martedì, 25 aprile 2006
Una delle finalità con cui Il Pomo di Eris è stato fondato è senz'altro quella di promuovere il più possibile gli spazi nei quali è possibile trovare buona narrativa amatoriale. A fronte della convinzione abbastanza grottesca gli spazi italiani deputati alla narrativa amatoriale obbediscano a scelte necessariamente obbligate, la mia personale esperienza mi ha invece portata ad imbattermi in piccoli - a volte piccolissimi - siti autogestiti e caratterizzati da gioiellini che hanno un sapore antico, in quanto obbediscono ad una concezione della narrativa amatoriale che sembra oggi inesorabilmente perduta.
Molte di queste pagine sono purtroppo sconosciute ad un pubblico tendenzialmente pigro ed incapace di esercitare l'immensa libertà che la rete offre imparando ad usare i motori di ricerca, sicché la fondazione di questa rubrica dovrebbe soddisfare un'esigenza di carattere, per così dire, pubblicitario. Contrariamente a quel che potreste credere, nessuno dei webmasters degli spazi che qui troverete (e verranno poi riportati nella sezione dei links) ha fatto pressioni o richieste per apparire in tale sede. Né la sottoscritta ne ricava qualcosa. La mia idea di fandom non obbedisce ad una logica utilitaristica di evidenza, quanto a quella di un'oggettiva passione. Sicché, tutte le volte in cui navigando leggerò qualcosa di bello - o mi imbatterò in qualcosa di bello - farò il possibile per dividerlo con voi.
Il primo sito che desidero segnalare è Behind the mirror, di Keiko-chan. Si tratta di un archivio privato caratterizzato da una semplice ed accattivante struttura grafica, di cui merita d'esser segnalata l'ottima navigabilità, tale da consentire anche all'utente più maldestro di accedere immediatamente ai contenuti essenziali. La serietà lodevole della gestione si coglie fin dalla ripartizione dell'offerta: Keiko classifica infatti in modo evidente e rigoroso la propria produzione secondo i generi in cui si è prodotta, indirizzando immediatamente il lettore. Molto prolifica sul fronte della narrativa originale (filone nel quale è possibile far ricadere anche le sezioni Kamen e Diari), Keiko-chan interessa questo spazio soprattutto per le proprie fanfictions, ambito nel quale per prima, come lettrice, ho testato la cura e la qualità apprezzabile delle sue pagine. Eclettica e versatile, spazia da Nana ad Harry Potter, da Slam Dunk ad I'll, da Gensomanden Saiyuki a Saint Seiya, fronte sul quale è impegnata nella stesura di una corposa saga A/U. Dotata di uno stile pulito e fresco, particolarmente abile nel cogliere le delicate sfumature delle psicologie femminili (segnalo in tal senso Little by little, in cui offre un intenso ritratto di Pansy Parkinson), Keiko-chan è un'autrice vivamente consigliata a chi desidera conservare ancora per un poco la compagnia dei propri beniamini, in pagine sempre curate e davvero degne di appartenere al fandom nell'accezione più piena del termine.
posted by satsuki alle 16:38 in 08 consigli per gli acquisti
:: permalink::commenti (3)
venerdì, 14 aprile 2006
Dacci oggi il nostro plagio quotidiano
La storia delle fanfictions in internet - non dovrebbe ma - coincide in buona sostanza con la storia del plagio.
Non è chiaramente un fenomeno italiano e non è nulla di così originale, in apparenza, da legittimare un intervento ad hoc.
Lo è divenuto, nondimeno, in ragione di quel che il nostro Paese ha visto svilupparsi attorno alle fanfictions: un fanatismo preoccupante, un divismo da setta e la dimostrazione ontologica che chi ha gravi disturbi comportamentali e relazionali, 9 volte su 10, tenterà la catarsi scrivendo una ficcyna e, preferibilmente, trovando così fama ed amiketti.
Nella composizione della ficcyna, 9 volte su 10, rientra lo stupro della serie originale, che viene - per così dire addomesticata per consentire al giovane amico di utilizzare tutte quelle idee di cui pullula il fandom e che, fatalità, hanno avuto successo.
Perché il plagio in Italia è prosperato sino ad inquinare completamente la produzione amatoriale?
