lunedì, 05 giugno 2006

Ri-fondazione

Dopo cinque anni di frequentazione quasi quotidiana, come inevitabile e fisiologico nei rapporti cooperativi del web, Lener ed io abbiamo maturato interessi difformi e come tali fondamentalmente incompatibili con l'idea di un seguito cooperativo. Resta senz'altro lo splendido ricordo di una stagione ricchissima e caratterizzata da una reciproca e stimolante contaminazione, come pure rimane sempre aperta l'ipotesi di una ripresa, laddove vi siano nuove convergenze sul piano degli interessi.
Personalmente speravo che la progressiva divaricazione dei nostri cammini non toccasse questo spazio, poiché l'idea originaria era quella di farne la sede per discutere di fanfictions, senza riferimenti perspicui ad ambiti particolari. Tuttavia, come credo sia pure numericamente evidente, malgrado l'entusiasmo iniziale mostrato, Lener non ha dato prova di particolare costanza nel tradurre in articoli il suo ruolo fondante, finendo conseguentemente con il ricadere sulla sottoscritta il compito di riempire una scatola piena di buone intenzioni, ma poca sostanza. Ed in verità Lener ha manifestato fin da marzo la volontà di sottrarsi al progetto e sono stata io a premere perché restasse, ritenendo come, pur nell'ipotetica sporadicità degli interventi, avesse per prima interesse a partecipare a qualcosa che aveva creato. Evidentemente è stata una mia interpretazione priva di senso.
Non è un'osservazione che faccio senza rammarico, ma, con la franchezza che mi ha resa impopolare, credo sia onesto dire che sono piuttosto stanca, demotivata ed estenuata da offerte di collaborazione che poi ricadono puntualmente sulle mie spalle, come se fossi l'unica ad avere a disposizione 48 ore. Quello che credo di possedere, a dispetto del 90% della popolazione web, è il buonsenso di impegnarmi sul serio, quando coinvolgo terze persone. Sciocco, evidentemente, aspettarmi altrettanto dagli altri.
Per tali ragioni, Il Pomo di Eris passa interamente sotto la mia gestione. Non che muti nulla, in buona misura, rispetto al passato, ma mi pare altrettanto sensato muovere da una piena assunzione di responsabilità in ordine ai contenuti.
Resta a Lener la maternità di un'idea congiunta, dei contributi che ha offerto ed il ringraziamento per l'impegno, nonché il ruolo di primo piano che ha avuto - e mantiene tutt'oggi - nel difendere la qualità e lo stile delle fanfictions in Italia.


posted by satsuki alle 20:55 in 00 atto di fondazione
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domenica, 22 gennaio 2006

La mela della discordia

Chi siamo e, soprattutto, cosa vogliamo?

 

La cosa peggiore dei discorsi inaugurali è che devi darti un tono. E quando il tuo animale totemico è un coniglione obeso con la faccia mentecatta, oggettivamente, è un po’ difficile entrare nel personaggio. Dire qualcosa di decente, a dirla tutta, ancora più aleatorio, ma visto che neppure i nostri uomini politici se ne sentono in dovere, non vedo perché spezzare una luminosa tradizione di prese in giro.

Siamo italiani: un popolo di santi, di navigatori, di poeti e di autori di fanfictions. Sì, avete letto bene: soprattutto autori di fanfictions. Ormai siamo un Paese in cui lo sport nazionale non è più prendere a calci una palla, ma la propria lingua madre. O giù di lì.

In verità siamo un Paese di glottologi e globalizzatori e sushivori, ma soprattutto di homines boni et aequi: tant’è che non ce la prendiamo solo con la lingua di Dante, di Shakespeare, Zola, Mann o Cervantes. No: abbiamo preso di punta e di petto pure i giapponesi, i cinesi, gli indiani e, giusto per non essere troppo provinciali, prima o poi, attingeremo all’etrusco.

