lunedì, 27 novembre 2006

Cigni e papere [Mary Sue e dintorni]

Uno dei temi più dibattuti tra i cultori del fandom, ma, a mio avviso, decisamente sopravvalutato, è senz'altro quello rappresentato dalla definizione e circoscrizione del fenomeno Mary Sue. Perché ritengo sia sopravvalutato? Perché si eleva a problema stilistico quello che è in fondo il prodotto lapalissiano dell'infimo livello culturale di buona parte degli scriventi, si compiacciano o meno dell'uso barocco che fanno dei congiuntivi.

L'equivoco che credo sia sintomatico della scarsa sensibilità - questa sì davvero - stilistica di buona parte degli autori, è la stessa definizione che si dà di Mary Sue (nella sua espressione maschile, Gary Stu). Nell'accezione corrente, nei fatti, Mary Sue è qualunque personaggio femminile buono, bello e virtuoso di cui si invaghisce l'eroe della storia (più eroi, se si gradiscono - e si gradiscono - gli psicodrammi affettivi). Spesso, soprattutto nelle autrici più giovani, altro non è se non la romantica proiezione dell'ego dell'autrice.

Questo è senz'altro vero, ma estremamente superficiale: lo è fino al punto da lasciar ipotizzare la narrativa ufficiale sia tutta un pullulare di simili figure (il che non è falso, ma non è neppure così diffuso come a molti piacerebbe credere).

Il vero problema della Mary Sue - e, quale naturale corollario, l'unico mezzo per controllarne od escluderne la presenza - non è tanto la caratterizzazione del personaggio, quanto - se non soprattutto - il contesto in cui lo si inserisce. La virtù in re ipsa non è affatto un disvalore, come non lo è la bellezza: lo diventano però - immediatamente - se vengono percepite appieno come tali ed assolute dagli altri personaggi.

Provo a muovermi adottando una duplice esemplificazione: letteraria ed amatoriale. Un caso emblematico di autentica Mary Sue narrativa - nota credo alla stragrande maggioranza degli autori di fanfictions - è quello di Lily Evans, madre di Harry Potter. Non è una Mary Sue perché è bella e dotata: lo è perché doma un Malandrino scapestrato, muore eroicamente e da tutti è ricordata come la straordinariamente-buona-e-bella Lily Evans. Non vale per contro lo stesso discorso per Hermione (non del tutto, almeno), non tanto per il fatto non sia meravigliosa (checché ne dica il fandom che le ha fatto un lifting notevole), quanto perché le sue sublimi qualità sono, almeno in partenza, fonte di solenni prese in giro.

Hermione non è meno perfetta di Lily, per certi versi: ma il trattamento che riceve la ridimensiona entro i canoni di una normalità accettabile.

Sul fronte delle fanfictions, un Gary Stu meraviglioso è il Luc Malfoy della barocca saga di LadyRhiyana. Posto che il valore letterario dell'autrice consente di tollerare tale scivolone più che bene, Luc è un Gary Stu fatto e finito non solo perché è bello, dotatissimo, sfortunato, dannato e affascinante: ma perché non c'è uno solo dei personaggi comprimari non parli di lui in questi termini, né, del resto, il nostro viene mai posto nelle condizioni di tradire la sua fama.

Un caso diametralmente opposto - e che mi riguarda da vicino - è quello di Crystal Theophoros Takistes, personaggio originale della mia lunghissima saga. Crystal è una bambina dalla bellezza assoluta, dal carattere tenerissimo, dalla biografia da libro cuore, ma dalla forza d'animo strepitosa: a leggere nero su bianco, convengo bene, suona come il prototipo perfetto della Mary Sue, eppure nessuno dei miei lettori l'ha mai presa per tale.

Le ragioni? E' presto detto.

Il fattore bellezza è annullato dal fatto viva su di un pianeta in cui l'aspetto medio della popolazione è di una tale venustà che la sua passa per una carineria pure stramba. Il fatto sia buona autorizza tutti gli altri personaggi a trattarla come un'idiota o, al più, come una pianta ornamentale. Come se non bastasse, passando per la scema del villaggio, nessuno dei ragazzi più ambiti la prende neppure lontanamente in considerazione. Il tutto, ovviamente, senza ridurre benché minimamente le sue ricche qualità di partenza.

Dove voglio andare a parare?

