domenica, 26 marzo 2006

Della Citazione e degli altri demoni [e questa è una citazione]

ci|ta|zió|ne

s.f.

CO

1a un passo o parole di altri riportati in un discorso o in uno scritto: un articolo pieno di citazioni, una c. dalla "Commedia" dantesca | estens., nel linguaggio della critica più recente, ripresa, riecheggiamento di motivi, luoghi, situazioni di opere precedenti in un’opera letteraria, musicale, in un film, ecc.: la scena finale è una c. da un film di Fellini

 

Inauguro pedantemente con il dizionario De Mauro Paravia (edizione on-line per non prendermi il disturbo di evitare il copia-incolla) un post che non dovrebbe esistere in uno spazio dedicato alla narrativa amatoriale.

Perché? Per il semplice fatto la mia ingenuità commovente mi abbia sempre fatto credere che per scrivere bisogna saper leggere. E saper leggere è capire quel che si ha davanti.

Da quando si è diffusa quella che temo sia una lettura per pranoterapeuti (impongo le dita alla copertina ed assimilo la sostanza del figo in tre quarti), per contro, le attività non sono più così strettamente legate, con la conseguenza che scrive chi non sa leggere e legge chi spesso non conosce neppure l'alfabeto della propria lingua madre, al punto da poter trasformare l'ipotetica frase 'Quanto ti odio, figlio di madre ignota' in un appassionato amplesso gay.

 

Arrivo a queste conclusioni dopo aver sentito gente lamentarsi di aver letto troppo poco Harry Potter per assimilarne la sostanza.

Suppongo che per capire Topolino queste stesse persone abbiano bisogno di un anno sabbatico.

Visto che il maghetto è ormai la quintessenza dell'asperità narrativa, pertanto, scrivo questo articoletto per risolvere un tema spinoso sviluppatosi altrove, in materia di citazioni.

 

L'opera che ha il merito sacrosanto di aver portato alla ribalta la virtù ed il limite intrinseco di un certo tipo di ispirazione è il ciclo narrativo di Savannah, aperto dal giustamente acclamato The Ground Beneath Her Feet.

Tale A/U What if OOC – qualificazione che sola basterebbe a far osservare "D’accordo: ed allora cosa c’entra tutto questo con l’opera della Rowling?" - (chi contesta la definizione è molto democraticamente invitato a: 1- non proseguire nella lettura di un post che parte da questo assunto in modo insindacabile; 2- fare ammenda dei propri peccati; 3- tornare alle scuole elementari e ricominciare dall'ABC) si è infatti imposto all'attenzione del pubblico per un gioco di pastiches verbali e compositive con diretto referente alla realtà narrativa e cinematografica contemporanea, con richiami che vanno da Grease al Titanic, da Tre metri sopra al Cielo al Pendolo di Foucault. Ne è derivato un patchwork molto vibrante e colorato che il 99,9% dei lettori ha compensato con un lungo plauso e recensioni entusiaste.

Senza entrare nel merito di un'opera indubbiamente assai ben scritta sotto il profilo linguistico (ma ho già detto in più sedi questo mi paia il MINIMO, non qualcosa cui plaudire), la sottoscritta ha scatenato una reazione spropositata asserendo che sì: divertente era divertente, ma questo metodo compositivo scivolava più nella robetta che nel capolavoro.

 

'Perché?' 'Perché è OOC e con Hogwarts non c'entra un piffero' 'Eh, ma Savannah sta citando!'

 

E qui, cocchi belli, casca l'asino e provo a spiegarvi il perché (Provo, eh: se il livello di ricettività è quello che ho già visto, non perdete tempo a farmi capire che NON avete capito. Me ne sono accorta).

La prassi della citazione è una ricca, ottima abitudine che contraddistingue da sempre la narrativa. Piace ai grandi, piace ai piccoli, piace da morire anche a me. Ma se FATTA BENE.

