martedì, 05 giugno 2007
Quest'articolo nasce come un extra davvero imprevisto, concepito com'è stato mentre impiegavo i primi - ed ultimi - dieci minuti di pace della giornata per intrattenermi con Keiko-chan nel nostro settimanale carteggio. Come quasi sempre accade - e questo è stato esattamente uno di quei casi -, un interlocutore attento e stimolante produce un naturale effetto maieutico sulle idee: tant'è che, malgrado la particolarità del tema, ho sentito il desiderio di rendervene partecipi.
In questi ultimi tempi, complice anche il clima poco o nulla salutare che si respira all'interno dei sacrari del fandom, non pochi autori hanno scelto di fondare siti autonomi e monografici. Un anno fa rendevo privato il mio, fondato agli inizi del duemiladue per l'esigenza di raccogliere pagine ch'erano già cospicue allora, ma che oggi da sole costituiscono un archivio tutt'altro che disprezzabile. Come me - ed all'interno dello stesso circuito - si muoveva pure Keiko. Checché possiate pensare, non siamo amikette di fandom e neppure ci conosciamo da chissà quali eoni: la nostra convivenza fruttuosa, per un insieme di circostanze, si è inaugurata proprio con la protezione delle nostre raccolte.
Ad un anno di distanza, proprio quest'oggi, ci siamo ritrovate a fare un bilancio. Un bilancio, ad essere sinceri, assai meno positivo di quel che avevo creduto. Interpreto ovviamente la situazione dal mio punto di vista, ma credo, sotto certuni profili, di potermi far portavoce anche del pensiero della mia collega (posto che spero in un suo intervento diretto).
Per quel che riguarda la visibilità delle mie opere, direi proprio di non potermi lamentare (a chi interessano le cifre, posso tranquillamente segnalare come, tenendo conto dei soli accessi unici ed escludendo il mio IP di amministratrice, in un anno esatto il mio archivio abbia superato le ventimila visite: risultato di tutto rispetto persino per un sito pubblico), ma è anche vero fossi un'autrice da cinquecento accessi unici al giorno: una, cioè, privilegiata da un solido fanbase, tendenzialmente consolidato. Questa nota serve anche a spiegare perché per un autore che ha già un nome (per quanto poco questo significhi, a dirla tutta), una scelta del genere non risulti particolarmente punitiva, come riuscirebbe, per contro, ad un esordiente. E' anche vero il fandom sia pieno di autoroni che lamentano reccy e lettori disattenti, ma che per contro non pensano proprio di ritirarsi in proprio e perdere così quei numeri. Questa è una delle principali contraddizioni del fandom, se vogliamo.
La ragione principale per cui ho deciso di blindare le mie pagine non è il plagio - che pure, con il caso di Outlaw Blues, frettolosamente insabbiato per quanto scandaloso, ha concorso a darmi un incentivo in più -, quanto il desiderio di ritrovare i lettori con cui avevo cominciato la mia avventura di ficwriter: semplicemente, per intenderci, fans che avessero davvero qualcosa da dire. Negli ultimi due anni della mia attività, a dirla tutta, avevo trovato solo avidi lettori muti, o gente che commentava più per il gusto di mettere in mostra se stessa che non mostrare di aver interesse a discutere delle mie pagine (arrivando all'assurdo di terrificanti teatrini in cui chiunque, senza neppure il buongusto di chiedere se la cosa mi piacesse o meno, pubblicava nel mio forum i propri film mentali sul quel che scrivevo, equivocando, per altro, buona parte dei contenuti). Per non parlare di quelli che contestavano l'impaginazione, il formato del carattere o l'omissione retorica di un che non sapendo come poter in qualche modo demolire.
Ci sono persone a cui tutto questo piace o che non trova in una tale situazione nulla di deteriore o criticabile. Io non sono tra questi e poiché mi ritengo responsabile di ciò che scrivo, ho anche creduto di dover prendere misure a riguardo. Dunque ho chiuso l'accesso al mio spazio.
Che genere di utenza ho poi rastrellato? Ne faccio una sintesi puntuale, perché ritengo il quadro sia interessante non tanto in rapporto a me, quanto proprio al fandom, poiché credo pure rappresenti un campione statistico davvero perspicuo.
- I veri fans: fortunatamente sono la larga maggioranza. Hanno un interesse tematico specifico che li ha condotti dalle mie parti e lo mostrano in commenti che, lunghi o brevi che siano, sono sempre tali da darmi un'idea più che precisa in merito a come una pagina sia stata accolta (e no, non è la norma, visto che oggi va di moda fare l'analisi logica delle storie, anziché mostrare la comprensione della lettura). Hanno un'interazione costante, educata, rispettosa di me come autrice e degli altri utenti. In alcuni casi - come -lirin- e Keiko-chan - collaborano a progetti che possono intendersi a buon diritto collaterali al mio sito, in quanto espressione di un modo di vivere un hobby che condivido appieno. Moltissimi, tramite un virtuoso passaparola, hanno incrementato gli accessi al mio spazio.
