mercoledì, 11 ottobre 2006
Quando i narratori non giocano, i giocatori cominciano a narrare
L'articolo di questa sera è decisamente particolare per due ordini di motivi: in primo luogo parlo di un fenomeno che posso ricondurre alla fanfiction solo per analogia e ad usare il termine in un significato molto lato (con riguardo, cioè, ad una qualunque espressione narrativa prodotta da un fan); in secondo luogo è un post per cui mi sono valsa di una collaborazione esterna e tecnica, cosa che di consueto non faccio, visto che preferisco parlare di ciò che conosco con una qualche cognizione di causa. Per tale ragione è anche doveroso aprire con un caloroso ringraziamento a Pao, che non solo si è prestata con molta gentilezza alla mia intervista, ma che mi ha fornito informazioni estremamente dettagliate e puntuali su quanto sto per descrivervi.
Quello dei giochi di ruolo narrativi - d'ora in poi, per ragioni di brevità, gdrn -, nella sua espressione più semplice, almeno (cioè quella mediata via chat) è un universo cronologicamente molto risalente, di cui ho avuto notizia, se non per esperienza diretta, senz'altro per averne sentito parlare nell'area anglofona e non. Anche chi non vi ha mai giocato conosce senz'altro di fama ExtremeLot, forse uno dei gdr più popolari on-line in Italia. Complice l'ambientazione fantasy, l'interfaccia accattivante ed un contesto di appassionati non diverso da quello dei giochi di ruolo più tradizionali, dalla nascita nel 1998 sino ai nostri giorni, sono migliaia i frequentatori entusiasti che vi hanno trovato una seconda identità ed una vita spesso più appagante di quella reale (al punto che i gdr on-line sono stati spesso chiamati in causa a fronte della crescita del fenomeno di alienazione dal reale per il virtuale). L'aspetto dominante in tali attività narrative e ludiche al contempo, tuttavia, è da un lato l'originalità dell'ambientazione - dato un contesto fantasy, cioè, nomi e personaggi risultano modellati dall'utente -, dall'altro l'autoreferenzialità. E' un gioco, cioè, degli utenti per altri utenti, cui chi accede come non iniziato non ha chiaramente accesso - a meno che, a propria volta, non cominci a giocare. L'aspetto più innovativo del gdrn è invece dato dall'apertura verso l'esterno e dallo slittamento del canale creativo dalla chat alla pagina web. Sotto questo profilo, nei fatti, Pao è stata chiarissima nel descrivere il passaggio fisiologico da un gioco condiviso in modo transeunte con compagni di giocata, in qualcosa di più stabile e volto all'esterno come la composizione della pagina scritta. Soprattutto mi è stata fondamentale per tratteggiare un po' la cronologia del fenomeno, confermando alcune delle impressioni che avevo maturato nel mio approccio da fruitrice esterna.
In primo luogo perché reputo il gdrn qualcosa di assimilabile alla fanfiction? La risposta è semplice ed intuitiva per chi ne abbia visitato qualcuno (sotto questo profilo, livejournal negli U.S.A., Splinder ed Iobloggo in Italia rappresentano i canali di divulgazione privilegiati). Se alle origini del genere dominava l'impostazione classica - un plot fantasy su cui il master-utente costruiva il proprio profilo -, tra il 2002 ed il 2003, in concomitanza con l'esplodere del fenomeno Harry Potter, il gioco di ruolo cessa di essere una saga necessariamente inventata dagli utenti per divenire una specie di sacra rappresentazione della serie amata. Perché rinunciare cioè al brivido di vestire i panni del proprio eroe preferito?
Il mezzo con cui questo fine si raggiunge è rappresentato dal diario: le prime comunità, tutte potteresche, molte delle quali ancora in attività, disciplinano l'interazione dei personaggi facendoli parlare attraverso le pagine delle personali agende in cui, con una serie di rimandi incrociati, è dato di ricostruire il plot dell'intera storia. Periodicamente il webmaster può incaricarsi di farne il riassunto, in modo che l'inserimento di nuove identità non produca alterazioni nella trama. Se alla base vi è una buona gestione, nei fatti, questo non dovrebbe accadere. Non solo: come Pao mi ha gentilmente spiegato, spesso gli utenti si ritrovano a pianificare per altri canali - primo tra tutti la chat - quello che sarà l'oggetto delle future giocate. In tal modo si definisce un canovaccio di raccordo tra più identità. Questa sommaria descrizione basta a spiegare perché un buon gdrn equivalga in toto ad una fanfiction (anzi: per certi versi è assimilabile ad una round robin): senz'altro diverte chi vi gioca e scrive, ma può risultare interessante e piacevole da leggere anche per un visitatore che sappia apprezzare una storia raccontata in modo 'diverso', rispetto ai consueti canali narrativi.