Che il fenomeno Mary Sue non è altro se non il corollario di una lettura storpiata delle meccaniche relazionali che si trova, ahimè, in quasi tutte le ultime fanfictions: rapporti tranciati con il taglierino, amicizie virili trasformate in squallidi siparietti gay e lifting fisici e caratteriali per insensibilità al carisma.

La Mary Sue, in ultima analisi, esiste solo ed in quanto l'intero impianto narrativo è fragile: non perché nasce cigno in uno stagno di papere.


posted by satsuki alle 21:53 in 02 pillole di fandom
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venerdì, 17 novembre 2006

Da Ferradini a Gigi D'Alessio [OOC ed altre amenità]

Uno dei temi sui quali può dirsi senz'altro inesausto il dibattito all'interno di chi opera nel fandom, è quello inerente la natura ed il significato dell'OOC, acronimo con il quale si intende per alcuni (ormai pochi puristi, tra cui sono lieta di noverarmi) il più grossolano degli errori di caratterizzazione pensabile; per altri (attualmente la maggioranza cui credo sia pure possibile imputare quello che intendo come lo sfacelo totale del fandom italiano), una scelta di stile.

Che si tratti di una querelle tutt'altro che liquidabile in breve lo suggerisce del resto la netta opposizione dei due fronti succitati, che esclude si dia una qualunque mediazione che consenta una definizione unitaria ed accettabile per entrambi. Pongo queste premesse per onestà di cronaca ed anche per dirvi che non credo affatto alla bontà della bipartizione, perché la natura stessa della sigla indicata rivela il secondo degli asserti proposti per quello che è: un'idiozia che poteva trovare strada solo da noi (e lo dico con incredula amarezza).

OOC: out of character. Come può il più temuto dei marchi d'infamia dell'antico universo dei fanwriters esser oggi una delle sigle più comuni in cui ci si imbatte? Prima di tutto, cos'è davvero l'OOC?

Una certa estrema rigidezza e presunzioni di purismo alquanto risibili - dati i sostenitori delle stesse - hanno paradossalmente concorso a confondere a tal punto le acque che oggi c'è chi fa ricadere entro la medesima sigla le situazioni più disparate: si va da chi nega tout court la configurabilità ontologica di un simile scivolone, perché un personaggio pare poco o nulla caratterizzato, a chi lo vede persino se il carattere in gioco pronuncia una frase non contenuta nel manga, nel film o nel libro. Si tratta, a mio avviso, di ulteriori prove di come oggi il fandom sia frequentato da chiunque, fuorché dai veri fans: perché un vero fan sa alla perfezione riconoscere l'OOC. E, proprio perché fan, se ne tiene ben lontano. L'OOC è semplicemente la storpiatura della psicologia di un carattere, che per l'uzzolo narrativo dell'autore si trova ad assumere comportamenti che mai gli apparterebbero all'interno della cornice narrativa in cui è stato inserito. Se originariamente è crudele e sanguinario, si troverà a parlare d'amore come il più tenero degli agnelli. Se pavido ed imbelle, assumerà pose sprezzanti e sarà il carismatico risolutore di ogni situazione. Il tutto, ovviamente, per una scelta che viene operata hic et nunc, non per una trama coerente che giustifichi nel succedersi degli eventi, delle lente, ma palpabili trasformazioni nell'indole da caratterizzare.

In verità la mia esperienza di lettrice mi porta a rilevare come l'unitaria essenza dell'OOC sia oggi almeno tripartita e dunque il fenomeno si presenti con un trittico di fattispecie sovente intrecciate in una reciprocità orrorifica (ad esser grave è poi sicuramente il fatto nove volte su dieci il parto di tali discutibili scelte sia persino acclamato dai lettori). Abbiamo infatti:

Con l'accezione di OOC psicologico intendo la forma più classica e tradizionale di OOC, cioè, come prima ricordato, il mutamento arbitrario e non giustificato della psicologia del personaggio. I casi topici - in quanto maturati all'interno dei due settori del fandom mondiale forse più nutriti in assoluto - sono quelli del Vegeta che parla d'amore, scrive lettere ogni due per tre - neppure fosse il piccolo scrivano fiorentino o l'apostolo Paolo - (a Bulma, a Gokuh, ai figli, persino ai genitori scomparsi) e manda fiori, e quello di Draco Malfoy che diventa Draco McKey (dal celebre telefilm degli anni '90, Beverly Hills 90210). Quella del Draco figo è diventata una sindrome tanto diffusa che, in attesa l'Organizzazione Mondiale della Sanità trovi un vaccino, si è arrivati persino a contestare la Rowling per come tratta la sua povera creatura, non abbastanza rilevante ai fini della trama - e con questo direi davvero si sia toccato il fondo della stupidità.