- Gli Spongebob: due casi su centoquaranta utenti. Sembrano pochi, ma non lo sono poi tanto. Chi sono costoro? Partono come i fans più fanatici, indi chiedono di essere pubblicati nel mio archivio (c'è una piccola sezione dedicata alle opere che apprezzo particolarmente) e, fatalità, la loro storia è sempre, invariabilmente un copia-incolla delle mie. Spariscono millantando inguaribili ferite dell'animo da me inferte con l'ardire di un rifiuto. Ci crediate o meno, la rete è stracolma di individui assolutamente incapaci di comprendere quando parlano con le parole di un altro.
- I guardoni: poco da fare: sono ineliminabili. Per quanto chiara sia la mia schermata di accesso nel sottolineare non l'onere, ma l'obbligo del commento, c'è gente che continua ad accedere e non spende una sola parola. Come ho già detto, cancello tali utenti senza la minima remora, ma resta il disagio a fronte di questa pratica per me incomprensibile.
- I cuori di panna: appartengono alla categoria di cui sopra, con la differenza che se fai notare loro che sono dei cafoni, ti rispondono pure come commentare non possa essere un obbligo e quanto tu sia ingiusta (perché, ovviamente, sono quelli che in casa altrui si accomodano sulla poltrona del paziente ospite e vorrebbero anche che il cane portasse loro le pantofole). Ora, non per essere puntigliosa, ma siccome l'unica giurista del circondario credo d'esser io, vi dirò che in-giusto vuol dire 'contrario al diritto': e la legge, fino a prova contraria, può esser solo quella che detta chi cura l'archivio. Ergo la sottoscritta. E poi basta con questa storia del tempo che non basta mai! Se accedi per dieci, venti, trenta giorni di fila per leggere, porca pupazza, NON hai un minuto per dire cosa ne pensi? Io ho rispetto per l'intelligenza altrui: non si mortifichi la mia. Tanto per fare un esempio, a mia volta sono l'utente di un archivio privato - quello di Keiko -. Per ragioni legate al fatto che non conosco tutti i fandom da lei trattati, nonché per la fortunata circostanza abbia un lavoro che mi porta senz'altro via molto più tempo di quello che millantano i soliti impegnatissimi (e fortunati) studenti, non posso né leggere, né commentare tutti i santi giorni. Come mi organizzo, allora? Un giorno accedo, scarico le pagine che conto di leggere, leggo e entro una settimana (a volte meno, a volte più a seconda di quel che ho da fare) pubblico le mie impressioni, senza che ciò turbi oltremodo la mia esistenza. Ma forse ciò è troppo normale e sensato perché lo si pratichi. E come me fanno molti altri miei utenti, senza che questo cozzi benché minimamente con le regole del mio spazio o con le mie convinzioni. Francamente, anzi, non capisco perché quando un autore chiede di commentare, molti si sentano in diritto di intenderlo automaticamente come un 'Fallo tutti i giorni'. Insomma: fatevi meno film sull'autoritarismo altrui ed accendete il buonsenso assieme al vostro pc.
- I rosiconi: tre in tutto. Due sono stati da me eliminati eoni fa (erano gli affezionati dei margini, degli interlinea o di dettagli talmente idioti che non riuscivano ad essere neppure divertenti). Uno è diventato anche l'attrazione principale del mio blog. In linea generale, entrano in tale categoria coloro che credono di possedere la verità. Ergo, o accetti di seguire pedissequamente la loro idea di stile o non sai scrivere/non accetti le critiche. Se rispondi loro che hai un tuo stile e sei ben felice di confrontarti con un parere contrario, ma non sei intenzionato a modificarlo per questo, di solito il soggetto svicola e si perde in argomentazioni sempre più tautologiche. Nel mio caso è anche capitato abbia insultato altri utenti e sbandierato una laurea triennale fuoricorso. In circostanze come queste, essere titolare di un dottorato di ricerca quando i più devono ancora laurearsi ha un utile effetto dissuasivo. Ma sottolineo che tutto ciò è GROTTESCO. Un po' come la tredicenne che voleva farmi da betareader (per la serie: viva l'umiltà, ch'è sempre richiesta agli autori, MAI ai recensori. Chissà perché). Alcuni di loro, soprattutto, cercano le opere più vecchie per accanirsi sullo stile, quando è evidente che le ultime pagine anticipano e superano qualsivoglia critica.