La mia tesi si articola su tre punti:
1- webmasters compiacenti
2- lettori ipocriti (ed ignoranti)
3- assenza di solidarietà tra fanwriters e webmasters
Chi sono i webmasters compiacenti? Sono tutti coloro che a fronte della denuncia di plagio mettono in croce l'autore plagiato, dietro l'ipocrita bandiera del garantismo. E' senz'altro buono e giusto partire da un presupposto di non colpevolezza fino a prova contraria, ma se ti vengono sbattute in faccia le prove, tu non dai settimane di preavviso: tu adotti la linea dura. Altrimenti sei complice.
Sono webmasters compiacenti - oltre che persone ignoranti e stupide - quelli che credono il plagio sia l'attribuzione non autorizzata di un'intera storia altrui. Ci sono idioti simili, ma sono una minoranza. Il plagio può essere molto, ma molto più subdolo.
Chi sono i lettori ipocriti? Sono tutti coloro che dicono di amare le tue pagine e di conoscerle a memoria e poi, quando le vedono clonate due righe più in basso dall'ultimo arrivato. sono PERFETTAMENTE in grado di lodare persino quello. Non sto inventando nulla: tutto il caso Pito-chan vs. bchan si basa su un ontologico assurdo di tale fatta.
Il lettori ipocriti sono pericolosi perché danno al furbo di turno persino l'illusione d'essere così SOTTILE da aver creato qualcosa, danneggiando sia l'autore originale, sia il parassita - ammesso e non concesso (cosa che non capita QUASI mai) quest'ultimo sia in buonafede.
Cosa si intende per assenza di solidarietà tra fanwriters e webmasters? In questo caso ci troviamo davanti tanto una sottoclasse del primo punto che un problema nuovo. Sottoclasse del primo punto, perché ci sono anche webmasters che NON si preoccupano di tutelare i propri autori dai plagi infra (in tal caso il mio consiglio è di mandare al diavolo il webmaster in questione. Fosse pure perché non c'è ragione di arricchire il sito di chi pretende materiale ma non si sente in dovere di dare nulla).
Il problema ha anche profili di novità, perché ancor più frequentemente capita che un autore si ritrovi proprio malgrado copiato altrove (rispetto agli spazi in cui pubblica di solito) e dunque nelle condizioni di contattare un amministratore estraneo.
Raramente tale amministratore fa il proprio dovere (ed anche qui parlo per esperienza, purtroppo): più frequentemente tratterà chi lamenta il plagio come se fosse un visionario. Cosa ancora più grave, l'autore plagiato viene sovente isolato dagli stessi colleghi, spesso proprio per invidia portata a storie o stile tanto fortunati da fare scuola.
Inutile dire quanto questo sia squallido e al contempo vero: altrimenti con esisterebbe una testimonianza come quella che propongo.
Tutto questo, beninteso, in ITALIA: là dove le fanfictions sono nate come fenomeno di massa (gli USA) vige un regime di tolleranza zero contro TUTTE le forme di plagio e discorsi ALLUCINANTI (come la nostrana ispirazione autorizzata ex post) non troverebbero MAI seguito.
Perché?
Forse perché negli USA chi ha problemi psicologici paga uno psichiatra e non accende un PC alla ricerca del suo quarto d'ora da Saranno Famosi ma anche no?.
Superato il profilo introduttivo, approdiamo a quello descrittivo. Cosa intendo per plagio?
Per plagio intendo una sottrazione illegittima di un intero testo o parti di esso appartenenti a terzi e pubblicati a proprio nome, personaggi e situazioni originali, modelli espressivi e registri stilistici (esempio: un particolare ed originale modo di frammentazione della prosa) Per attribuzione non autorizzata intendo la pubblicazione, anche a nome dell'autore originale, nello spazio di terzi senza che l'autore originale ne sia a conoscenza.
Acclarato dunque il plagio sia un fenomeno di vasta latitudine e delimitazione tutt’altro che agevole, non credo sia pretestuoso sollevare da subito quello che ritengo sia uno dei profili più interessanti della sua storia italiana, in particolar modo per quel che riguarda il movimento-contro.
Laddove si faccia riferimento al proliferare degli spazi di denuncia e testimonianza che attualmente qualifica la rete, parrebbe quasi il plagio sia un fenomeno esploso recentemente o, se non contemporaneo, senz’altro degenerato sino ad importare un’ipersensibilizzazione dell’utenza.
Il che è vero per quel che concerne l’ultimo punto, ma senz’altro falso per quel che riguarda il primo.
