giovedì, 20 luglio 2006

La banalità del lemon

Mi approprio come di consueto a modo mio del titolo di una celebre opera di Enrico Deaglio per parlare di un tema che come ficwriter sento molto vicino e che più volte ho avuto modo di discutere con Lener - come poi la gran parte degli argomenti affrontati in questa sede -. Si tratta di un argomento che reputo molto importante, perché coinvolge trasversalmente l'universo tutto della narrazione amatoriale e denuncia un trend nel quale, come anziana, mi riconosco poco o nulla.

Credo sia innegabile l'universo delle fanfictions italiane stia annegando in un mare che va dalla melassa alla spremuta di agrumi, senza il minimo interesse a conservare non solo la plausibilità di quel che si narra, quanto e soprattutto la fedeltà al canovaccio di partenza. Il lemon impazza ovunque, non importa se sia eterosessuale o omosessuale - ho visto esprimere apprezzamenti persino per una copula che coinvolgeva un verro (scritta forse da un simpatizzante olandese?) -, circense o barocco: l'essenziale è che ci sia. Una storia che non implichi al secondo paragrafo una robusta ruzzata è affare da bambinetti dell'asilo. Si può credere stia esagerando, ma chi ha l'abitudine alla lettura ed alla navigazione random comprenderà bene come l'eccessivo stia proprio nella domanda e nell'offerta, biunivocamente legate da questa - per me incomprensibile - voglia di sesso.

Per chi si è affacciato dopo il 2002 - più o meno - nel mondo della narrativa amatoriale, parrà forse strano sapere che anteriormente a tal data le lemon in Italia erano davvero pochissime. Non solo: da parte dei lettori c'era un certo riserbo nel leggere tali storie e, nella più parte dei casi, anche una reazione sottilmente disturbata nello sfogliarle. Ricordo molto bene l'importanza del lavoro di traduzione di Lener su A light in my darkness, di Mia Skywalker, non solo perché si assumeva l'onere di tradurre la più corposa lemon di tutti i tempi (per la cronaca, tale storia, ingloriosamente scomparsa, contava oltre 80 capitoli), quanto soprattutto per la profonda sensibilità con cui seppe conservare lo spirito della narrazione curandone un adattamento che fosse fruibile anche per il pubblico dell'epoca, poco o nulla avvezzo a maneggiare NC17 così esplicitamente sessuali. Mia Skywalker, per chi non l'avesse mai letta o sentita nominare, è forse una delle firme simbolo del lemon all'americana. Benché fosse autrice dalla prosa anche molto complessa ed intrigante, era indubbio l'atto sessuale fosse sempre l'acme di un percorso narrativo che trasformava il lettore da attore in guardone. E non sto scherzando: minuziosità anatomica, onomatopee mimetiche, attenzione quasi morbosa ai dettagli sono solo alcuni degli elementi con cui Lener dovette confrontarsi quando scelse di tradurre quelle pagine. Pagine che senz'altro piacquero - come del resto tutte quelle che ha selezionato per il suo archivio, proprio perché il suo è sempre stato un filtro qualitativo esemplare -, ma non si tradussero mai nella richiesta bulimica di storie sulla medesima traccia.

