lunedì, 09 luglio 2007

Rude person is a good muse! [ancora sul plagio]

Ammetto con molto candore di aver quasi dimenticato questo spazio, come pure un buon novanta per cento di quelli che abitualmente mi preoccupavo di aggiornare. Le ragioni sono molteplici e non credo vi interessino particolarmente: il cappello serve solo a scusare la mia assenza ed a fungere da captatio benevolentiae generale.

In verità il mio ritorno si lega all’intervento di una persona che senz’altro era qui capitata con tutt’altro intento, ma le cui parole hanno oggettivamente un valore che ho ritenuto opportuno riconoscere.

Kolty mi ha lasciato due commenti molto importanti, che non potete leggere per una semplice ragione: accanto ad un parere personalissimo e molto ben argomentato in merito al plagio (parere che sarà oggetto di questo mio post e che trovo criticamente davvero interessante), ha ritenuto di dover rafforzare le proprie tesi dando della cretina a Lener, della vecchia narcisista alla sottoscritta e più genericamente degli esagitati ai lettori plagiati. Come ho più volte tentato di insegnare (o ricordare) ai fruitori di questo spazio, se è legittimo, opportuno, buono e giusto criticare le idee, formulare giudizi di valore sulle persone porta automaticamente dalla parte del torto.

Non lo dico io: lo dice il buonsenso, la retorica e la buona educazione (lo dice anche la coerenza, Kolty: fare peggio di quel che mi si contesta, insomma, è un pessimo modo per rovesciare le carte).

Se avessi lasciato quei due commenti, presumibilmente, due sarebbero state le reazioni: o un’indifferenza legittimata dal fatto si tratti di un post di oltre un anno fa; o, altrettanto plausibilmente, un inutile flame (inutile in quanto poco attinente all’oggetto trattato).

Aggiungo in tutta onestà una terza ipotesi: non sono materialmente in grado di resistere alle provocazioni. Ciò è molto infantile e senz’altro deprecabile, ma sono un essere umano, per giunta spesso stupidamente portato a cercare la ragione a tutti i costi. So che non avrei dato una buona prova di me: non perché sia una cattiva persona, credo, ma perché non sono molto brava a controllarmi.

E’ doveroso, per altro, sottolinei come Kolty non mi sia parso né uno stupido, né un troll grossolano e neppure, per quanto sinceramente non mi siano piaciute certe sue uscite, un provocatore per il gusto di fare. Benché non abbia la più pallida idea in merito al fatto sia interessato o meno ad una mia replica alle sue argomentazioni, vi prego di pazientare un poco se qui inserisco qualcosa che legittimamente non interessa alcuno, se non noi due.

E qui chiudo il mio privato dialogo con Kolty, sperando non sia un monologo ed auspicando uno scambio un pochino più fecondo di quel che si è prospettato in partenza. Vorrei soprattutto che si chiudesse la parentesi b-chan, vuoi perché è ormai una vecchia e bruttissima storia, vuoi perché è evidente che qui sentireste sempre e solo la mia campana (che è – e non posso negarlo – non solo estremamente di parte, ma pure particolarmente astiosa). Tra l’altro, poiché non ho mai avuto modo di confrontarmi con questa autrice in un ambiente così privato e sereno da poterla conoscere davvero, sia chiaro che tutto quel che lamento è riferito ad un nick e ad un pugno di byte. Potrebbe essere una persona di valore – molto più di me -: dico semplicemente che quel che ho visto di lei non le ha fatto onore. Punto.

Passiamo invece a quanto di significativo e stimolante Kolty mi (e ci) ha regalato (perciò, se sei in ascolto, grazie!).

La sua voce, nell’ambito del mio post contro il plagio, è decisamente fuori dal coro, sicché credo valga la pena di parlarne: a maggior ragione per il fatto sospetti che molti la pensano come lui.

A torto?

Leggerlo mi ha fatto riflettere e, sinceramente, anche portata a fare un esamino di coscienza (se poi qualcuno di voi desidera farmi compagnia nell’angolino, siete i benvenuti!).

L’intervento di Kolty toccava più punti, sicché spero sinceramente di ricordarli tutti e di non farne una sintesi troppo grossolana (al momento, vi dirò, sono davvero pentita di aver cancellato, ma il pensiero di perdermi in un turbine di contro-insulti mi spaventava abbastanza).