Ma non è di questo che volevo parlare, a dirla tutta, anche se prima o poi lo farò, fosse pure per capire come mai la sottoscritta stia per diventare dottore di ricerca ed abbia seri problemi nel capire dal titolo di una fanfiction se il testo parli del travolgente amore di Lady Oscar o dell’ultima battaglia di Attarus. Ma, con i tempi del politically correct, ho risolto questo annoso problema dicendomi che tanto leggerò di Lady Attarus: e saranno tutti più gayi e contenti.

Prevedibilmente svicolo ancora, neppure fossi una delle virgole dell’ultima generazione: non sai mai dove andranno a parare e, soprattutto, quanto a lungo durerà la tua apnea.

Il Pomo di Eris nasce oggi, ma a ben vedere è uno zibaldone che ha già più di quattro anni: esattamente quanti ne conta la mia collaborazione con Lener, ovvero il mio contatto web più longevo in assoluto, nonché più vicino al mio modo di guardare ad un hobby che è anche un po’ una piccola vergogna (a ventisette anni si aspettano tutti tu sia diventata un’adulta seria, quando tu non hai ancora capito come diventare un’adulta tout court).

Già: curiosamente ci conosciamo da quattro anni ed ancora non ci siamo giurate amore eterno, passione imperitura, odio dinastico, pacs & love e tutto quel piacevole contorno di bubbole che trasforma gli esseri umani in amiketti.

Perché tutto questo? Perché per quanto siamo indubbiamente personalità affini, per quanto sia stato piacevole conoscerci e chiacchierare dal vivo, Lener ed io abbiamo costruito soprattutto una relazione giocosa - ma obbligatoriamente superficiale - fondata sull’unico assunto che abbiamo per certo in comune: la passione per la scrittura e la lettura. E’ così che ci siamo conosciute ed è su tale binario che – con deviazioni piacevolissime – si è sempre mosso il nostro confronto.

Non ne parlo perché Lener è la mia amiketta e le voglio tanto bene e le dedico questo lavoro. No. Perché Lener è soprattutto la sanguisuga sfruttatrice che mi ha trasformata in una bulimica di pagine e parole, la vocetta querula e fastidiosa che chiede spoilers pure sulla carta straccia e può trasformare la meteorologia nella disfida di Barletta. No. Ne parlo perché il modo in cui ci siamo incontrate, conosciute, corteggiate, scritte e – ma solo dopo un carteggio quasi leopardiano – scambiate gli indirizzi di chat, appartiene ad un universo del vivere il web che oggi non credo esista più.

Anzi: ne sono assolutamente convinta.

Io sono troppo vecchia per gli approcci diretti delle nuove generazioni, ergo me ne faccio un problema.

A qualcuno piaceranno tantissimo e allora pace: c’è posto per tutti.

Quel che voglio dire è che Lener lesse un mio racconto e volle fortissimamente conoscerne le implicazioni, scoprirne i perché costitutivi e le scelte d’interpretazione: volle fare quello che magari avrebbe più proficuamente chiesto ad un qualunque letterato vero. Ma non poteva. Accanto al titolo di quella storia c’erano il mio nome ed il mio indirizzo, invece: ero lì. A disposizione.

Lener era una lettrice dell’anno 2001. Se dovessi descrivere i lettori per annate, quelli del 2001 erano gli scassamaroni (preparati, puntigliosi, otaku, interattivi, onnipresenti. Ti leggevano in venti, ma ti scrivevano in quaranta, perché erano in grado di coinvolgere pure la nonna cieca).

I lettori del 2002 erano i posseduti: erano in grado di leggere qualunque cosa, come se li avesse colti un morbo buono per Milingo. Un appellativo similare - e che rende altrettanto bene il profilo - sarebbe quello di struzzi: dalla più ignobile delle vaccate, al plagio spudorato, fino alla Divina Commedia tutto finiva nella gola profonda della loro insaziabile voracità.