Se poi con Harry Potter ci si muove ancora all'interno di una rappresentazione che mutua contesto, lessico e personaggi da un'opera di terzi, le frontiere del gdrn sono state ulteriormente ampliate, con un effetto fanfiction del tutto assimilabile all'AU, con esperienze di segno ancora più estremo e, ai miei occhi, interessante. Con la Jrock High School, nei fatti, Pao (che ne è poi l'ideatrice e l'amministratrice) ha fuso la passione per le estrose e talentuose personalità del jrock con un'ambientazione che cita Saranno Famosi, ma non manca di una sua spiccata originalità, definendo il plot di una storia che, senza essere vera né verisimile rappresenta però senz'altro la colorata realtà musicale del Sol Levante. Poiché è stata così gentile da soddisfare le mie curiosità, preferisco però cederle virtualmente la parola in merito a quelli che sono spunti ed organizzazione di questa particolarissima scuola.
"Perché non apriamo un GdB dedicato al JRock?
Fu così che iniziammo.
Per rendere le cose più spensierate e, sopratutto, per dare un perché ai caratteri attuali degli artisti, decidemmo di partire dalla gioventù. E cosa c'è di meglio di una scuola di musica che riunisce tutte le giovani speranze musicali giapponesi?
L'organizzazione interna è di per sé molto semplice e molto complicata allo stesso tempo.
Sebbene basterebbe la presenza di un solo dittatore a gestire il tutto, che inculchi al resto dei giocatori le sue idee obbligandoli a seguire ogni sua scelta, noi abbiamo optato sin dall'inizio per una politica democratica.
Insomma, per farla breve, ogni qual volta c'è bisogno di prendere una decisione, che sia l'organizzazione di un evento nella trama, che sia l'accettazione di un nuovo utente, rubiamo qualche ora al gioco e ci riuniamo discutendone insieme. E' importante questo passaggio perché evita la rischiosissima presenza di malumori e raccoglie, nel bene o nel male, le
opinioni di tutti i partecipanti, e non è raro che nell'ambito del dibattito escano fuori problemi che magari un po' per quieto vivere un po' per timidezza, non vengono espressi direttamente.
Ti spiego, nella maniera più dettagliata possibile, come ci si muove all'interno del gioco. Anche se fondamentalmente è molto più elementare di quanto sembri.
In pratica prima di tutto la persona interessata deve fermarsi due secondi a riflettere e decidere: 'sto personaggio come lo faccio? Perché prima di accettare un personaggio mi premuro che la persona abbia le idee chiare almeno un minimo sul suo ipotetico carattere e un po' anche del suo passato. Possibili amicizie già presenti a scuola, traumi, esperienze sono importanti per dare quel minimo di spessore che aiuta moltissimo per l'interazione.
Il resto viene da sé.
Abbiamo una chat, che posso affermare con sicurezza è il fulcro del gioco, il suo cuore palpitante, nella quale ognuno di noi entra, dimentica di essere chi è in realtà, e indossa la "maschera", seppur virtuale, del suo personaggio. Ad aiutare il tutto ci sono delle piccole decisioni che prendiamo di quanto in quanto per movimentare la situazione. Che so...gite, festival scolastici, lezioni tenute da personaggi famosi o, come abbiamo deciso dopo l'ultimo reset, impieghi da dare agli studenti per aumentare le loro esperienze.
A parte qualche caso eccezionale, dovutamente allontanato per scarsa disciplina, vige sempre una certa armonia una volta decisa la trama da seguire. Sicuramente, come dicevo qualche rigo fa, il merito è del fatto che la trama in sé per sé non è creata per gli utenti, ma creata DAGLI utenti.
Quindi, in un modo o nell'altro, è proprio difficile che qualcuno la sconvolga a discapito degli altri.
Quando si tratta invece di coordinazione tra piccoli gruppi di persone, come ad esempio nei rapporti sentimentali, l'organizzazione si restringe agli utenti coinvolti che, mettendo poi in atto quello deciso "pubblicamente" coinvolgono seppur indirettamente, il resto delle persone presenti.