- I non-fan: rientrano in tale categoria due sottogruppi che, molto prosaicamente, non solo non odio, ma che mi fanno un po' pena. Ci sono quelli che si presentano come tuoi colleghi, ma non scrivono nulla e, soprattutto, non commentano nulla, al punto che puoi ragionevolmente insospettirti sulle ragioni della loro presenza. E poi ci sono i critici dei blog di critica, che, curiosamente, sono verbosissimi quando entra in conto la morchia, ma non lasciano una riga alle tue paginette carine e curate.
E' tutto? Non proprio, ma converrete con me non sia un panorama incoraggiante. Le riflessioni che ne traggo, però, forse lo sono ancor meno.
Si parla di brutte fanfictions e di pessime recensioni, ma molto raramente di pessima utenza. Ed io, per quanto non credo sia giusto sputare nel piatto che mi ha nutrita, credo sia proprio questo il punto.
Chi legge non ha affatto fame, nel 90% dei casi, di buone cose. Vuole storie tutte uguali, vuole essere blandito, assecondato, viziato con trame sempre più vuote. Non vuole che gli si chieda un parere, perché pensare è noioso e difficile. Non vuole neppure che lo si interroghi sull'opera originale: perché spesso e volentieri non la conosce.
Non mi pento della mia scelta, sia chiaro: se constato questo pur avendo preso certune cautele, cosa mi aspetterebbe là fuori?
Neppure mi preoccupo di fare il grillo parlante, del resto, per quanto in un lustro di prediche, a dirla tutta, abbia solo assaggiato i colpi di una profonda e deteriore ipocrisia.
posted by satsuki alle 23:04 in 02 pillole di fandom
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martedì, 05 giugno 2007
Parlare di boy's love all'interno del genere j-rock, come ben intenderà chi conosce il fandom, è qualcosa di sostanzialmente obbligato, vuoi perché il background su cui muove l'attività dei fans è quello del fanservice di chiara impronta omosessuale, vuoi perché simili fantasie rappresentano uno dei motori che senz'altro qualificano la scelta di simili trame.
Proprio perché il crisma dell'omosessualità pare codificato a prescindere dalla verosimiglianza, però, è anche tremendamente difficile trovare opere che abbiano un minimo target di originalità e, soprattutto, prestino un'adeguata attenzione ai caratteri. Ne sa qualcosa il fandom relativo ai Dir en grey, la cui popolarità non solo ha sdoganato le coppie più improbabili, ma anche proposto letture lontanissime dai caratteri originali. Eppure, come sempre accade se si prova una passione autentica per la lettura come per la composizione, persino in un oceano di PWP è possibile trovare qualcuno in grado di regalare un sogno, un sorriso, un'interpretazione indimenticabile.
E' senz'altro il caso di Fonulyn, finnica cultrice della coppia KaoruxDie e probabilmente una delle migliori firme del fan anglofono sulla coppia.
Quali sono le caratteristiche che concorrono a rendere le sue opere estremamente godibili, realistiche e gradite persino a chi non è propriamente un devoto del pairing? A mio avviso il suo punto di forza è senz'altro uno splendido realismo. Benché sia opinione condivisa - e senz'altro fondata, fosse pure per il pubblico di destinazione - lo yaoi nasca senza la minima pretesa di verosimiglianza, ritengo comunque più gradevole, meritoria ed interessante una storia che non trasformi i protagonisti in svenevoli donnette solo per giustificare un'accoppiata contro natura.
Fonulyn realizza uno splendido equilibrio tra fiction e realtà, mostrandoci in ogni sua pagina i due chitarristi entro una cornice di quotidianità che non stride mai con la plausibilità delle situazioni. Se Daisuke (l'uke) mostra una mascolinità più sensibile e fragile dietro la maschera da joker, Kaoru (il seme) è un ritratto incredibilmente - e godibilmente - fedele del Niikura originale: grezzo, greve, insensibile ed a tratti cinico per il puro gusto di esserlo.
Malgrado il sesso sia una componente senz'altro importante della narrazione, non è mai il solo protagonista delle scena: spiccano piuttosto due uomini autentici e credibili, intrecciati in un'amicizia-amore dalle conseguenze sorprendenti.
Per chi fosse interessato a scoprire il colorato universo di questa autrice, non posso che rinviare al suo livejournal od alla sua traduttrice ufficiale, Neve83, le cui curatissime translations conservano intatto il brio dell'originale.
posted by satsuki alle 21:32 in 05 kabuki quotidiano
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