I lettori del 2003 erano gli sperimentalisti: non era importante ciò che scrivevi. L’importante era lo capissero il meno possibile. Il 2003 fu l’anno dei puntinismi talmente sospesi che la serialità delle opere dipendeva soltanto dal fatto la tastiera avesse trasformato i lettori in un Pollicino avido di sapere cosa avrebbe trovato alla fine di quella scia di caccolette nere.

Il 2003 fu un anno di Pollicini morti di sonno e di fame nel bosco, perché la diabolica trappola del puntinismo non stava solo nel fatto non avesse pace. No. Stava nel fatto che la storia non si sarebbe mai conclusa.

Il 2004 fu un anno strano. Ma strano davvero. Fondamentalmente fu l’anno della biforcazione tra la tribù-dei-bocca-buona e quella degli sputo-su-tutto. I depressi aprirono blog in cui sperimentare l’ebbrezza dell’altra parte, copiare la Santacroce e farsi beffe di chi – come le due signorine qui presenti – lucchettava pure il diario di scuola dove c’era scritto River Phoenix bono. I protagonisti aprirono un blog in cui lamentarsi delle fanfictions che non sono più come una volta, del caro-euro e del fatto che non ci sono più le mezze stagioni.

Le persone normali vendevano il PC e si davano al punto croce.

Il 2005 è stato l’anno dei guardoni. La cosa davvero curiosa è che non si sa dove suddetti guardoni guardassero. Perché per certo i guardoni guardavano dove guardavano tutti ed allora, guardando guardando, magari per sbaglio, ma lasciavano scritto ‘Ho guardato’. Ma per certo i guardoni guardavano tanto anche dove, guardando guardando, all’improvviso restavano zitti ed allora se chiedevi ‘Scusa, signor guardone, visto che ha guardato guardato, potrebbe farmi guardare un attimo la sua espressione, tanto per capire se è stata una guardata soddisfatta o una sbirciatina segaiola?’, ledevi la libertà al silenzio.

Il 2005, almeno per la sottoscritta, è stato l’anno dei grandi numeri e dei grandi silenzi. Di grandi soddisfazioni e grandi delusioni, perché il fanwriter, a mio avviso, prima di essere uno che ha un fastidioso tic alle dita, è un fan. E’ un po’ curioso, un po’ fissato, un po’ esibizionista, un po’ sociale: è uno che cerca gente come lui. Polverizzare record di lettura, a mio avviso, rende lieto solo chi ha di sé un’opinione tanto alta da non cedere lo scettro al ridicolo: la rete è tanto democratica da livellare sempre verso il basso. I conflitti per l’eccellenza NON possono avervi luogo, perché non avrebbe senso gloriarsi di essere i primi tra i mediocri.

Il fine ultimo di chi scrive come fan dovrebbe essere quello di rivolgersi ad altre personalità affini, che completano con interventi ex post la sua interpretazione.

Questo è stato ESATTAMENTE il legame che si è creato tra Lener e me: una mutua associazione di idee e suggestioni e progetti e schizzi e impronte e consigli e coraggio ed iniziative.

Un’associazione che dura da quattro anni e che, alla fine, abbiamo deciso di rendere pubblica rendendo pubbliche note e riflessioni che ci coinvolgono in un hobby comune.

Soprattutto, per chi crede questo sia uno di quei bloggucci rachitici autoreferenziali, è doveroso dire che no: questo blog non è poi così interessato agli autori pattumiera ed agli autori rivelazione ed a quelli che sbocceranno ed a quelli che sono già tanto maturi d’essere marciti a diciotto anni.

No.

Questo spazio parte dall’idea – che spero sia ormai chiara – il mondo delle fanfictions non sia fatto di soli autori, ma soprattutto – e per la maggior parte – di lettori. Se i lettori sono buoni, gli autori saranno bravi: chi per dote e chi perché sarà stimolato a far meglio.