I casi più frequenti, clamorosi e quasi grotteschi di plagio in Italia si registrarono infatti tra il gennaio del 2002 ed il settembre dello stesso anno, all’interno del fandom che spopolava all’epoca (spopolava nel senso che esauriva almeno un 80% della produzione amatoriale): Dragon Ball. Il successo della produzione amatoriale relativa a quest’opera poteva spiegarsi tanto con il clamoroso battage pubblicitario cui si legava la trasmissione dell’anime sulle reti Mediaset, tanto all’estrema vastità della serie, tale da monopolizzare la trasmissione televisiva per oltre sei mesi, tanto alla fama ottenuta da un’autrice sconosciuta, divenuta improvvisamente notissima in poche settimane.
Pito-chan – ovvero lo pseudonimo sotto cui scrive la sottoscritta – fu probabilmente uno dei primi casi (se non il primo in assoluto) di fama paraletteraria acquisita via internet. Non riporto questo per gloriarmene, ma perché questa stupida etichetta (stupida per una quantità di ragioni, la prima delle quali data dal fatto per prima non abbia proprio mai avuto l’ambizione di fare letteratura) è stata anche la ragione che ha giustificato la quantità spaventosa di plagi in cui sono incorsa.
Ad essere eccezionale in tale contesto – ed a mio avviso tale pure da giustificare in senso lato il fatto l’accaduto non abbia avuto grande risonanza – è che il plagio ha quasi sempre toccato una ed una sola autrice, in una pluralità di sue opere, beninteso: ma sempre e solo una. Sottolineo il quasi perché citerò anche altri casi di plagio a mio avviso rimarchevoli e riferiti allo stesso periodo (casi che somigliano molto più al plagio come successivamente impostosi).
Poiché si tratta di fatti risalenti (ed oggi il fandom di Dragon Ball ha un seguito modesto), credo che la miglior prova a sostegno della mia tesi possa essere offerta da un’indicazione perspicua di opere e numeri.
Nel settembre del 2001 esordivo con "Le nere ali dell’odio", prima parte della prima saga italiana dedicata a Dragon Ball, rimasta unica e, per tali ragioni, ovviamente famosa. In tale opera inventavo di sana pianta alcuni personaggi collaterali, località geografiche, dettagli biografici dei personaggi originali. Tali dati venivano ripresi, poco più tardi, in una one-shot altrettanto famosa, "La notte degli spiriti" (famosa in quanto oggetto di un fanmanga che concorse a diffonderla ben oltre il mio sito). Pochi giorni più tardi, b-chan, la mia plagiatrice parassita per eccellenza, sfornava "Shadow love" e "Thank you for loving me", che sfioravano di poco il copia-incolla pedissequo. Tale Bulmina mi omaggiava invece in: "La vita non è solo una guerra", "In fondo al cuore", "Una creatura dal passato", "La saga di Eve". Più recentemente, dalla stessa matrice, l’A/U what is "Death’s eyes" di Hotaru. Nel gennaio del 2002 avevo la pessima (pessima perché distrusse un intero fandom. E non tanto per dire) idea di scrivere il malauguratamente celebre shojo "Love Heals", che diede origine alle seguenti opere: "Love is all", "Dangerous games", "Music in my darkness", "Il ritorno del principe", "Un gol nel cuore", "You and me", "We fit together", "The rhythm of the horse", "Un dolce tepore", "Sei solo tu" (gli autori di tali opere sono tutti diversi. Non li elenco perché sarebbe inutile a fini documentari, visto che sono tutti scomparsi) ed una quantità inverosimile di A/U destinati a restare incompiuti (e dunque abbandonati dopo due capitoli – identici ai miei). L’elenco non è completo, beninteso: non tiene infatti conto di tutte le opere che Lener ed io (webmistress che operavano in un contesto sostanzialmente monopolistico) abbiamo rifiutato di pubblicare. Intanto b-chan sfornava "Dead or alive", opera che fondeva insieme la mia saga ed il mio A/U fantasy "Il cuore del drago nero", mentre The Ladyb si appropriava completamente del mio stile, sino al punto di sfornare una sequenza di one-shot che sembravano il massimario della mia produzione. Nell’aprile del 2002 avevo un’idea ancora peggiore: quella di fondare il genere A/U real e dunque porre le fondamenta della morbosità internettiana. Da "Prometheus" scaturirono infatti (anche in questo caso il catalogo comprende opere di diversi autori): "Last Quarter" (con annesso plagio ai danni di Ai Yazawa), "November Rain" (con annesso plagio alla sceneggiatura di un celebre film), "Phoenix" (originale solo in termini di alcune trovate di trama. La cifra di fondo era esattamente la stessa del mio A/U), "Who wants to live forever" (praticamente una storia fotocopia), "She has gone", più due A/U incompleti di Cila-chan, uno di tale Corny-chan ed uno di Eva ssj (quest’ultima ritirò l’opera ammettendo il plagio). Beninteso: parliamo ancora del 2002, laddove "Prometheus" si è imposto come catalizzatore di plagi in misura davvero inquietante. Un paio di settimane dopo, scrissi un A/U comico, "Riders In the sky". Una settimana più tardi, b-chan fece uscire il clone "Tokyo road" (clone nel senso che era identico persino l’incipit). Al contempo cominciavano a pitochanizzarsi autrici insospettabili: da Aly a Kaith87, per arrivare ad una Kikka84 la cui unica opera scimmiottava le mie.