La chat, come ti dicevo, è il punto principale del gioco, non venirci equivale a restare abbondantemente indietro e perdere un buon 80% del divertimento che il gioco può dare.
Il passo subito dopo la chat è, ovviamente, il diario. Nel diario l'utente può mettere nero su bianco tutto quello che gli è accaduto durante le sessioni di gioco, arricchire la vita del suo personaggio con eventi pensati al momento, stati d'animo e commenti a fatti accaduti.
Per quanto ci si sforzi non è difficile che nell'invenzione ci vadano per mezzo anche altri personaggi ma, il più delle volte, si fa in modo che la cosa possa essere gradita o perlomeno un minimo concordata.
Mi chiedi di cosa si prova ad essere giocatore?
Beh può sembrare molto strano come discorso (e certamente un bel po' malato) ma si instaura un legame talmente forte col personaggio che si interpreta che ti sembra quasi che quello che stai vivendo sia reale.
Nel mio caso sono stata molto fortunata. Gestisco Kaoru e Mana che sono in assoluto i JRocker che amo di più e coi quali, anche prima del GdB, ho sempre avuto una forte immedesimazione. Il fatto che dall'altra parte ci siano persone che provano esattamente le tue sensazioni rende il tutto così vivo che quasi arrivi ad esser felice quando loro sono felici e triste quando loro sono tristi.
Certo è che tutto ciò ha i suoi limiti. Si sa che è una semplice impersonificazione e non si prende mai nulla sul personale. Però quel personaggio diventa parte di te, come una piccola fetta di seconda personalità nascosta, pronta ad uscire fuori quando si gioca."
Checché Pao pensi, ho trovato la sua spiegazione semplicemente eccellente: non solo molto chiara, ma anche molto emblematica di un BEL modo di vivere una passione. Attenzione al carattere ed alle caratteristiche, gusto per il gioco ed il mettersi in gioco, in un circuito creativo che coinvolge più soggetti ed il cui prodotto ufficiale resta pubblico costituisce a mio avviso un'ottima risposta al fandom troppo malato di protagonismi da prima donna che caratterizza oggi la fanfiction. Se i narratori hanno perso la voglia di giocare, insomma, ben vengano i giocatori che narrano qualcosa.
Come potenziale fruitrice di gdrn in generale (del summentovato gdrn in particolare), spendo poi due parole per dirvi invece cosa si prova da semplici lettori. Diciamo che entra in conto un po' una sindrome da Grande Fratello, un po' da investigatore privato: precipiti nel bel mezzo di un evento e, se quest'ultimo è ben delineato, non vedi l'ora di rintracciarne il primo filo, per capire cosa è successo, chi abbia detto cosa e perché. Un gdrn non ammette ovviamente un lettore passivo, ma richiede qualche sforzo in più a chi vi accede.
La parola chiave, in ogni caso, in esperienze come queste (e Pao l'ha espresso molto bene) è RISPETTO: rispetto per i giocatori e tra i giocatori. Il problema dei giochi di ruolo è che troppo spesso chi li usa per divertirsi è del tutto consapevole di giocare; chi vi accede per noia, però, pare perdere il buongusto di rendersene conto. E questo è triste e scorretto insieme.
Per dovere e piacere di cronaca, infine, vi lascio qui qualche links di varie comunità gdrn, oltre a quella citata, che potete sfogliare in rete e - perché no? - scegliere di frequentare:
Harry Potter
Harry Potter2
The OC
Emergency Room
Lost Survivors
Dawson's Creek
Beranne
posted by satsuki alle 21:06 in 02 pillole di fandom
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giovedì, 05 ottobre 2006
Dall'isola dei famosi a Neverland
Apro l'articolo di questa sera - e l'inevitabile riflessione che ne seguirà - con uno stralcio del mio 'carteggio' con Keiko-chan, che non cito a più riprese per piaggeria, quanto per gratitudine ed ammirazione sincera, visto e considerato il sentimento unico di 'sorellanza spirituale' che provo nei suoi riguardi si traduca spesso e volentieri in ritardi spaventosi nel risponderle ed in un'attività di lettura e recensione troppo discontinua per poter essere semplicemente citata.
Come ho rilevato in più occasioni, Keiko racchiude in sé le uniche due caratteristiche che, a mio parere, dovrebbe avere un ficwriter: la passione e la voglia genuina di divertirsi scrivendo. L'amore per le opere (o i personaggi) su cui scrive, senza alcuna pretesa di letterarietà (e raggiungendo così, chissà perché, esiti ben più rimarchevoli degli autoproclamatisigenio).
