lunedì, 08 ottobre 2007

Moralisti della domenica vs. l'inserto Salute di Repubblica

Torno a scrivere da queste parti sia per scusarmi con gli attivi e sempre graditissimi commentatori, sia per ridurre almeno in parte la mole di riflessioni (e perplessità) che suscita in me ultimamente il mondo delle fanfictions, ma che, per ragioni di tempo, voglia, pigrizia o, semplicemente, perché preferisco (appunto) scrivere fanfictions, non ho avuto il tempo di condividere. Riflessioni che credo, almeno in parte, siano patrimonio comune e dunque - perché no - suscettibili di essere dibattute.

Il mio, sotto questo profilo, dunque, vuole essere un input e un invito. Quel che faccio di consueto, insomma.

Lo spunto per questo articolo mi viene da un episodio abbastanza risalente: credo, addirittura, di avervi cominciato a rimuginare da prima dell’estate. Poiché tuttavia immagino sia diventato più attuale ultimamente, in ragione di un evento che ha toccato parecchi autori, mi sono infine risolta a mettere nero su bianco alcune considerazioni.

L’accadimento recente cui faccio riferimento è l’interdizione da EFP – sarebbe a dire il principale sito di fanfictions italiano – delle RPS sui Tokio Hotel contenenti twincest. La motivazione ufficiale – se non ho equivocato – è la volontà mostrata dalla webmistress di tutelarsi da eventuali conseguenze legali discendenti dalla presenza di fanfictions considerate moralmente opinabili e suscettibili, dunque, di attivare un’azione per diffamazione da parte dei diretti interessati. Posto che sono una fervida sostenitrice del ‘ciascuno è padrone a casa propria’, e dunque non entro nel merito di quello che è un problema interno a un sito che ho sempre frequentato sporadicamente (e mai per pubblicarvi), da esterna potrei dire che è stata una scelta infelice, per quanto draconiana come impongono certe circostanze. Infelice perché sono andate perdute storie che non solo nessuno avrebbe potuto tacciare di morbosità gratuita, ma che alzavano – e non di poco – il livello qualitativo medio-basso dell’archivio. E infelice perché le motivazioni addotte fanno acqua sotto parecchi punti di vista. In primo luogo, i Tokio Hotel sono perfettamente al corrente del fanbase twincest (e non mi risulta abbiano preso provvedimenti. Persino rispetto a storie – o fanart -  che fanno passare quelle italiane per favole della buonanotte) – se non erro, in un intervento datato ventitre settembre duemilasette, Tom Kaulitz ha detto ‘Rispetto a certe fantasie delle nostre fans, il fatto dicano che mio fratello è gay non è nulla di particolarmente significativo’ - . In secondo luogo, a inerpicarsi su di un ginepraio normativo, si finisce con il considerare illegale un buon novanta per cento di quel che chiamiamo fanfictions. Anzi: a ben vedere, la fanfiction in quanto tale è illegale. E’ una dichiarata acquisizione di personaggi altrui. Tollerata – e non da tutti – solo perché non avente finalità lucrative.

Esempio: posto che il twincest  sia da ritenersi eticamente riprovevole e giuridicamente sanzionabile (e badate bene che parla un’oppositrice del twincest), a quale titolo sarebbe perciò stesso tollerabile una slash tra attori e cantanti notoriamente etero? Oppure una storia in cui un personaggio pubblico si ubriaca o si droga o si abbandona a condotte fike quanto si vuole, ma senz’altro non esemplari? O, ancora, una fanfiction ispirata a un romanzo per bambini, ma in cui i personaggi originariamente concepiti per un’utenza prepubere si danno a condotte che farebbero impallidire De Sade?

Come credo sia evidente, insomma, una copertura legale a trecentosessanta gradi operante su base tematica finirebbe con il falcidiare – e non poco – un fandom spesso eccessivo. Anzi: eccessivo proprio in quanto fandom.

In verità, in questa sede come altrove, sono stata la prima a chiedere di porre un freno alla crescita sconsiderata di pattume para-pornografico: l’ho fatto tanto come lettrice e tanto come webmistress. L’ho fatto, però, ponendo sempre una necessaria premessa: e che cioè il pattume pornografico tale non è semplicemente per quel che racconta, ma per come lo racconta.

Poco prima che su EFP le twincest venissero proibite, la sottoscritta ne ha lette fino all’overdose (e, ripeto, io sono una che ha creato un banner contro un certo tipo di fanfiction): eccetto casi più unici che rari, mi sono trovata davanti storie che mai (e ripeto: MAI) avrei catalogato nel poco onorevole insieme di cui sopra. Storie che non credo proprio avrebbero provocato da parte dei diretti interessati reazioni di protesta o di disgusto: perché erano scritte con molta cura, con molta verosimiglianza e con una squisita misura. Rispetto a certe storiacce sbracate che si leggono ovunque, insomma, davvero una boccata d’ossigeno. Rispetto a quello che si legge ora in quella stessa sezione, per l’ennesima volta, autentici capolavori. Però sono state vietate, per così dire, sulla fiducia. E allora mi chiedo: quale convenienza ha un sito a perdere una mole di splendide storie (e Dio benedica chi le ha fatte migrare nello spazio in cui ora continuo a pascolare felice), fondamentalmente inoffensive, e a trattenere altre pagine di qualità più dubbia (solo apparentemente inoffensiva, perché io, se fossi Bill Kaulitz, mi risentirei tanto se mi dessero di quello ingroppato dal fratello, tanto di quello che si fa violentare dal primo albanese che passa, si taglia i polsi o si droga come un povero barbone newyorkese)? Soprattutto: che senso ha muoversi unicamente sulla base di norme retroattive (che – e mi sorprende l’ufficio legale dell’EFP non l’abbia realizzato – neppure sarebbero penalmente valide. E la cancellazione, in campo fanfictions, credo sia la sanzione penale per eccellenza), per non applicare, per contro, un filtro preventivo? Già: esattamente quel che eviterebbe di vietare TUTTO, semplicemente controllando la serietà del prodotto? Il problema, in ogni caso, non si pone: perché l’EFP si è sempre mostrato un sito refrattario alla moderazione sulla base di un criterio di democrazia. Il che, ripeto, sarebbe buono e giusto, se, curiosamente, non portasse a un livellamento verso il basso e ad una serie di interventi che somigliano tanto alla politica italiana contro l’immigrazione o la criminalità: una stalla, cioè, chiusa quando i buoni sono scappati.