Nero su bianco credo paia un catalogo piuttosto nutrito ed a tratti impressionante, eppure posso assicurarvi che le mie proteste non ebbero altro seguito se non l’appoggio incondizionato di Lener che rifiutò la pubblicazione degli A/U shojo di Dragon Ball e bannò autrici come b-chan dai propri spazi, oltre a cancellare tutti gli A/U incompiuti che avevano per altro il gravoso limite di essere scopiazzature non autorizzate. Altre webmistress, contattate, non fecero nulla nella migliore delle ipotesi. Mi diedero della visionaria nella peggiore, salvo mendicare periodicamente opere mie per i loro spazi. Quanto ai lettori? Qui credo di potermi concedere una risata isterica. I lettori di Dragon Ball in quel periodo erano ovviamente conoscitori della mia opera omnia. Come tali, ovviamente, perfettamente in grado di rintracciare i plagi sopra citati. Sarebbe pertanto interessante osservare come nessuno abbia mai mosso obiezioni in merito. Ci fu persino chi lodò un’opera inqualificabile come Music in my darkness (inqualificabile perché riportava interi passi delle mie pagine e, cosa ancora più grave, trattava il tema dell’handicap con una superficialità da far inorridire). Fu probabilmente in quel periodo che maturò la mia attonita consapevolezza il pubblico dei lettori delle fanfictions italiane non fosse affatto composto da fans della serie (il fan della serie esige quantomeno originalità in quel che legge), ma da una selva di semplicioni un po’ ignoranti per i quali valeva il motto latino repetita iuvant (nel significato autentico: ovvero capaci di trarre godimento solo e sempre dalla ripetizione del già visto). Ignoranti, vigliacchi e privi di senso critico, aggiungo: perché senso critico è segnalare i limiti, non lanciare aggettivi qualificativi a caso.
Altro elemento che caratterizza non poco la fenomenologia (assurda) di cui sopra, è il fatto fosse piuttosto lo stesso pubblico a spingere gli autori al plagio. Prima di credere mi stia inventando un’idiozia, credo sia opportuno ricordare una delle voci più significative dell’epoca: quella di Eva ssj. Questa giovane autrice (nel 2002 aveva sedici anni contro i miei ventitré) era dotata di uno stile originale, corretto e di una grande potenza espressiva. Malgrado ciò fu sempre snobbata dai lettori (che invece lodavano b-chan), finché non cominciò a copiarmi (e non lo faceva a cuor leggero, è evidente. Come tutte le persone dotate di una briciola di stile e di talento credo le costasse anzi moltissimo). Eva ssj interpreta molto bene il momento di passaggio dall’antico fandom fisiologico all’attuale fandom patologico. Era cioè ossessionata da qualcosa che non ho mai capito: la voglia disperata di farsi notare come autrice e non come fan. Probabilmente non ho mai capito la sua frustrazione perché muovevo da una posizione privilegiata ("Prometheus" ebbe duemila accessi al secondo giorno di apertura del sito monografico), oppure perché ero molto più adulta. Certo è che tra la fine del 2002 ed i primi mesi del 2003 fu evidente la scena delle fanfictions stesse cambiando. E non in meglio.