Non so se Kolty sia solo un lettore o anche un autore, ma la sua visione della situazione – molto diversa da quella da me illustrata – è più o meno questa:

1.      Se le fanfictions sono un tributo alla serie e non al proprio ego, perché questo accanimento contro i plagi? Tale atteggiamento non è piuttosto l’espressione della vanità individuale degli autori?

2.      Un plagio non è piuttosto una professione di ammirazione-emulazione nei confronti dell’autore plagiato? Essere imitati dovrebbe essere fonte di orgoglio.

3.      La crociata contro i plagi sta raggiungendo picchi di fanatismo talmente esagerati da essersi trasformata in una caccia alle streghe in piena regola.

4.      Il proliferare di archivi privati, più che del plagio, è la manifestazione di una certa vanagloria diffusa.

5.      (Non inerente il plagio, se non marginalmente, ma INTERESSANTE!) Non si può imporre ad un autore un obbligo di fedeltà assoluta al personaggio, perché la fanfiction è prima di tutto il frutto di una fantasia personale. In tal senso, l’OOC non è qualcosa che debba necessariamente squalificare una storia.

Spero Kolty mi scusi se ricordo solo questi (magari, se non attacchi subito a darmi della scema o della vecchia, potresti aggiungere di tuo pugno!), ma il mio neurone tanto offre. Per mio conto posso solo dire che mi impegnerò a rifletterci su.

Sul primo asserto, confesso, mi sono davvero sentita punta nel vivo: perché è evidente – credo. Spero – che chi pubblica in rete non sia proprio la modestia e discrezione fatta persona. Ricevuta la prima valanga di complimenti su “Le nere ali dell’odio”, confesso di non esser più riuscita a smettere. Prima ancora che di scrivere, di ricevere complimenti. E’ la pura e sacrosanta verità. Se nessuno avesse favellato o, peggio ancora, avessi ricevuto la recensione che meritavo davvero (la prima stesura è orribilmente piena di difetti. E non piccini), probabilmente la mia carriera di ficwriter sarebbe nata e morta lì. Mi piacerebbe raccontarvi la storia che per me scrivere è vitale e tante belle cose: ma così non è. E’ un hobby che ho scelto da vecchia – come dice Kolty -, per consolarmi di un lavoro molto simile, ma sensibilmente meno creativo. Potrei anche dire che scrivendo almeno sei ore al giorno per esigenze scientifiche, potrei evitarmi le due di diletto, ma tale è la sostanza della vita. Poco da aggiungere. Questo cappello per dire che, almeno nel mio caso, un po’ è vero quel che suggerisce il nuovo opinionista: a me, personalmente, dà molto fastidio quando scopro che un altro autore riceve complimenti per frasi che mi appartengono. Perché? Non tanto perché ci ho sputato sangue (io sbavo, al più. Di plasma manco l’ombra, per fortuna!), ma perché quei complimenti dovevano essere tributati alla sottoscritta. Fine (sono una delusione su tutta la linea? Direi che come al solito sono soprattutto molto sincera). Dirò di più: rispetto alla media degli autori plagiati, io ho fatto senz’altro molto rumore, ma poche psycho-sceneggiate. Non mi sono cioè atteggiata a donna moralmente distrutta per una storia presa in prestito (ed io ho avuto una quantità incredibile di debitori cui dire due paroline), perché francamente ho sempre tentato di mettere a fuoco quel qualcosa di meschino, forse, ma più realistico che mi infastidiva del plagio. Io credo Kolty abbia ragione nel dire che c’è anche una discreta dose di vanità nello sbandierare i copia-incolla subiti. Quello che credo sia debole, però, è la generalizzazione un po’ spicciola. In primo luogo non siamo tutti uguali: può anche darsi che per qualche autore sia umanamente doloroso essere copiato. Per me è stato solo fastidioso: non è la stessa cosa. Secondariamente, affermare che c’è anche un po’ di vanità, non implica necessariamente che ci sia SOLO vanità. Tanto per dirne una, io ho tollerato per due anni che tutte le mie storie fossero copiate (molte persino dalla stessa persona). Ho perso la pazienza solo quando ciò mi ha impedito di leggere una qualunque fanfiction che non mi sapesse di già visto. In poche parole, mi ero inflazionata da sola senza volerlo. Se il mio ego-autore poteva gonfiarsi a dismisura per il fatto d’essere così ricercato, il mio ego-fan-lettore ne aveva le scatole piene. Sicché è finita che non ho perseguitato i plagiari tanto come autrice, quanto soprattutto come potenziale fruitrice di fanfictions. Liberi di non crederci, ma tant’è.