Il tema degli argomenti proibiti, in ogni caso, è molto più esteso e complesso della pagina succitata, perché vi è anche un rovescio della medaglia: ed è di questo, per altro, ch’ero primariamente intenzionata a parlare.

Più o meno agli inizi di questa estate, tramite un gioco di links, sono capitata su di un sito che non linko e non chiamo, e perché famosissimo e perché – lo dico tranquillamente – a mio avviso espressione diretta della frustrazione profonda che può celarsi dietro a un hobby. Solo così riesco a giustificare certe colate di bile che ho letto (mascherate da sarcasmo) e castronerie proclamate vs. vaccate conclamate. In tal sito (sospetto a fini di bieca ritorsione personale) è stata fatta a pezzi una storia scritta con uno stile ineccepibile, ma, ahimè, effettivamente un po’ grottesca nella sua ricerca voluta e meditata di un angst fine a se stesso. Se tuttavia il recensore si fosse limitato a porre in evidenza che:

la sottoscritta non avrebbe avuto proprio niente da dire. Sarebbe stata una critica severa, ma con un fondamento inattaccabile e oggettivo. Non che poi il recensore non abbia dato debito rilievo a questi punti (e, nei fatti, la recensione in toto non era un esercizio di cattiveria fine a se stesso. Non solo almeno), ma è stato il tono, nonché il fondamento motivazionale, a farmi cadere la mascella. Fino a terra, poi, eh! Francamente, per essere il frutto di una reazione all’angst enfatico che va per la maggiore, raramente ho letto una critica più grottescamente enfatica (e l’ossimoro dice tutto).

Nella storia la protagonista perdeva la possibilità di diventare madre a causa di un ovaio policistico (poi asportato). Ora, anche a stendere un velo pietoso su questa specie di sindrome E.R., per cui la gente prima legge l’enciclopedia medica di Repubblica e poi si cerca un vittima a fandom, sinceramente, c’era proprio bisogno di sbrodolare un’accorata filippica sul presunto calpestamento dei diritti di tutte le portatrici di ovaio policistico del mondo? Si è arrivato persino ad adombrare che una ragazza, leggendo una simile fanfiction, avrebbe potuto deprimersi in modo patologico, perdendo ogni speranza d’essere madre.

Ora: posto che (e sono d’accordissimo con il recensore sul punto) NON c’è nessuna ragione di scomodare quel che non si conosce per il gusto di fare sensazionalismo (sono reduce da un Bill Kaulitz con la sclerosi a placche. Siate solidali, vi prego!), se uno legge le fanfictions come se fossero l’inserto Salute di Repubblica, porca pupazza, è Darwin che gli chiede di farla finita!

Ma davvero siamo arrivati al punto di crederci così onnipotenti da dare tutto questo valore a un giochetto che DOVREMMO praticare per hobby?

Io – e lo dico in tutta sincerità – sono più che stufa di trovarmi ogni due per tre gente che grida vergogna alle vaccate. Una scrive di uno stupro (e ne scrive male, d’accordo. Ne fa un’accozzaglia di boiate): e tutte a strillare ‘Vergogna, vergogna! Non ci sono più le mezze stagioni! Io mi sento violata come donna!’ (vi prego: ditemi che si sente tutto l’acido del mio sarcasmo. Ne sto sputacchiando un litro. Lo ammetto. Sono una strega non diversa da quelle che perculo ora). Una scrive una boiata sui campi di concentramento? ‘Vergogna, vergogna! Il prozio buonanima c’era lì quel giorno e a quell’ora e poteva giurare che non stava piovendo!’.

C’è gente che pratica argomenti che non conosce. E’ un dato di fatto. Ma cercare un appiglio etico per tirate fuori luogo è – SINCERAMENTE – più ridicolo ancora. E’ in re ipsa che nessuna di queste persone vuole offendere alcuno, mentre è consequenziale che la mia intelligenza venga offesa quando qualcuno vuol far credere il contrario.

Per una serie di circostanze che non c’è bisogno di spiegare, io conosco (non per lettura, ma per presa diretta) il novanta per cento degli stereotipi delle fanfictions. La violenza (domestica e non), l’anoressia e l’autolesionismo. Se mi mettessi a strillare contro TUTTI quelli che usano tali temi (e nel 99% dei casi, al più, davvero li hanno conosciuti tramite l’inserto Salute di Repubblica) non avrei neppure cinque minuti per scrivere una buona storia che strappi un sorriso a chi, come me, pensa ancora che forse Wilde aveva proprio ragione: non ci sono categorie morali nei libri. Solo pagine scritte bene o male.

Ergo, se proprio dovete berciare, lasciate da parte la sensibilità delle banderuole.


posted by satsuki alle 21:10 in 02 pillole di fandom
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