Entrambi i fenomeni sono relativamente facili da spiegare e maturano all'interno di una degenerazione direi fangirlesca del fandom. Vegeta, per ragioni strettamente connesse alla psicologia del personaggio, è senz'altro il carattere più carismatico di Dragon Ball Z. Orgoglioso sino al masochismo, ombroso, misogino ed apertamente razzista (quella di Vegeta è un'eugenetica alla SS e non tanto per dire), conosce, grazie al talento narrativo di Toriyama, un'evoluzione costante nel segno di un'umanizzazione che tuttavia non lo sfigura mai del tutto. Persino nel diventare un padre di famiglia, Vegeta resta quello che non abbraccia e non si fa abbracciare. Perché, allora, farne uno sposo e papà modello?

Nel 90% dei casi per una scusabilissima ingenuità narrativa, che, del resto, nel fandom anglofono interessa le più giovani narratrici: innamorate del modello, traducono nelle storie il desiderio di un contatto, del vederlo parte del rapporto che sognano per sé. Visto che nessuna tredicenne sana di mente desidera essere apostrofata con un 'Terrestre chiudi la bocca' per il resto della propria vita, lo aggiusta ad uso e consumo di una relazione normale. Perché è un'ingenuità? Perché il fascino di Vegeta sta nel suo incarnare l'uomo che non deve chiedere mai, o la parte migliore del Teorema di Ferradini. Se lo trasformi in Gigi D'Alessio, in poche parole, non lo migliori: crei semplicemente uno che di Vegeta ha solo il nome e, al più, un opinabile hair style. Un discorso sommariamente analogo per Malfoy, se non che in questo caso anche le autrici più adulte sono incorse nell'errore ed hanno così orgogliosamente trasfigurato una scartina nel nuovo James Dean di Hogwarts. Sul perché sia accaduto ho una mia tesi, che non pretendo sia condivisibile, ma che qui illustro per il già citato dovere di onestà. Ora: io ho il ragionevole dubbio che il 90% delle ventenni fruitrici di Harry Potter lo abbia

  1. trovato un grandissimo romanzo

  2. sia convinto esista un significato arcano persino dietro la disposizione delle virgole

  3. pensi Draco sia il vero antagonista di Harry Potter (e per questo)

  4. sicuramente svelerà tutto il suo potenziale nel settimo libro.

Ora: a queste persone suggerirei in primo luogo di leggere i veri, grandissimi romanzi. Indi di accettare la triste realtà - posso capirlo, care. Lo capisco. Ma tale è la verità - si tratti di un ROMANZO PER BAMBINI, scritto con rigorosissimi bianchi e neri (l'unico grigio ha i capelli unti e non se l'è per questo mai filato nessuno degno di nota) ed in cui Draco è CHIARAMENTE una macchietta. La Rowling l'ha fatto brutto, maligno ed antipatico e lo ripete ogni due per tre. Pretendere ci sia scritto il contrario tra le righe vuol dire, appunto, aver letto il libro al contrario. O essere incapaci di assimilare una favola che un bambino di dieci anni afferra al volo.

L'OOC fisico è l'orrore più grottesco abbia partorito la scena della narrazione amatoriale. Come se non bastasse l'aggiustamento della psicologia del carattere ad uso e consumo della storia, le fanwriters hanno infatti deciso che tanto valeva dare pure una ritoccatina al fisico, operando come volenterosi chirurgi plastici e compositrici pedestri. E' una piaga, questa, che ha afflitto da subito e praticamente in modo univoco il fandom potteresco (probabilmente il peggiore al mondo anche per tale motivo). Sono spuntati dunque Severus Snape guizzanti di muscoli, Draco Malfoy da passerella, Ginny glamour ed Hermione Chanel. Tutte le indicazioni date dalla Rowling sono state brutalmente disattese, quando non addirittura rovesciate. Così, nei fatti, Harry Potter, figo designato del romanzo, si è trovato a rimanere l'unico cesso. Spesso pure scemo. Perché è accaduto? Per quelle che sono le ragioni sopra indicate: una lettura pedestre, superficiale e neppure bambinesca (perché i bambini non fanno di simili errori) del romanzo, con la conseguenza di costruirvi su storie improponibili per contenuti e caratteri, finché della traccia originale non sono rimasti che un paio di nomi. Non solo: errori del genere - che non trovano scusanti, perché non ci sono proprio fondamenti oggettivi - denunciano anche una straordinaria pochezza culturale e l'ontologica incapacità di saper distinguere il carisma dalla bellezza. Vegeta non è bello, ma ha fascino. Draco Malfoy, mi spiace per tutte le draconiane convinte, non ha né venustà né carattere. E non perché lo dico io: lo dice la Rowling. Nero su bianco.