Per tale ragione - e per il fatto che dividiamo un hobby comune - può capitare ci si confronti per altro che non sia la scrittura pura e semplice, quanto, per intenderci, aspetti apparentemente secondari come può essere la pubblicazione delle nostre pagine, persino nell'espressione più materiale e 'vile' del confezionamento.
A mio avviso, invece, il mezzo che si sceglie per pubblicare dice molto di un autore e del suo modo di intendere quel che fa. Almeno ai nostri giorni.
La casistica è molto varia e non è possibile proporre generalizzazioni senza incorrere in errori grossolani. Non sempre, cioè, è possibile semplificare. Spesso e volentieri, poi, non è neppure utile a capire.
Dice Keiko "Alla fine il fandom "fittizio" o il fandom degenerato non credo meritino molto di più che la privatizzazione da parte di quelle persone che credono davvero in quello che fanno -inteso con la spontaneità e l'ingenuità che può portare la passione per qualcosa e non come il trionfo/tributo a se stessi - e ciò significa che il fandom continua a precipitare in un certo senso. Non perché la nascita di archivi privati e protetti sia da imputare ad un fattore di autostima spasmodica quanto piuttosto al marasma in cui alberga la rete e di conseguenza, il fandom in genere.
Tendenzialmente l'archivio protetto porta ad avere lettori fidati e "puliti", ma al contempo toglie dalla fruibilità della moltitudine opere di grande valore. E questo su larga scala potrebbe portare ad un impoverimento del fandom sempre più abissale da un lato (pubblico) e per contro ad opere uniche sull'altro versante (privati). Ora, la bassa qualità delle fanfictions è dovuta ad una serie di fattori che vanno al di là del semplice concetto di fandom o di moda del momento. I fanwriters di oggi sono ragazzini e il livello culturale e scolastico è vertiginosamente crollato, complici la scuola che si deve adattare a studenti sempre meno esigenti e lobotomizzati (passami il termine forte) e l'assoluta mancanza di curiosità di questa nuova generazione".
Come immagino sia chiaro a tutti, l'articolo di questa sera parla di quelli che sono attualmente i due circuiti prevalenti della pubblicazione, benché sia mia intenzione allargare poi il discorso ed estenderlo anche ad altre espressioni, residuali ma esistenti e dunque meritevoli di essere citate.
Benché la scelta di pubblicare monograficamente sia più risalente (per quanto mi riguarda, il mio primo archivio nacque nel 2002, quando cominciai ad affiancare ad una produzione prima monotematica fanfictions ispirate ad aree di fandom diverse), è senz'altro nell'ultimo anno che si è assistito al fiorire dell'archivio privato.
Mi sottraggo alla notoriamente doverosa terzietà del cronista per dire che sono incredibilmente contenta di questo trend e molto portata ad esplorarne gli esiti. Molto più portata, per intenderci, di quanto non lo sia a rovistare negli automatici. Le ragioni di questa proliferazione sono diverse ed in buona parte illustrate da Keiko-chan: graduale decadenza del fandom, disagio nel pubblicare in mezzo ad un'accozzaglia di pagine eterogenee (spesso obbrobri), desiderio di offrire un'antologia ai lettori fidati e - spesso e volentieri - necessità di arginare il sempre annoso e purtroppo crescente fenomeno del plagio.
Molti di questi archivi (a partire dal mio) sono infatti privati.
In realtà la scelta dell'archivio protetto non è semplicemente cautelativa. Parlo per quel che mi riguarda, ma ho la presunzione di incontrare la verità di altri autori: sbarrare l'accesso alle proprie pagine vuol dire creare soprattutto un filtro qualitativo in merito ai propri lettori.
Per quale ragione?
Perché il lettore-usa-e-getta (quello per intenderci che passa la vita davanti al PC e come uno struzzo inghiotte qualunque cosa) è tendenzialmente scoraggiato da una schermata bianca.
Chi fa lo sforzo di leggerla e di presentarsi è già in origine qualcuno che si è concesso qualche secondo per pensare, usare cervello e dita per domandare. Non solo: sicuramente avrà una qualche motivazione per desiderare di accedere a quell'autore. Perché magari in passato ha letto qualcosa di suo e ne è stato conquistato. Perché ne ha sentito parlare bene e vuole testarlo. Perché è un fan del fandom cui quell'autore si dedica (è il caso delle ormai decine di lettori affezionati che mi sono guadagnata con la mia svolta j-rock). E' già stato inserito, insomma, in quel famoso circolo virtuoso che rappresentava nel passato la normalità del fandom.
