che è sempre stata propria delle fanfictions, dove i personaggi inventati dal fanwriter sono sempre stati considerati di troppo in pagine il cui fine era esclusivamente omaggiare figure già date. I lettori si innamorano dei personaggi creati ad hoc, ne restano intrigati, incuriositi, catturati. Si appassionano alle loro vicende e parteggiano per i loro favoriti. Questo avviene perché l'autrice non scrive mai per un proprio vanesio compiacimento, ma sempre tenendo fermo Dragonball come protagonista. Gli Angeli, i Pardi i Phaelenidi diventano strumenti con cui situazioni e personaggi ufficiali meglio si comprendono, si rivelano, si conoscono. Tuttavia sono strumenti così affascinanti da venir pretesi dagli stessi lettori.
Nonostante la straordinaria popolarità che si accompagna al suo lavoro di fanwriter (o forse proprio per questo), Pitochan non è un'autrice facile: è un'autrice profonda, attenta e spesso cruda e godere pienamente delle sue opere vuol dire avvicinarvisi con la piena consapevolezza del rating che le accompagna e di come una fanwriter matura e colta meriti lettori maturi e colti.
Le pagine che ha saputo offrire sono a tal punto eclettiche che è impossibile definire con un'etichetta la sua produzione, se non forse... emozionante. Divertimento, tenerezza, passione, indignazione, disprezzo, ammirazione, fascinanzione, nel leggere le sue opere posso dire di aver provato tutto questo.
In conclusione Pitochan è una fanwriter da leggere anche solo per scoprire come un lavoro amatoriale ispirato ad un'opera grafica possa avere la piena dignità e complessità strutturale di un romanzo di alta qualità.


posted by Lener alle 17:03 in 01 ipse dixit
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martedì, 14 marzo 2006