L'OOC storico è lo stupro stesso del clima della serie originale. In origine non mi ero soffermata su questo aspetto, che pure esiste, ma è stata Lener a farmici pensare, con una domanda retorica pregnante. "Secondo te, è possibile scrivere una storia drammatica ed angosciosa su Ranma 1/2?". La risposta, prima che tentiate di capire dove voglio andare a parare, è a mio avviso NO.

Per principio, se uno è fan, dovrebbe scrivere un'avventura, un approfondimento, una prosecuzione della storia originale. Se la storia originale è dissacrante ed umoristica, tu NON puoi infiorettarci sopra uno psicodramma alla Candy. A guardare il panorama narrativo italiano, però, curiosamente non sembra che questa regola sia valida: giocatori di trottole autolesionisti, giocatori di carte drogati, calciatori che diventano ciechi, sordi, monchi o tetraplegici, supereroi anoressici e non so cos'altro: praticamente più che leggere bisogna grattarsi. E scusate se sono così prosaica. Prima che mi rinfacciate Love Heals e Prometheus (cioè la quintessenza del dramma, nonché per questo le storie più copiate di ogni tempo), vi ricordo che la sottoscritta ha scritto pure 765 capitoli di una saga del tutto in linea con il canone di Dragon Ball, più svariate decine di storie di linea ordinaria. Qui si parla di gente che ha composto magari una pagina sola: e l'ha farcita di disgrazie come un tramezzino quattro stagioni. OOC storico si ha anche quando in una serie drammatica si fa entrare il dramma per un canale che non gli appartiene. Ho letto recentemente una storia in cui Bulma e Vegeta assistono impotenti alla morte di Trunks. L'autrice ha scritto esplicitamente di essersi ispirata ad un famoso romanzo ed in questo è stata onesta. Ma sarebbe stata più onesta ancora a dire: non ho uno straccio di idea e voglio farmi un pubblico piluccando da quelle altrui. Perché Dragon Ball Z è una storia incredibilmente drammatica, in cui la Morte entra in scena spesso e volentieri. Che bisogno c'è di chiamare in conto improbabili malattie, se i protagonisti sono guerrieri che vivono in bilico su una roulette di futuro?

Per chiudere, molto brevemente, le domande più frequenti e le risposte che credo sia opportuno dare:

Come si può evitare l'OOC? E' semplice: conoscendo ed amando davvero una storia o un personaggio. Non c'è altra via. Soprattutto volendo raccontare QUELLA storia e QUEL personaggio.

Perché si ricorre all'OOC? A mio avviso per due ordini di ragioni: riciclare idee altrui sotto mentite spoglie (dunque oocizzo il personaggio principale, posto in un altro settore del fandom e svicolo l'accusa di plagio); od imporre arbitrariamente al pubblico i propri film mentali su una storia e su personaggi reinventati ad uso e consumo della propria vanità.

Cosa non è OOC? Dare al personaggio connotazioni caratteriali parzialmente difformi dalle note in un'altra stagione della vita rispetto a quella della linea temporale della storia originale (ad esempio l'infanzia). Anche un killer può essere stato un bambino piagnone. Poi, però, può intervenire qualcosa che lo induce a mutare. Non è un indicatore di OOC un diverso orientamento sessuale nelle fanfictions boy's love, perché in quel caso interviene una convenzione di genere. Non lo è, però, purché il personaggio mantenga intatte le sue caratteristiche caratteriali.

L'OOC è ammesso nelle narrazioni A/U? Neppure per sogno. A maggior ragione quando si esce dalla linea narrativa originale occorre mantenersi il più possibile aderenti al prototipo originario. Se lo si rifiuta, tanto vale scrivere una storia originale.


posted by satsuki alle 22:58 in 02 pillole di fandom
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