Che tipo di autore fa di norma questa scelta?
Il discorso è molto lato (e vale pressoché unicamente per il contesto italiano, visto che all'estero impera ormai prevalentemente la regola del livejournal: tutti pubblicano privatamente e condividono in community tematiche) e non ha alcuna pretesa di universalità. Parlo per gli autori che conosco e per il poco che ho visto.
Tendenzialmente è un ficwriter che ha alle spalle una produzione ampia e spesso diversificata. Questi due elementi valgono la scelta: se uno ha scritto al più un paio di storie, francamente, è difficile che pensi all'onere di un sito come ad una risposta coerente ai suoi bisogni. Tendenzialmente è un autore 'noto', o con un seguito di lettori affezionati, o con un proprio bacino di utenza ben individuato (un autore che pubblica su un genere di nicchia tende a raccogliere pressoché tutti i lettori di quell'area senza doversi fare troppa pubblicità, semplicemente perché non ha concorrenza). Un archivio privato, nei fatti, è una scelta impopolare sul fronte della notorietà, perché non ci si offre: ci si fa cercare.
E' un autore che, se non ha avuto esperienze traumatiche come il plagio (e qui parlo con cognizione di causa), tiene comunque al proprio lavoro: senza associargli necessariamente un valore artistico o economico (c'è anche chi lo fa, per carità. E fa un po' pena), crede tuttavia al diritto morale di inventare e di offrire i propri sogni alla condivisione, non alla rapina o ad altra forma di appropriazione indebita. E' anche un autore che si può condividere o meno quanto a stile e scelte, ma tendenzialmente non offre mai pessime scoperte come storie sgrammaticate, PWP gratuite, stupri di caratterizzazione.
Che tipo di lettore cerca ed ama questo autore?
Un vero fan, che ama accostare il gusto della storia che conosce ad un'altra bella storia.
Mediamente colto, mediamente esigente e mediamente interattivo.
Non lascia necessariamente una recensione a storia, ma si fa sentire con osservazioni puntuali. Spesso ha entusiasmi incoraggianti e contagiosi. Raramente (devo dire proprio raramente) pretese di trama.
Non usa un linguaggio sincopato da sms, ma non si abbandona necessariamente a papiri grammaticali. Tende a stabilire una buona sintonia con l'autore, oppure si muove altrove, finché non ha trovato la corrente che lo soddisfa. Come ogni persona civile e normale.
L'alternativa alla pubblicazione in proprio è ormai in Italia data dai siti automatici, se non dal sito automatico per eccellenza, l'EFP. Se vi aspettate che ne parli male, mi spiace per voi, ma dell'ottica con cui guardo al fandom non avete capito molto. Personalmente sono dal 1999 una fruitrice entusiasta di FF.net e non l'ho mai abbandonato del tutto. Ed in termini di spazzatura, fosse solo per i numeri, di sicuro non si può dire ce ne sia poca. L'EFP, come struttura e come filosofia non ha assolutamente nulla di abominevole o sbagliato: è un'istituzione democratica per la pubblicazione, né più né meno di quanto non lo sia il sito che le fanfictions ha inventato ed innalzato a fenomeno di costume. Il problema dei contenitori è al più di chi li riempie, e se a mio avviso la percentuale di opere di valore nel sito prima citato è inferiore all'un per cento, il problema non è della webmistress né della menopausa cui sono fortunatamente lontana: il problema è che si tratta di un sito italiano. Ed in Italia, non c'è bisogno ve lo dica io, democrazia vuol dire per molti anarchia. Faccio-come-mi-pare-perché-questo-è-un-paese-libero. Un piffero, mi viene da dire.
Lo è finché la mia libertà di leggere non viene funestata dalla spazzatura.
Che c'è. Punto.
Se sono nati milioni di spazi criticoni (tra cui questo non può noverarsi, mi spiace per chi non ha l'intelligenza di capirlo, fosse pure perché la sottoscritta quando trova la spazzatura usa la crocetta in alto a destra) tanto per i testi che per le recensioni, non è solo perché a qualcuno gira male o ha molto tempo da perdere: spesso è solo (se non soprattutto) una manifestazione estrema di disagio e di esasperazione a fronte di qualcosa che potrebbe essere una miniera in termini di spunti e crescita personale.