Quello di allora era un pubblico pudibondo e bigotto (adotto questi termini perché ora va molto di moda usarli contro chi osa dire che la slash sta diventando un virus pari solo all'aviaria e che farlo con un cane non è proprio il trionfo del buongusto - contro chi usa il cervello e non un sistema endocrino fortemente disturbato, cioè)? Io direi fosse un pubblico molto più nutrito dai fans di una serie ed assai più spoglio di ragazzetti con lacune esistenziali tanto gravi da necessitare di un'iniezione emotiva on-line: ed il fan di una serie (non il fanatico tout court: semplicemente l'appassionato), tendenzialmente evita di indugiare sugli aspetti più morbosi ed intimi dei personaggi, mentre fantastica volentieri sui non detti o sulle possibili avventure con cui potrebbe prolungare il proprio piacere di spettatore. Ciò non vuol dire che le narrazioni di allora fossero asessuate: al contrario. Erano spesso molto sensuali, perché il sesso, lungi dal rappresentare il fine ultimo della narrazione, era un dettaglio che balenava tra le pieghe della trama, senza farsi troppo scoprire, ma aprendo un'ulteriore finestra in cui il lettore poteva fantasticare. Usando termini di confronto bassi ma efficaci, si potrebbe dire che sino al 2002 si viaggiava su storie bikini: ammiccanti, provocatorie, ma mai sfacciate sino al punto da regalare con completezza una panoramica sessuale. Oggi siamo passati - dopo una velocissima stagione topless, all'era nudisti: di tutto, anche di più ed in tutte le forme. Il lettore non si accontenta più del romance: tal genere va bene solo e soltanto se poi il protagonista attivo (la pongo in questi termini per inserire anche i potenziali plot boy's love: fosse mai che mi accusano di essere omofoba) si decide a concludere. E' un desiderio che posso dire di aver saggiato per presa diretta, visto che una mia lettrice, entusiasta della storia che aveva appena sfogliato (storia dal finale aperto, volutamente ambiguo), ha lasciato poi scritto nel commento 'Eh, ma qui alla fine ci starebbe bene un lemon', lasciandomi completamente spiazzata, fosse solo per il fatto che la tensione erotica di quelle pagine aveva un senso solo finché i due non concludevano affatto. Ancora: a partire da giugno ho dato avvio ad un contest tra i lettori, che designa il vincitore di una storia mensile a richiesta. L'esperimento ha avuto un esito molto buono - io stessa mi sono pentita di non aver accolto prima una sfida che è gratificante ed estremamente stimolante -, ma, fatalità, su tre vincitori e tre storie domandate, tre lemon. Tre coppie e tre serie completamente diverse, ma tre lemon. Credo valga la pena di citare tuttavia i pairings, perché la richiesta trova forse in essi un'intrinseca ragion d'essere (non vorrei, cioè, passassero per maniaci sessuali tre lettori tutt'altro che sprovveduti). La prima storia commissionata è stata per la coppia VegetaxBulma. Francamente la scelta (tra le opzioni che ho reso disponibili) mi ha lasciata sorpresa, poiché se si digita la sigla di tal coppia su google, credo non basti una vita a leggere tutte le lemon che son state scritte (dalla PWP più volgare, al romance di classe). E' vero pure - posso andare solo per supposizioni - la lettrice avesse il desiderio di leggerne una scritta da me (per amore del mio stile o semplice curiosità, perché no?): desiderio ragionevole in quanto non ne avevo composta che una, per altro non inquadrabile nel lemon in senso stretto (c'era una scena di masturbazione, non di sesso attivo). Resta però fermo il fatto che se mi arrivassero nuove richieste per lo stesso tema sarei costretta a replicare 'Scusate, perché dovrei dar vita ad una serie di squallidi esercizi di stile su un plot che sempre fermo rimane?'. Sulle ragioni della seconda storia - Lucius MalfoyxNarcissa Black-, l'interpretazione migliore è stata a mio avviso quella offerta da Lener (con cui concordo pienamente): ad una povera lettrice che apprezzi la coppia ufficiale e desideri leggerne in un contesto che non strazi i caratteri, non resta che chiedere ad una ficwriter di cui si fida o con cui si sente in sintonia, per evitare le brutte sorprese che - ed è noto - quando entrano in conto le creature della Rowling sono sempre dietro l'angolo. Aggiungiamo - e qui è ancora Lener che idealmente conciona - che Hogwarts vanta la più intensa attività sessuale di tutto il fandom: ma quasi mai secondo natura e secondo buonsenso, il che traduce quasi in un obbligo intentare la crociata della fedeltà allo spirito originale. Posizione analoga credo fondi le ragioni della terza storia richiesta - SorataxArashi -, considerando i protagonisti siano una delle poche coppie etero di un manga che è assurto a manifesto di un Gay Pride permanente: e, per siffatta ragione (l'essere cioè etero e pure sfortunati), dimenticati dal 90% dei fanwriters (i quali possono nondimeno scrivere dalle trenta alle quaranta variazioni sul perché Subaru e Seishiro siano anime gemelle). Questi esempi pratici tratti dal mio piccolo mondo - tratti in quanto aprendomi alle richieste del pubblico è il pubblico che faccio parlare, non il mio gusto (personalmente sono una che salta a piè pari tutte le scene di sesso, per ragioni che poi descriverò) -, mi consentono però di enucleare almeno una delle ragioni che potrebbero, latu sensu, giustificare questa voglia di lemon: l'esasperazione del lettore mediamente interessato al plot originale per lo stupro sistematico di quest'ultimo.