La citazione fatta bene è il tributo sussurrato che s'incastona alla perfezione nel contesto narrativo. Non lo stravolgimento di trama per piazzarci a colpi d'accetta il personaggio.

La citazione, soprattutto, NON è un plagio autorizzato dalla pretesa del tributo.

Nello specifico: Draco in TGBHF che cita il 'Mi son Lia - Ode ad Ishtar', a Lorenza Pellegrini. Per chi avesse avuto già difficoltà con quel grande pilastro della narrativa contemporanea epistemologicamente così criptica che ogni personaggio ha almeno tre orientamenti sessuali diversi (sarebbe a dire il pluripremiato Harry Potter), non mi aspetto sappiate chi sia costei. In un riassuntino bignamesco di un'opera che alla settima lettura ANCORA credo di conoscere per un 75% scarso (tante sono lì le citazioni - E FATTE BENE!), la scena appartiene a "Il Pendolo di Foucault" di Umberto Eco, clamoroso esempio di come sperimentalismo linguistico, critica sociale, filosofia e semiotica possano fondersi per creare l'anima di un grande romanzo contemporaneo. Lorenza Pellegrini è al contempo un personaggio femminile (per altro interessante solo sul piano simbolico) e la traduzione concreta dell'eterno femminino. Tant'è che in un celebre quanto esilarante scambio tra costei ed il suo uomo, la Pellegrini pronuncia la frase immortale 'Io sono la prostituta e la santa' ('No, tu sei una stronza!', replica l'altro, con ovazione dei lettori tutti). Ci troviamo - se non erro (sto andando a memoria) - nel cenacolo tenuto dal nobile d'Agliè, che si spaccia per l'immortale Cagliostro, il quale sfrutta il proprio ascendente decadente per intortare una donna bella ma di facili costumi.

Siete ancora svegli? In questo contesto, parlare di un 'viso da madonna e labbra da cortigiana' (cito ancora a memoria) ha ragione d'essere al 2000%. Agliè avrebbe qualcosa come 500 anni e ci tiene a farlo sapere. La Pellegrini è bella e tanto ignorante e se la beve. FINE.

Come può TUTTO QUESTO spostarsi nel 1998, tra le coperte di un robusto maschiotto adolescente ch'è riuscito a farsela con la più controllata della scuola?

Soprattutto: nel 1998 quale maschio adolescente NORMALE conosce il significato del termine cortigiana nella sua accezione più lasciva?

Giudizio? Citazione piazzata a caso, che spezza la credibilità narrativa.

Se uno sa leggere, storce il naso.

Citazione numero due: la camomilla su scopa. A prescindere dal fatto che se uno vuole citare avrebbe almeno l'ontologico DOVERE di scegliersi fonti DECENTI (e Moccia è MORCHIA, gentilmente parlando), la camomilla del caro Federico è un’idiozia che io, come romana, conosco bene. Talmente bene che vi dico da subito se la sia inventata il Moccia (o, al più, sia robetta di metà anni '80. Ed io ero una morigerata bimbetta che leggeva la Coscienza di Zeno, all'epoca). In primo luogo perché le cinte della camomilla sono un orrore che non ha mai per fortuna preso piede, in secondo perché le famigerate pinne non si possono fare con una dietro. Se ella c'è, strilla (e parlo con notevole cognizione di causa. Perché ho avuto la mia parentesi camomillosa). Ma tutto questo ci interessa poco o nulla. Quello che bisogna vedere è chi sono i camomillatori di Moccia: un bullo con i soldi e l'eterna spalla sfigata - che infatti alla fine schiatta. E le camomille? Una sciampista di scarsa fortuna ed una fighetta senza cervello.

Come possa incastrarsi in tutto questo uno SOLO dei pupazzi della Rowling - che hanno un sacco di limiti, ma sono pur sempre più normali delle caricature del Moccia - è un mistero che non sono riuscita a decifrare.

Giudizio? Altra citazione piazzata a caso.