E' qualcosa che non condivido, beninteso, ma di cui prendo atto, fosse pure perché questa è una rivista ed io, appunto, passo in rivista (faccio le pulci) al fandom.
Proprio perché sono contenitori, però, questi siti presentano una varietà di autori impossibili da accostare gli uni agli altri senza sbagliare clamorosamente.
Parto dalla percentuale minore: quelli bravi.
Ci sono, sono tanti, qualcuno è una mia cara (vecchia o nuova) conoscenza e, malgrado proprio gli automatici non mi piacciano, sono felice di leggerli anche lì. Sono in molti casi autori ante-automazione, abituati ai siti raccoglitore (o proprio a quel sito) e fedeli a quel modello. Anche se a disagio tra le scartine, si difendono con la qualità e continuano a produrre. Spesso non hanno tempo o voglia di curare un sito proprio, sicché si servono in modo comprensibile e condivisibile di uno strumento offerto.
Chi li segue? Tutti, praticamente. Proprio per il loro valore e la democraticità dello strumento, hanno lettori maturi ed adeguati e piattole onnivore. Ovviamente sapranno anche a chi dare retta e, in ogni caso, sono padroni delle proprie scelte.
Una variante di tali personalità, ma che non riscuote altrettanto il mio apprezzamento, è data dai presenzialisti: quelli, cioè, che pur di stanare lettori, pubblicano ovunque ci sia la possibilità. C'è cioè alla base, a mio avviso, una necessità di farsi vedere che bisognerebbe discutere con un medico in altra sede. I peggiori sono poi quelli che sull'automatico vomitano pure o hanno vomitato in passato, salvo correre a tuffarsi in quel mare per la propria quota di 'bellaaaaa' (ne conosco una che è per me fonte infinita di sollazzo). Sono esempi di degenerazione.
Punto.
A me, francamente, la filosofia dell'automatico non piace (per tante ragioni esposte qui ed in altra sede), ma non me ne servo. Se qualcuno vi ricorre ha anche il dovere di difenderlo, a mio avviso. Fosse pure per onestà e coerenza.
Il 90% dei fruitori dell'automatico, diciamocelo, sono bambini-adolescenti cresciuti nel fic-boom e, contemporaneamente, vittime del coma profondo in cui versa la scuola pubblica. Si leggono tra loro, si commentano tra loro e pure da soli. Oltre ad una prece non saprei cosa invocare.
In generale, però, benché sappia che questo possa scatenare una potenziale rissa senza esclusione di flames, il prototipo di lettore dell'automatico è il lettore PIGRO. Il 90% dei ficreader non legge EFP perché è il sito migliore del mondo (c'è anche chi lo crede, per carità. Come c'è chi crede a Babbo Natale, alla Fatina dei Denti, all'onestà di Silvio Berlusconi, all'intelligenza di Calderoli. Il mondo è bello perché è malato - ops: vario), ma perché non è in grado di CERCARE. Persino cliccare su google un pairing o una preferenza è uno sforzo mentale soverchiante, per cui ci si arena nel primo posto consigliato dalla compagnuccia di banco e poco importa se non si trova una storia d'amore etero che al trecentesimo click.
Lo dico perché c'è gente che mi scrive 'Ho scoperto da pochissimo il tuo sito. Non mi sembra vero di trovare tante fanfiction su Bulma e Vegeta!', quando il mio sito esiste da 5 anni ed è nella prima pagina di ogni ricerca di google alla voce 'bulma and vegeta' (poco oltre per altre varianti). Non è cioè in un oscuro anfratto dell'intraweb dimenticato.
C'è una terza via - che è anche la più antica -, una via cui personalmente devo moltissimo e che a tutt'oggi rappresenta a mio avviso la quintessenza del fandom: l'antologia moderata. Con tale accezione mi riferisco a quegli archivi in cui l'inserimento delle opere è subordinato all'autorizzazione del webmaster, cultore delle aree di fandom cui ha aperto il proprio sito, ed in cui vengono inserite le autentiche opere tributo. Intendiamoci: non c'è alcuna pretesa manzoniana alla base. Tali siti, di cui Neverland è l'espressione migliore in assoluto, vogliono semplicemente offrire pagine in cui caratteri e lingua presentino quel minimo di cura che legittimi la pubblicazione. Purtroppo sopraffatti da una meccanica di fast-fic, rappresentano ancora isole felici in cui consiglio all'avventore di sostare il più a lungo possibile.
posted by satsuki alle 20:38 in 02 pillole di fandom
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