Se i lettori hanno preso la licenza elementare per corrispondenza, al punto da NON capire neppure l’opera di cui sarebbero fans, gli autori bravi si trastulleranno con virtuosismi sempre più inutili e quelli mediocri tali resteranno. Pace.

Le fanfictions in Italia sono divenute il simbolo deteriore di un’involuzione educativa, disciplinare e persino comportamentale. Di chi è la colpa? Francamente m’interessa saperlo fino ad un certo punto: è così. E’ successo. Dire se sia responsabilità dei lettori o degli autori è un po’ come parlare del sesso degli angeli o porre il dilemma dell’uovo e della gallina. Non è neppure così interessante.

 

Per altro, per quel che mi riguarda, la colpa è di chi, davanti ad un figlio che a sedici anni parla con un computer, non lo piglia di peso e lo imbarca su un cargo battente bandiera liberiana.

 

Interessante, a mio avviso, sarebbe chiedersi perché la migliore delle mode possibili (francamente non vedo nulla di male nello scrivere per moda. Meglio scrivere che inventarsi qualche grave disturbo psichico) sia divenuta il pretesto per una nuova guerra di Troia.

Ed ecco perché Il pomo di Eris: come nel mito, qualcuno ha gettato un genere – la fanfiction – nel bel mezzo di un convivio di personaggi eterogenei e già per natura votati al contrasto.

Ne sono discese fazioni e insulti e ripicche brutte da guardare, brutte da leggere e pessime per il fandom: brutto soprattutto il continuo recensire e portare in prima pagina i rimasugli peggiori di questo ideale banchetto letterario.

Brutto vedere che il mondo del fandom è stato chiuso dopo la nascita di un unico sito. E lì non si può dare la colpa a chi l’ha fondato, ma a quelli che, trovata la loro oasi, non si sono accorti che prosciugata la poca acqua che c’era non restava che sabbia.

E sabbia e sabbia.

E’ possibile leggere fanfictions e vivere felici?

Certamente. Perché dire che non ci sono più in giro belle opere vuol dire che io sposerò un’oculista. Non è l’aviaria il male del secolo. Ma la cataratta precoce.

Le belle fanfictions ci sono e vengono pure lette, s’è per questo. Solo che, curiosamente, la spazzatura attira di più.

Ma sapete dov’è che si addensano le mosche al massimo grado, vero?

E allora? Dove voglio andare a parare?

Da nessuna parte.

Io scrivo. Mi piace farlo. Sono felice di avere ancora qualcuno con cui discutere di libri e caratterizzazioni e scelte stilistiche e storia del personaggio.

E’ stato un modo per accrescere il mio senso critico, la percezione dei miei limiti e la correzione degli stessi.

Come Umberto Eco ha la sua Bustina di Minerva, insomma, giocando con l’ennesima citazione, Lener ed io abbiamo ora Il Pomo di Eris: il diario di un quotidiano viaggio attraverso quello che più amiamo in ciò che ci appassiona.

 

Ed ora è meglio che lasci la parola alla mia socia, perché ho davvero detto troppo.

 

Sar@ a.k.a. Pito-chan a.k.a Satsuki

 

 

.... detto troppo e troppo bene! Che altro mi resta da aggiungere?

Sara ha già presentato perfettamente tematiche e spirito di questo blog.

Si parlerà di fanfictions e le fanfictions sono storie, autori, fandom, caratterizzazioni, trends e degenerazioni.

Oltre la malafede, l'ipocrisia, l'analfabetismo ed il protagonismo, è nostro desiderio ricordare ciò che sono le fanfictions e mostrarle come le abbiamo conosciute, ne abbiamo amato la lettura ed ancora oggi sappiamo trovare in rete. Perché ci sono e sono molte: basta sapere dove cercare, come cercare e cosa evitare.

 

Lener


posted by satsuki alle 14:33 in 00 atto di fondazione
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