E poi, senza problemi, ammetto che è davvero irritante sapere di aver perso tempo a costruire una trama e di essere sfruttati alla stregua di un supermercato di idee (ragione per la quale mi sono battuta per la cancellazione di Outlaw Blues, che di trame mie ne usava almeno tre messe insieme).

Sul secondo punto mi sono espressa più di una volta, anche recentemente. C’è senz’altro l’autore in buona fede che ti ammira sinceramente, ti legge sempre e, alla fine, senza saperlo è letteralmente invaso da te: ma c’è soprattutto quello che, volgarmente, chiamerei paraculo. Costui sa perfettamente quel che sta facendo (copiando): e non lo fa perché ti ammira. Lo fa perché vorrebbe essere MEGLIO di te in qualunque modo. Ma non ci riesce. Vive di una brutta luce riflessa, come un satellite morto. Razionalmente è vero: potresti lasciarlo vivere e farti due risate. Ma non siamo tutti razionali ed è difficile esserlo sempre. Soprattutto, poi, penso sia legittimo arrabbiarsi come quando, nel mio caso, sai che sei letto dalle stesse persone che fruiscono pure del plagio, e nessuno dice assolutamente nulla. Fosse pure ‘cazzarola, quanto ci somiglia’. Non è tanto la vanità dell’autore che viene in conto, in questo caso, quanto un confuso sentimento di presa in giro che non riesco a rendere bene a parole (perdonatemi).

Sul terzo punto dico : perché io, personalmente, sono davvero diventata paranoica. Non lo nego per niente, ci mancherebbe. Solo che ho dalla mia tre anni di plagio-purgatorio, muri di gomma e flames di amiketti. Avrei fatto di tutto per risparmiarmeli, ve l’assicuro. Ah. E ho sempre avuto ragione, il che, per quanto ci sia persistentemente chi mi dà della visionaria (di solito l’amico del cuore dell’autore), mi induce a credere di non esserlo poi tanto. Il problema delle crociate è stato senz’altro un’ipersensibilizzazione collettiva, nonché, aggiungo, l’esplosione del fenomeno. Per certi versi giuro di aver goduto come un porco nel veder lamentare plagi da chi, come Kolty, un mese prima asseriva magari fossero solo ammirazione: e l’ho fatto come una che, ancorché moralmente piccina, è stata soprattutto lasciata sola davanti alla brutale evidenza dei parassiti. Al più invidio un po’ i plagiati delle parrocchie più in vista, perché la solidarietà che raccolgono non ha mai bussato alla mia porta. Fine.

Sul quarto punto concordo con Kolty: negli ultimi tempi sto sempre più pensando che l’archivio privato sia divenuto una specie di status symbol (altrimenti non saprei come spiegare ormai lo voglia chiunque. Persino chi ha scritto una one-shot in croce e non ha mai subito plagi o flames). E’ tuttavia un’impressione soggettiva e suscettibile d’essere pienamente smentita dai fatti. Ho anche un’altra teoria, ma credo che meriterebbe un intero post e non è questa la sede.

In merito al quinto punto, potrei rispondere a Kolty che i nostri sono semplicemente due modi diversi di vedere le fanfictions. Non solo: che la mia ostilità verso l’OOC che citavo nel post sul plagio non era rivolta all’OOC in quanto tale, ma a quello funzionale ad adattare una trama altrui alla propria storia.

Prima di invitarvi a commentare, mi è sovvenuta un’altra riflessione fatta dal nostro ospite. Se non erro, sempre nel famoso, vecchio post, parlavo dei miei problemi con EFP in materia di plagi (e mi riferivo ancora ad eventi di almeno un anno prima) usando l’espressione gestione anarchica (o qualcosa del genere). Kolty difende quelle scelte parlando piuttosto di espressione libera. Debbo tuttavia fargli notare come, almeno nel caso di quell’archivio, mia sia la posizione risultata infine prevalente, poiché, a quanto mi è dato di sapere – ed almeno in alcune sezioni del sito - la politica adottata è di tolleranza zero. Il fatto io non ne abbia personalmente beneficiato è un’altra storia, ovviamente (e comunque non avrebbe senso un discorso retroattivo, poiché le mie disavventure sarebbero un prima storico rispetto alle scelte attuali).


posted by satsuki alle 19:58 in 02 pillole di fandom
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