B-chan

Era il 2000. Dicembre. Una notte delle vacanze natalizie. Avevo da pochi giorni dato lo scritto di Analisi (il peggiore esame del primo biennio di Economia dell'allora vecchio ordinamento) ed appollaiata davanti al pc cercavo di rilassare i nervi e sgomberare la mente surfando per la rete, inseguendo la scia dei siti amatoriali dedicati a Dragonball. Dragonball... ne avevo snobbato la prima serie, per nulla attratta da sfere magiche e da un bambinetto con la coda da scimmia impegnato a raccoglierle. Avevo perso la testa per la seconda serie, la Z, con i suoi personaggi, i duelli, le rivelazioni, un eroe tanto puro da essere di ghiaccio ed un principe tanto rabbioso da bruciare di carisma. Mediaset trasmetteva la serie Z per la prima volta ed era stato un successo che aveva fatto saltare i palinsesti, perché lo spettatore di DBZ poteva avere 5 anni come 35. Io, quella notte delle vacanze natalizie del 2000, ero lì davanti al pc a svagarmi cercando immagini ed informazioni possibili su una storia che mi aveva conquistata. Saltellando su Google trovai il nome di un sito che mi incuriosì: Bra ssj. Era il sito che una ragazza dedicava a Dragonball e ciò da solo bastò a sorprendermi, considerato come fino a quel momento avessi trovato esclusivamente spazi gestiti da webmasters. Era un sito femminile e lo si avvertiva con grande piacere: grafica morbida, personalizzata, nell'indice non erano elencate le solite voci i cui contenuti avevo scoperto sempre uguali di sito in sito, ma piuttosto rivelava i gusti personali della webmistress. C'erano immagini, disegni, le considerazioni della padrona di casa, ma soprattutto c'era una sezione: la camera di Bra. All'interno di quella sezione c'era un'espressione che non conoscevo: FANFICTIONS. Fu l'ultimo link che clikkai, preferendo navigare per ambienti che già mi erano noti, ma quando entrai in quella sezione scoprii davvero qualcosa che non credevo potesse esistere. Trovai un racconto. Trovai un lungo, lunghissimo racconto, diviso in sette capitoli, che si intitolava "Be careful what you wish" (Stai attento a ciò che desideri). Era la fanfiction scritta da una ragazza anglofona di nome B-chan che una valente ed instancabile ragazza di nome Sonomi aveva tradotto completamente nella nostra lingua. Ricordo la mia incuriosita sorpresa, ricordo la presentazione della webmistress a quel lavoro (poche parole ma che davvero invogliavano a dare almeno una lettura). Ricordo che scaricai il primo capitolo (e mi arrabattai come una disperata per aprire il pacchettino zip che lo conteneva, a causa della mia allora nulla pratica del pc). Quando riuscii a leggerlo... rimasi senza parole! Fui deliziata, divertita, intrigata. Provavo, soprattutto, una soddisfazione sconosciuta: stavo leggendo Dragonball, perché quello era davvero Dragonball, ma come il Maestro Toryiama non lo aveva mai raccontato. L'avventura più toryiamesca potessi immaginare a raccontarmela era una fan, che aveva visto Dragonball con gli occhi di una fan. Con i miei occhi. Scaricai tutti i capitoli successivi e trascorsi la giornata seguente incollata a leggere tutte le pagine. Quel giorno risi fino alle lacrime, mi soffermai a concordare con i passaggi di riflessione più intimista con cui l'autrice aveva approfondito i personaggi, mi chiesi continuamente cosa sarebbe accaduto, sorrisi contenta dello spassosissimo happy end e provai il sottile dispiacere di aver concluso un'avventura che mi aveva emozionata.
Fu questo il mio incontro con le fanfictions di Dragonball e da quel momento cominciai a cercare, a cercare, a cercare. Contattai webmistress e webmasters. Chiesi indirizzi email e url. Trovai l'IM-FA di Julie-chan. Trovai il My fanfiction's world di Lory-chan. Ma parlare di fanfictions su Dragonball voleva dire, all'epoca, tornare sempre e comunque a parlare di B-chan e del suo "Be careful what you wish". Chi lo aveva letto se n'era innamorato e lo consigliava. Nei forum, nelle bacheche, via emails, i fanreaders di Dragonball consigliavano B-chan, perché, all'epoca, i fanreaders di una serie erano, in primis, fans di quella serie. Ed erano quella serie e quei personaggi che volevano ritrovare nelle fanfictions.
B-chan è, in questo, un modello raramente eguagliato e, soprattutto, la regina di un genere che nel nostro panorama non ho mai compreso perché abbia avuto così poca diffusione (a meno di non considerare le nefaste conseguenze dei drammoni vouyeristi alla De Filippi), ovvero il romance-comedy.
In B-chan c'è la leggerezza del sorriso che ha reso grande Dragonball, unito a quell'esplorazione e presentazione dei sentimenti romantici in cui mai il Maestro Toriyama ha voluto indugiare.
B-chan parla di Goku e di Chichi, di Gohan e di Videl, della sensualità di Bulma e di Vegeta, strizza l'occhio ad una grande cotta della giovane Pan per il ventottenne Trunks ed ad una possibile intesa tra l'incostante Goten e la bionda Marron, racconta dell'eterna amicizia tra Trunks e Goten, della predilezione paterna di Piccolo per Gohan e le sue pagine hanno una freschezza che diverte e conquista.
B-chan ha scritto molto nella sua lingua, ma per ragioni di lettura disponibile nel nostro panorama, mi limiterò a considerare solo la parte della sua produzione tradotta nella nostra lingua (tutta trovabile su Neverland), ovvero il già citato "Be careful what you wish", l'auconclusiva "Drunk" (sempre tradotto da Sonomi) ed infine il mio personale omaggio a questa grande fanwriter con la mia traduzione di "Bitten". 
L'effetto che si trae dalla lettura delle opere di B-chan è quello di avere tra le mani nuovi volumetti del manga di Dragonball, oppure di veder scorrere sul monitor episodi inediti della serie televisiva. La genialità delle sue trame nasce dalla loro apparente semplicità creando così vicende con una suggestione di fortissima appartenenza alla linea ordinaria. E' comunque nella resa dei personaggi che l'abilità dell'autrice raggiunge l'apice, mostrandosi in tutto e per tutto fan (e di conseguenza profonda conoscitrice) della serie cui dedica il suo estro, perché i personaggi sono indiscutibilmente loro. B-chan è eccezionale nel ricostruirne i vezzi, le fobie, le debolezze, gli atteggiamenti più tipici e caratteristici, sia nella loro individualità sia nelle relazioni che hanno con le altre figure. E' Dragonball il grande protagonista delle pagine di questa fanwriter (più che mai fan) ed è per i suoi lettori che ella scrive, per i fans che riconosceranno il Trunks presidente-vittima della CC, la Bra grintosa e modaiola, il Vegeta taciturno, scontroso e perennemente imbronciato, il Goten gioviale e playboy, la Pan adolescente che morde il freno della sua giovane età, la Chichi pilastro della famiglia Son e così ancora dalla vorace ferinità dei saiyajins all'udito sensibile dei namekkiani, dalla fobia di Goku per gli aghi al disprezzo con cui un certo Principe si rivolge ad una bonaria Terza Classe.
B-chan mostra i personaggi di Dragonball esattamente come sono: niente idealizzazioni, niente Mary Sue o Gary Stu, nessun OOC (se non ampiamente e chiaramente legittimato dalla peculiarità delle circostanze così da rendere il tutto squisitamente esilarante) e mai in alcun caso il bashing (basta solo pensare alla resa eccellente del personaggio di Yamcha in "Drunk", storia ambientata nei 3 anni in attesa dei cyborgs).
B-chan è stata anche il primo caso di successo tanto straordinario all'interno di un fandom italiano da far sentire l'odore del plagio: ispirazioni così sfacciate da rendere immediatamente riconoscibile il modello originario. A più riprese mi capitò, infatti, di imbattermi in fanfictions che facevano improvvisare uno streap-tease a Vegeta (come in "Drunk") oppure tentavano goffamente di ricalcare la grazia umoristica di "Be careful what you wish" scadendo nel demenziale (spacciando situazioni ed avvenimenti già ideati nella succitata opera).
Quali lettori apprezzeranno B-chan?
I lettori che apprezzano Dragonball.
E così nelle fanfictions dovrebbe sempre essere.
posted by Lener alle 14:22 in 01 ipse dixit
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