Anzi: l’assenza di qualunque nota (obbligata quanto più la scena stride con il contesto) mi aveva persino fatta pensare ad un plagio volontario. Idea che ho accantonato quando mi sono detta che ad innalzare odi a Savannah erano soprattutto ragazzine svezzate da Moccia e dunque FELICISSIME di trovarsi un Draco-Step-Malfoy.

E potrei continuare davvero per parecchio. Perché TUTTE - o quasi - le citazioni di TGBHF sono piazzate a caso: o peggio. Sono piazzate in modo da mandare l'opera brutalmente OOC.

Francamente nella mia esperienza di lettrice, solo un'altra autrice ha fatto altrettanto - ed è stata per questo estromessa con ignominia dal mio sito con sberleffi generali. Tale autrice era b-chan, usa costruire le sue storie con pezzi di altri, ottenendo un simpatico effetto minestrone che di originale non aveva neppure il titolo.

b-chan è in testa alla lista nera del fandom di Dragon Ball.

Savannah è una testa di serie.

Lungi da me dire che Savannah è come b-chan, perché non voglio insultare nessuno. Ma i punti di contatto sono parecchi. Ma proprio proprio parecchi. Prima di tutto l'assenza assoluta di rispetto per la serie su cui si scrive.

PUNTO.

 

Ma allora com'è che si cita?

Una delle citazioni a mio parere più belle della narrativa contemporanea è ancora di Umberto Eco. Ed è quella che realizza in un semplice nome: Guglielmo da Baskerville, il frate-investigatore de "Il nome delle Rosa". In un solo nome, Eco ci dice TUTTO del personaggio e persino della storia. Guglielmo, come Guglielmo da Ockham (frate francescano, che studia a Oxford, consegue il baccellierato in Teologia [1321-23] e si trasferisce ad Avignone dove viene accusato di eresia - afferma che il papa ha autorità solo sulla morale e sulla fede, ma non è infallibile poiché solo la chiesa universale lo è -. Fugge quindi in Italia e poi a Monaco), fondatore dell'idea della separazione tra ragione e fede (e Guglielmo si contrappone all'Inquisizione per escludere il demonio dai delitti dell'Abbazia) e Baskerville, come "Il mastino dei Baskerville", primo romanzo del ciclo di Sherlock Holmes (e Guglielmo è appunto un Holmes medioevale).

Non solo: in comune con il detective londinese, Guglielmo ha la prova d'induzione-deduzione cui sottopone il novizio Adso in merito alla sparizione del puledro (Sherlock sottopone il suo infaticabile aiutante a qualcosa di molto simile).

ECCE CITAZIONE: ripresa di un CLIMA, prima di tutto. Di una tecnica. Di una situazione. Il lettore ha l'eco nell'orecchio, ma deve ragionarci, se vuole sciogliere il nodo. E spesso non se ne accorge, perché QUEL dettaglio appartiene in modo perfettamente mimetico alla narrazione. Eco non fa dire a Guglielmo ogni due minuti 'Elementare, Adso', ma il lettore scaltrito lo guarda agire e scopre il gioco, alzandosi e facendo un bell'applauso.

Analogo esempio, questa volta in campo amatoriale.

'Tutto cambi, perché tutto resti uguale' -> Questo è Tomasi di Lampedusa, ma questi è un impeccabile Lucius Malfoy. Perché la citazione è impeccabile? Perché Lener non ha immaginato che a Malfoy donerebbe la coppola, ma perché, nel formulare una valutazione d'insieme sulla temperie della seconda guerra contro Voldemort, un lord conservatore avrebbe detto QUELLO.

In breve: se non esistesse il Gattopardo, nessuno contesterebbe comunque a Lener QUELLA frase, perché è verisimile.

Se non esistesse (in un mondo felice) Federico Moccia, spero molti, a vedere la camomilla su scopa, avrebbero chiesto a Savannah del giardinetto dove comprava certa ispirazione. Perché senza Moccia, la camomillata Hogwartiana non sarebbe neppure lontanamente pensabile.