Provo a spiegarmi meglio.

Finché il fandom di una serie è sano - ergo ciascun carattere si accompagna a chi l'autore gli ha destinato -, il lettore si trova davanti una schiera di storie le cui implicazioni sentimentali già conosce e condivide. Non ha bisogno di una prova narrativa aggiunta che quel legame sentimentale esiste. Al più, a proprio gusto, si orienterà per un target più o meno esplicito di situazioni descritte. Nel momento, però, in cui un fandom degenera (e giuro che mi sfuggono le ragioni per cui quello di Harry Potter sia già nato deforme. Oppure con più tubercoli che fiori), è evidente che nasce una reazione più o meno decisa. Se io (è un io retorico, beninteso), grande fan di Lucius Malfoy, sono costretta perennemente a trovarmelo avvinghiato ad un Severus Piton reduce da un anno di intensa palestra (perché gli viene attribuito un fisico in confronto al quale Stallone è un lanciatore di coriandoli), quando la Rowling gli assegna pure una bella moglie, come minimo pretenderò di veder ripagata una bruttura OOC con qualcosa che riallinei sul binario dell'accettabile le mie fantasie. Non dico sia per tutti così, ma penso che come ragione valga abbastanza. Stesso discorso per le coppie etero dimenticate nel nome della slashata totale: è mai possibile che sia considerato tanto demodé scrivere e sognare delle storie che ci si augura poi di vivere nella vita?

Pare di sì.

Ma quel che davvero rende ragione del titolo - di quella che cioè è ormai l'infinita banalità del lemon - è che viene richiesto e scritto a prescindere. Da cosa? Da tutto: dal contesto, dalla storia, dai personaggi e dai caratteri. Lo si trova in serie completamente asessuate come Beyblade, o in opere i cui protagonisti sono poco più che bambini (Kodocha, ma anche Harry Potter). Lo si trova, soprattutto, descritto in un modo che non fa rabbrividire: ma ridere. E di un riso tragico. La figura icastica di questo nuovo trend - e mi approprio ancora una volta di un termine coniato da Lener (che, avrete notato, non scrive, ma mi istiga come una coscienza nera) - è quella dell'adolescente-grande-amatore, essere mitologico che ha sussunto la poesia della copula probabilmente nel cordone ombelicale, poiché, con una serie di prodezze anatomiche degne di un circo cinese e con una resistenza da far invidia al pluriorgasmico Sting, conduce la propria compagna sino a vette di piacere inaudite (se ha un compagno, invece, l'estrema poeticità dell'amplesso si conclude con visioni mistiche costellate di situazioni degne di un rosario, tra anima, angeli e piume che contornano la scena, peggio che in un concerto dei Laruku). E' espertissimo, sicuro di sé, si avvia baldanzoso ad una penetrazione che è sempre un tripudio di metafore (al punto che viene spontaneo cercare l'orifizio giusto in florilegi non sempre consoni) e, soprattutto, è pluriaccessoriato: ha infatti condom lubrificato ed analgesico incorporato, perché ci fosse mai una volta si ponga il problema delle conseguenze o che lei (o lui) non gemano in preda al più grande piacere della propria vita. E tutto questo, beninteso, durante l'indimenticabile prima volta di due vergini.

Ah ah ah.