Piuttosto preoccupate per la sorte del fandom su cui si concentravano prevalentemente i nostri siti, Lener ed io tentammo di proporre una clique contro il plagio, che non ebbe affatto seguito. Eppure quanto era accaduto a me (e stava portando alla degenerazione di un intero campo della narrativa amatoriale) pareva sintomatico di qualcosa di molto grave.
Se infatti quanto capitato a Pito-chan era macroscopico, segni di malessere evidenti furono due altri casi eccellenti (nonché, almeno per me, il primo contesto in cui mi trovavo a valutare il fenomeno nella sua accezione più stupida e vergognosa): il plagio subito da Eva ssj e quello perpetrato da Dana. La prima si vide letteralmente rubare due one-shots, postate sotto altro nome in un forum. Intervenuta per difendere il proprio diritto, fu snobbata dagli amministratori e coperta di insulti, finché Lener ed io non intervenimmo provando il plagio con le date di pubblicazione presenti nei nostri siti. Eva ssj, che era una ragazza particolarmente sensibile, rimase comunque molto colpita da quell’evento e, di lì a poco, smise del tutto di pubblicare. La seconda (che tengo a sottolineare avesse 24 anni all’epoca dei fatti. Ergo non era una bambina) plagiò una fanfiction molto celebre del fandom di Capitan Tsubasa, tale "Killing MacBeth", divenendo di fatto la fondatrice di quella che sarebbe divenuta una tipologia poi molto famosa di plagio: la scopiazzatura inter-serie. Né la sottoscritta, né Lener (entrambe coinvolte nella pubblicazione) avevano la benché minima conoscenza dell’opera e del fandom in questione. Contattate da Erika, webmistress del sito EFP, provvedemmo immediatamente a rimuoverla. Dana, del resto, mostrò di non aver imparato la lezione, poiché si distinse per altre clonazioni eccellenti (ai danni del mio sito e persino del mio blog personale), fino, fortunatamente, a sparire dalla rete (almeno pare). Anche in questo caso mi preme dire che la clonatrice ebbe un supporto spropositato, persino superiore a quello ricevuto dall’autrice oltraggiata, malgrado la posizione osservata da Lener e me in merito fosse stata molto netta. Bisogna anzi dire che ci sentimmo entrambe in tremendo imbarazzo, malgrado la nostra ignoranza in merito al fandom di origine ci esonerasse da ogni responsabilità.
Tale episodio fu comunque il segno che qualcosa stava cambiando nel plagio: attesa la dabbenaggine dei lettori, nei fatti, si ritenne non troppo difficile confondere meglio le acque attingendo ad una serie per pubblicare poi su altra opera. E’ il caso di "Listen to your heart" di Lady Hell (pseudonimo sotto cui ha pubblicato un’altra mia plagiatrice, sunburn), che portava Angel Sanctuary in Dragon Ball. O de "La legge di Darwin" di b-chan, che clonava semplicemente X-men. O di un altro celebre caso che coinvolse Neverland, ove venne spacciato per frutto della fantasia dell’autrice un romanzetto Harmony. Con tali opere arriviamo alle soglie del 2004. In questo periodo, fondamentalmente, si può chiamare morto il fandom di Dragon Ball e pure l’era dei siti amatoriali a gestione FTP. Nel web italiano si impone infatti un grande sito automatico, l’EFP: ed è lì che si concentra la nuova produzione. Complice l’immediatezza dell’inserimento ed una base di firme già distintesi prima dell’automatizzazione del sito, l’archivio assume da subito una posizione monopolistica, il che, in sé e per sé, non è neppure la fine del mondo (voglio dire: Fanfictions.net ha fatto delle fanfictions un fenomeno mondiale!). Il gravissimo limite dell’EFP (e si potrebbe discutere in merito al fatto se non esistessero da subito i mezzi per arginare il problema) è piuttosto la totale anarchia in cui versa ogni sezione. Se in precedenza era cioè possibile individuare il plagio attraverso la mediazione del webmaster, nel momento stesso in cui la storia diviene appannaggio del solo autore nulla sembra ostacolare il plagio. Scopro così che il mio A/U Knockin’ on Hell’s door viene pubblicato a nome della solita Lady Hell nella sezione Angel Sanctuary (segnalo il fatto, ma non ricevo risposta. Frattanto la storia viene abbandonata). Nel giugno dello scorso anno scopro che tale Nyla ha spacciato per proprio un clone della mia one-shot "Black Balloon" e pubblica una brutta fotocopia di "Prometheus" sotto il titolo de "Gli orrori della vita". Questa volta sono decisa a far valere le mie ragioni. L’iter per veder rimosso il plagio è di TRE SETTIMANE e la risposta della webmistress del sito un gelidamente cortese muro