E poi, ragazzi: CONTESTO! Hogwarts è Inghilterra, non Roma Centocelle. Quanto è culturalmente spendibile?

Altre citazioni decorose.

In "La cuspide dello Scorpione" un cinico Fjilx erudisce un bambino di otto anni secondo i dettami di Machiavelli. E' il Principe, signori cari. Puro e semplice. Ma è anche Nikomyke: ed a nessuno è parso anomalo.

"... M'inorgoglisco delle mie azioni e le professo ora e per sempre". Ne "Il dolore perfetto", Severus Piton si autoaccusa con le parole che usa Roberto de La Grive ("L'isola del giorno prima", Umberto Eco) per aprire le sue memorie. Ed ancora De la Grive e la sua ricerca del punto fio sono il modello per la sezione 'cartografica' della mia saga. Cosa vuol dire? Che ho copiato? Ma nemmeno per sogno! Ho usato volutamente un'eco ben determinata per aumentare lo spessore di una storia già data, in cui i personaggi RESTAVANO tali.

La citazione non è la scusa per riempire le pagine di scenette. Quello va bene per una parodia.

E la citazione non è neppure un brutto plagio.

Ma per orientarsi in confini che, per altro, neppure sono sfumati come gli ignoranti credono, bisogna SAPER LEGGERE.

Le biblioteche esistono: usatele al posto delle ficcyne e fate un favore a voi stessi e ad autori amatoriali (forse mediocri, ma seri - quale io sono -) che hanno tutto il diritto d' essere capiti per quello che mettono nero su bianco, come hanno il diritto di pretendere altrettanto quando mutano ruolo.


posted by satsuki alle 19:56 in 07 stylus narrandi
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domenica, 19 marzo 2006

Acronimi celebri (e non solo) 2

Un aggiornamento del catalogo già stilato, con alcune nuove entrate o difformi qualificazioni di quelle già offerte.

/: slash. Segno usato per indicare il pairing
+: segno usato per il pairing di una relazione romantica, ma non sessuale. L'ordine dei nomi non è importante
x: segno usato per il pairing di una relazione sessuale. Se la coppia è omosessuale, il primo termine indicato è sempre il seme, il secondo, l'uke
ALIAS: alternativa per nickname o penname
AVATAR: altra qualificazione che introduce nel fandom un personaggio alla Mary Sue. Tale termine nasce dal fatto che nel 90% dei casi, la Mary Sue di turno è un'emanazione dell'autore
BDSM: acronimo per Bondage-Dominance-Sado-Masochism. Inutile dire inquadri storie estreme fondate su tali pratiche sessuali
CANON: quel complesso di situazioni e qualificazioni caratteriali che definiscono la serie originaria
DISCLAIMER: indicazione dei diritti d'autore e dei credits della traccia originaria e professione d'intenti dell'autore. Nelle fanfictions, ovviamente, il rifiuto delle finalità lucrative
ESSAYS: articoli scritti dai fans per altri fans inerenti il mondo delle fanfictions o i personaggi delle stesse
EVIL AUTHOR: con tale termine si indicano quei ficwriters disgraziati che si inseriscono come personaggi di una propria storia
FILK: parodia musicale
GRAPEFRUIT: termine con il quale si indica in gergo una fanfiction in cui compare una scena di sesso non consensuale (G-RAPE)
PREGFIC/PREGGIE: altro modo di indicare le terribili fanfictions con gravidanze maschili
TENTACLES: storie di sesso con mostri alieni pluritentacolati. E c'è persino chi ama il genere. Più diffuso nel mondo dei fanartist
WAFF: acronimo per Warm And Fuzzy Feelings. Ovviamente indica storie che suscitano tali sensazioni


posted by satsuki alle 20:46 in 06 crusca per tutti
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