giovedì, 01 maggio 2008
Opera: Thanks for the memories
Serie: Paramore/My Chemical Romance
Rating: R
Genere: Romantico, umoristico
La prima richiesta di making of che mi è pervenuta è - stranamente - legata a una storia dal taglio decisamente adolescenziale e appartenente a un fandom che in Italia, almeno a quel che mi risulta, ho trattato solo io.
"Thanks for the memories" è infatti la prima fanfiction che ho scritto per il fandom dei Paramore, gruppo musicale che ho scoperto grazie alla fanfiction di un'autrice americana: the glory days, che ha avuto direi un ruolo essenziale per la nascita della mia fanfiction.
Visto che quello che Sara definisce "fandom figo" (leggasi, quello dei My Chemical Romance) è in realtà permeato da storie di una bassezza qualitativa quasi imbarazzante, ho pensato fosse il caso di avvicinarmi al fandom estero cercando storie quanto meno etero (e non le solite slash su Gerard Way e Frank Iero) sui cinque di Newark ed è così che sono incappata in una community su Livejournal che aveva esattamente questa finalità.
Spulciando le storie dell'archivio alla ricerca di quelle aventi per protagonista Frank, ho avuto la malsana idea di digitare su Google il nome dell'altra parte del pairing: ed è così che sono incappata, tra decine di personaggi originali, in Hayley Williams e nella sua "Seven Digit".
"Seven digit" (una storia con un tasso erotico elevatissimo, diciamolo pure), è nata da un articolo apparso su Rock Sound in cui Hayley, dichiarava di avere nella rubrica del proprio cellulare il numero di Frank Iero, rubato a un tecnico del suono.
Da qui, è iniziata la caccia alla cantante e poi al gruppo e poi alla loro musica e alle interviste.
Poi, in secondo luogo, è nato il desiderio di scrivere qualcosa sul medesimo articolo.
Un qualcosa che però, era nei fatti totalmente differente da "Seven digit": perchè di erotico, in quello che desideravo raccontare io, non c'era nulla.
Hayley, per quanto possa apparire una "dura", è una diciottenne che ha iniziato a cantare a quattordici anni, una ragazzina che ama la propria cittadina e che sostiene di avere come unica amica la musica.
Un ragazzina come decine d'altre, con un sorriso sbarazzino e una simpatia travolgente: una sorellina minore attaccata morbosamente a ciò che considera la propria famiglia.
Una che difficilmente avrei visto nelle vesti in cui l'autrice americana ci ha proposto, per inciso.
Così si è fatta strada quella voglia assurda di lavorare su quelle due righe di intervista e, dopo aver conttato l'autrice in questione e avuto il benestare, sono partita alla volta dell'elaborazione definitiva di "Thanks for the memories".
Il primo scoglio da superare, per me, era indubbiamente quello del reperimento del numero telefonico: dove poteva accadere una cosa simile? Dopo aver vagliato un po' tutti i componenti del gruppo, la scelta è caduta sul più maturo dei quattro, Jeremy Davis.
Il secondo scoglio è stato poter interpretare ciò che Hayley provava per Frank: amore? Ammirazione? Rispetto? Semplice attrazione fisica?
Hayley è una diciottenne, una ragazzina: una fan perfetta: quella che fa sogni a occhi aperti sul proprio eroe - con una marcia in più, però: un numero di telefono e la propria celebrità che però, nel suo essere impacciata, non sfrutta a proprio vantaggio -, quella che decide di andare sola al suo concerto piangendo, empatizzando, emozionandosi.
E da questo punto si è snodata tutta la vicenda della storia.
E' la fan genuina, quella che stravede per il proprio eroe ma che nonostante tutto, cede all'evidenza di un sogno che - come ogni fiaba - è destinato a rimanere un miraggio da osservare da lontano, una bolla di sapone che potrebbe esploderti tra le mani.
Ne è la dimostrazione lampante l'amarezza con cui abbandona la calca di fan senza un autografo e con una scusa sincera da parte di Frank.
Hayley empatizza terribilmente il concerto, come se avesse dimenticato cosa voglia dire subirla la musica, anzichè farla.
Ho giocato con la mascherina della celebrità sfoggiando quella dell'essere umano che si cela dietro all'animale da palcoscenico, svestendo Hayley della grinta di cantante per darle le peculiarità che emergono da quel sorriso sincero e dalla dolcezza che trasmette nelle interviste più personali.
Hayley è l'amica del cuore, la sorellina minore, la compagna di mille avventure: è la ragazza della porta accanto.
L'ho filtrata in modo molto umano, notandone un'ingenuità caratteriale molto bambina che mi ha fatto propendere per la storia che narra di una passione normalissima e genuina.
Per la parte del concerto e delle emozioni di Hayley, mi sono invece ispirata al concerto dei My Chemical Romance a cui ho assistito lo scorso 3 novembre a Milano: indubbio che un concerto sia difficilissimo da narrare.
L'esperimento della cronaca milanese l'avevo provato con "Please stand up" attraverso la mia voce narrante del cuore, mentre qui, le emozioni di Hayley sono molto più ad ampio raggio: sono, di fatto, quelle di una qualsiasi fan al concerto dei propri idoli.
Nè più nè meno.
La chiusa - forse abbastanza tirata - era a mio avviso la nota conclusiva migliore da scegliere.
All'amarezza di un sogno sfumato, di un'emozione interiore fortissima, ho voluto contrapporre la realtà di un sentimento altrettanto dolce, di un'attrazione adolescenziale naturalissima eppure strana, se paragonata a un uragano emotivo dettato dal semplice suono di una chitarra e del suo possessore.
E' il parallelismo tra il sogno e la realtà, tra l'amore impossibile per la fotografia di un concerto e quello - più tangibile - di un essere umano in carne ed ossa che può essere toccato e che scalda il cuore, quando la realtà uccide un poco il sogno.
Nulla di eccezionale, dunque, per una storia senza troppe pretese: l'interiorizzare a dovere, forse, una diciottenne pressochè sconosciuta in Italia ma dolcissima nella spontaneità con cui si affaccia al mondo delle celebrità.
posted by SapphireBlue alle 23:51 in 04 making of
:: permalink::commenti (2)