di gomma, che rinsalda la mia convinzione l’EFP sia affetto da una deficienza gestionale grave e da un menefreghismo di base molto consistente. Il 2005, in ogni caso, è un anno di svolta: un anno segnato da due personalità fortissime, che sono, nei fatti, riuscite a catalizzare un’attenzione verso il fenomeno senza eguali, contribuendo a formare una coscienza anti-plagio precedentemente inesistente in Italia. Mi riferisco a Maki e Dama Gilraen, senz’altro due autentiche pasionarie della causa nella migliore accezione del genere. Oltre a denunciare con costanza assoluta i plagi in cui si sono imbattute, sono state le prime (e probabilmente le uniche) a perseguire capillarmente tutte le riproduzioni della storia plagiaria, in una crociata decisamente efficace e senz’altro qualificabile come deterrente per i furbi in circolazione. Malgrado infatti l’idea di una clique contro il plagio risalisse a tre anni prima, sarebbe iniquo negare il suo successo e la sua visibilità attuale si leghi unicamente alla campagna portata avanti dalle due webmistress succitate (ma vorrei ricordare anche Francine, la cui avventura di plagiata è stata molto simile alla mia, ma la cui forza nell’affermare i propri diritti probabilmente più sostanziosa. O sopraggiunta in un momento più opportuno perché fosse accolta come meritava). A Maki e Dama Gilraen (ma anche a Selina, altra ottima conoscenza della vecchia guardia del fandom) sono poi personalmente grata per l’aiuto offertomi nel caso di un plagio tentato ai miei danni da tale Dark Lady Nanto. Il segno profondo della loro competenza, in ogni caso, non è stato tanto sanzionare il soggetto in questione, quanto negarle aprioristicamente la pubblicazione, in ragione delle vistose anomalie dell’opera (in tal senso hanno mostrato anche una profonda serietà nella selezione del materiale sottoposto alla loro attenzione).
A questo punto è legittimo chiedere: perché la prima campagna contro il plagio è stata un fallimento, mentre la seconda (si spera, almeno) un successo?
Non credo di poter fornire una risposta univoca, ma ritengo il fulcro dell’analisi sia ancora dato dall’EFP: come causa e come effetto. Come causa, in quanto le vistose anomalie operative sopra illustrate hanno finito con il coinvolgere – dunque danneggiare – un pingue numero di utenti (ergo implementare il malcontento). Come effetto perché, se prima dell’avvento di un unico grande sito era necessario coinvolgere molti webmasters, con la riduzione ad un unico serbatoio anche le misure rimediali divengono più accessibili. Ciò non toglie sia stata importante anche la perseveranza con cui le persone sopra ricordate hanno portato avanti la propria battaglia, giungendo ad un risultato di cui per prima ho beneficiato: un radicale cambiamento nella politica dell’EFP contro il plagio. L’ultimo da me subito (ancora opera di sunburn, che ha mostrato non solo di essere disonesta, quanto soprattutto mortalmente stupida, visto che ha copiato opere protette da PWD), non a caso, è stato brillantemente risolto dall’amministratore preposto al caso (Suino Giallo) in appena sette giorni.
Accanto a questa presa di coscienza collettiva a mia volta mi sono cautelata, decidendo di rendere privati tutti i miei spazi narrativi. L’immediatezza con cui sono stata copiata anche in tal caso (la già citata sunburn) dimostra tuttavia come vi sia di fondo una profonda corruzione del modo di intendere le fanfictions in Italia: si sia cioè persa del tutto l’idea del tributo alla serie, sostituendolo con un tributo a se stessi.
L’universo del fandom italiano ha poi mostrato un’altra profonda crepa, che ho paura infici i progressi prima segnalati: la tendenza perniciosa alla strumentalizzazione personale di ogni tipo di battaglia, fosse pure presentata come mezzo di tutela della produzione amatoriale. Ho visto – ed è inutile lo si neghi – stroncature interessate, esattamente come ho visto flames patetici (anche in questa sede), legati a dissensi di altra natura. Ho visto, soprattutto, il persistere di un assoluto menefreghismo per le fanfictions in quanto tali, in ossequio al principio del con me o contro di me. Inutile dire quanto stupido e grottesco sia un simile operato: quanto tremendamente prossimo ad una specie di terapia surrogato per le frustrazioni dell’ego. Quanto lontano, soprattutto, dalla voglia di migliorare realmente quel che si legge (dove migliorare non vuol dire rompere le scatole alle scartine, ma produrre ed interagire con l’orgoglio di essere fan).