Ancora: ho parlato di lemon a tutti i costi. Siamo sicuri il genere sia davvero sempre spendibile? Esistono serie - non a caso poco note in Italia -, in cui la delicatezza della narrazione esclude si possa affrontare l'idea della copula con immediatezza e presunzione di veridicità. Una per tutte è Kenshin: una storia carica di passioni, di sentimenti e di emozioni (forse la storia più coinvolgente sia mai stata tradotta in un'opera grafica), ma con una tenuità di toni da essere incompatibile con quella che è (e resta, lo si voglia riconoscere o meno) una certa volgarità del lemon. Oppure Saint Seiya: francamente non mi pare una storia in cui il sesso selvaggio si allochi senza stonare. L'amicizia, l'odio e l'eroismo espressi sino alle estreme conseguenze sono geneticamente legati alla trama, ma l'amore è sempre trattato con una levità che a mio parere è assolutamente apprezzabile e coerente con la narrazione. Vero è - lo dico perché ho una collezione nutrita e mio malgrado sempre aggiornata - molto dipenda anche da quelli che sono i manga dell'ultima generazione, non a caso cibo prediletto dei fictiomani nostrani. Rispetto al passato non solo si producono molti più shojo che non shounen, ma sono pure tutte opere decisamente più sessuali di quelle con cui è cresciuta la mia generazione. Per fare un esempio, non c'è paragone tra la Candy Candy dei miei ricordi (la Candy che sospirava per uno sguardo e rimaneva fedele ad un ricordo) e il recentissimo Kare First Love, dove, alla faccia del primo amore, si combina con una certa rapidità e senza troppi traumi. Senz'altro è il segno di una società diversa - una società in cui la precocità sessuale è assunta come fatto acclarato e poco e male analizzata -, ma anche di un mondo che - ed è triste constatarlo - ha scambiato il romanticismo con la pornografia e non è più in grado di emozionarsi senza una successione di shock da inverosimiglianza.

Per chiudere vi lascio invece con uno splendido esempio di sensualità (autentica) e sensibilità narrativa, capitatomi sotto gli occhi oggi mentre rileggevo L'ombra del vento:

"Bea, nuda e scintillante di pioggia, distesa accanto al fuoco, mi fissa con uno sguardo che non avrei mai dimenticato. Mi chinai su di lei e le accarezzai il ventre con la punta delle dita. Bea chiuse gli occhi e mi sorrise, sicura e forte.
"Fammi quello che vuoi" sussurrò.
Avevo diciassette anni e la vita sulle labbra
".

Forse è il caso di buttar via i giornaletti e leggere qualcosa di decoroso, di quando in quando. Oppure vivere un po' la vita vera ed imparare a stupirsi dei dettagli, mai plateali.


posted by satsuki alle 19:22 in 02 pillole di fandom
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giovedì, 20 luglio 2006

Elogio dell'ironia: il Bakarchivio

Articolo un po' diverso dal solito, ma doveroso per quello che credo sia l'estremo interesse del fenomeno che il sito rappresenta. Spazio giovanissimo e decisamente sui generis, il bakarchivio, nel suo voler rappresentare una sorta di risposta demenziale alla fanfiction intelligente, si afferma piuttosto come l'espressione amatoriale di quel divertissement coltissimo che Umberto Eco ha esercitato per propria parte nel suo celebre Diario Minimo. A metà strada tra la satira parodica e il bozzetto fine a se stesso, il bakarchivio restituisce la fanfiction a quella che ne era la  dimensione originaria prima dell'avvento di internet: un mezzo per divertire e divertirsi, senza alcuna pretesa letteraria. Gestito da personalità eterogenee (unite però da una stessa, sottile ironia), alcune delle quali affermate come autrici nel contesto della fanfiction d'autore, composto da brani estremamente divertenti (e spesso non più demenziali delle opere spacciate per capolavori), è uno spazio che merita molto più di una visita ed offre l'occasione per una riflessione per nulla scontata: la prosopopea dei fanwriters si è spinta davvero sino al punto di fare del piacere di divertirsi materiale per carbonari? Una nota di merito va alle strepitose song-fic di Minty, che, lette con la dovuta ironia, sono forse uno degli ultimi veri tributi al mondo del fandom.


posted by satsuki alle 19:19 in 08 consigli per gli acquisti
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