In contrasto con questo panorama abbastanza desolante credo possa essere interessante analizzare cosa accade nel fandom per eccellenza, ovvero quello anglofono. Potrei citare un solo episodio, tanto rimarchevole da essere menzionato persino in Wikipedia.
Alla voce fanfiction.net, nella cronologia del sito di fanfictions più importante del mondo, si legge infatti:
June 22 (2001) - Cassandra Claire is blacklisted from FanFiction.Net for plagiarism. She was alleged to have inserted into her work uncredited material from Red Dwarf, Buffy the Vampire Slayer, and Pamela Dean's novels.
Cassandra Claire è l’autrice di due opere tanto famose da essere note persino a chi non conosce il fandom in cui sono state inserite: l’una è il "Draco Dormiens" (Harry Potter), l’altra, invece, "The very secret diaries" (Il Signore degli Anelli) è la capostipite del 90% delle opere slash legate al capolavoro di Tolkien (SIC!). In Italia, qualificata come intoccabile, assai difficilmente sarebbe stata oggetto di un simile trattamento. Oltreoceano, è evidente, la logica della terzietà più rigorosa regna imperterrita. Malgrado tale esclusione abbia procurato una frattura persino all’interno dei canali di amministrazione, la tutela del fandom si è tradotta in un’operazione decisa ed in un’esclusione netta.
Un altro esempio estremamente indicativo delle modalità con cui il plagio viene trattato negli USA è la board del sito di Adimra. Malgrado tale pagina si trovi formalmente in hiatus, gli utenti sono attivissimi nel portare avanti discussioni da appassionati, come nello scambiarsi segnalazioni su clonazioni non autorizzate. L’ultimo caso discusso in tal sede è stato quello dei plagi ai danni di Jita-kun e della sua fanfiction Consequences: è impressionante (e quasi commovente) notare come i lettori considerino le pagine amate come un patrimonio personale ed agiscano in loro difesa. In modo del tutto disinteressato, poi. Il che in Italia è ancora tutto da dimostrare.
Il fandom statunitense è soprattutto esemplare in ordine alle misure rimediali: si agisce infatti a colpi decisi di ban e, soprattutto, pubblicità delle denunce. Se qualcuno copia, immediatamente esplode il tam tam dei lettori perché venga interdetta la sua pubblicazione altrove. E’ evidente, pertanto, che la generalizzazione del wall of shame (in un certo qual modo assimilabile al nostro casellario) sia un deterrente tutt’altro che disprezzabile.
In Italia, neppure a dirlo, regnano indifferenza ed omertà nella più parte dei casi, unitamente ad una concezione concorrenziale e personalistica degli spazi narrativi, per cui ciascuno vuole essere migliore degli altri finendo con l’essere appena ridicolo.
In chiusa, visto che ho notato sia una preoccupazione crescente, è possibile una tutela legale a fronte di un caso di plagio? La risposta, stando agli attuali orientamenti giurisprudenziali (orientamenti che muovono – e non è pretestuoso ricordarlo – da un’interpretazione analogica di norme risalenti), è nì. Applicando le norme sul furto di documento informatico, è stata assicurata tutela nelle ipotesi in cui il frutto di un’attività amatoriale venga plagiato per finalità lucrative. Quest’ultimo elemento, però, allo stato attuale, sembra negare tutela nel caso di copiatura senza scopo di lucro, poiché costruisce una ratio in cui il lucro è l’elemento qualificante.
In verità io credo che questa diatriba a colpi di latinetto e pseudo giurisprudenza combattuta in rete sia superflua e pure dannosa. Non penso infatti si debba scomodare la legge per porre l’accento su quel che il fan dovrebbe acquisire come pacifico: il pieno diritto, cioè, a vedersi riconosciuto un parto della propria fantasia; un diritto morale che in una concezione fisiologica del web dovrebbe darsi per acquisito senza ricorrere ai numeri di leggi che neppure si hanno gli strumenti per intepretare.
posted by satsuki alle 22:47 in 02 pillole di fandom
:: permalink::commenti (10)
